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  • Sabato 14 marzo 2026

Perché non c’è una vera alternativa allo stretto di Hormuz

Per trasportare petrolio e gas i paesi del Golfo devono passare per forza da lì: c'entrano ragioni geografiche e politiche

Una petroliera che trasporta petrolio saudita, arrivata nel porto di Mumbai, in India, dopo che nei giorni scorsi era passata dallo stretto di Hormuz, prima che venisse chiuso (AP Photo/Rafiq Maqbool)
Una petroliera che trasporta petrolio saudita, arrivata nel porto di Mumbai, in India, dopo che nei giorni scorsi era passata dallo stretto di Hormuz, prima che venisse chiuso (AP Photo/Rafiq Maqbool)

Da giorni l’Iran blocca il passaggio delle navi mercantili per lo stretto di Hormuz, snodo indispensabile per trasportare il petrolio e il gas estratto dai paesi del golfo Persico nel resto del mondo. È un grosso problema, perché se un paese del Golfo vuole esportare petrolio e gas deve quasi sempre passare di lì. I motivi hanno a che fare sia con questioni geografiche, che con le complicate relazioni tra i paesi stessi del Golfo.

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Un’alternativa di fatto non c’è, e nonostante si sia sempre saputo che quel tratto di mare è uno dei più critici di tutta la regione non è mai stato trovato un modo efficace per aggirare lo stretto e trasportare grandi quantità di gas e petrolio in altro modo.

Lo stretto di Hormuz è un tratto di mare largo appena 30 chilometri, ma fondamentale per i trasporti: lo stretto divide infatti la penisola arabica dalle coste dell’Iran ed è l’unico passaggio che collega il golfo Persico con il golfo di Oman e il mar Arabico. Ogni anno ci passa circa un quinto di tutto il petrolio venduto al mondo.

Con il blocco dello stretto si sono interrotte le esportazioni petrolifere dei paesi del golfo Persico, che sono tra i maggiori produttori al mondo, e si è generata una crisi energetica mondiale, con enormi ripercussioni sul prezzo del petrolio, che nei giorni scorsi è arrivato a superare i 100 dollari al barile, il massimo dai primi mesi della guerra in Ucraina.

Di fatto l’unico modo per esportare petrolio e gas senza passare per lo stretto di Hormuz sarebbe usare oleodotti e gasdotti. L’Arabia Saudita ha un oleodotto che va dal golfo Persico al mar Rosso, e gli Emirati Arabi Uniti ne hanno uno che va dal golfo Persico al golfo di Oman. Entrambi però hanno una capacità molto limitata, di circa 6 milioni di barili di petrolio in tutto in un giorno, quando nello stretto di Hormuz ne possono transitare più di 20 in un giorno. Costruire queste infrastrutture è un processo molto lungo e costoso ed è soprattutto questo il motivo per cui non ce ne sono altre simili.

Per il trasporto del gas naturale liquefatto (GNL) la faccenda è ancora più complicata, perché di gasdotti che attraversano i paesi del Golfo non ce ne sono. L’unico modo per trasportarlo è quindi affidarsi alle navi metaniere che passano per quel tratto di mare.

Il fatto che non se ne siano costruiti è dovuto a motivi molteplici, che hanno a che fare con le complicate relazioni politiche e commerciali tra i paesi del Golfo. Il principale paese produttore di gas, il Qatar, confina solo con l’Arabia Saudita, e un suo gasdotto dovrebbe per forza passare attraverso quel paese, con cui però fino a pochi anni fa aveva rapporti molto tesi.

Nel 2017 infatti Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto accusarono il Qatar di sostenere il terrorismo e i gruppi islamisti della regione, e di essere troppo vicino all’Iran, e bloccarono ogni rapporto diplomatico con il governo qatariota. La crisi si risolse solo nel 2021, ma da allora non sono stati fatti progetti per la costruzione di un gasdotto.

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