La Russia sta approfittando della guerra per vendere il suo petrolio
Il blocco dello stretto di Hormuz ha convinto Trump a rimuovere parte delle sanzioni imposte per la guerra in Ucraina

Venerdì gli Stati Uniti hanno deciso di revocare temporaneamente e parzialmente le sanzioni sul petrolio russo, imposte all’inizio del 2022 quando la Russia invase l’Ucraina. L’amministrazione americana ha detto che permetterà alla Russia di vendere il suo petrolio già caricato sulle petroliere. Per il regime di Vladimir Putin è un’ottima notizia, perché potrà riprendere a commerciare buona parte del petrolio attualmente bloccato in mare, principalmente verso paesi asiatici.
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Il presidente statunitense Donald Trump ha preso questa decisione con l’obiettivo di contrastare l’aumento del costo dell’energia dovuto alla guerra in Medio Oriente, e in particolare alle conseguenze del blocco del traffico marittimo nello stretto di Hormuz imposto dall’Iran. Da giorni infatti l’Iran attacca le navi che cercano di attraversare lo stretto, tra cui quelle che trasportano petrolio prodotto dai paesi del Golfo Persico: dallo stretto passa circa un quinto di tutto il petrolio venduto al mondo.
La Russia ha solo da guadagnarci dalla decisione statunitense, visto che prima della guerra le vendite del suo petrolio erano in grosso calo per via delle sanzioni internazionali (nel 2025 i proventi russi dalla vendita di petrolio erano stati i più bassi negli ultimi cinque anni). I soldi derivati dal commercio del petrolio le serviranno soprattutto per continuare a finanziare la costosissima guerra in Ucraina.
Le sanzioni degli Stati Uniti non impedivano del tutto il commercio del petrolio russo, ma imponevano grosse restrizioni alle compagnie petrolifere russe, tra cui il congelamento dei loro beni in territorio statunitense e l’impossibilità dei cittadini statunitensi di fare affari con loro.
Le esportazioni verso paesi terzi non erano bloccate, visto che gli Stati Uniti non possono impedire a un paese di commerciare liberamente con la Russia; ma erano fortemente limitate tramite sanzioni indirette: per esempio con la minaccia alle banche del paese terzo di essere escluse dal sistema finanziario statunitense nel caso in cui fossero state coinvolte nelle transazioni per acquistare petrolio russo.
Va specificato che però, nonostante le sanzioni, in questi anni la Russia era comunque riuscita ad aggirare i divieti e a continuare a commerciare petrolio. Lo aveva fatto illegalmente, tramite la cosiddetta “flotta fantasma”, un’insieme di navi che usano bandiere fittizie e sofisticati sistemi per evitare di essere tracciate e trasportare petrolio principalmente verso Cina e India. Sono navi che usano anche altri paesi sottoposti a sanzioni, come il Venezuela e lo stesso Iran.

La petroliera russa Marinera sequestrata dagli Stati Uniti nel gennaio 2026 in acque internazionali tra la Scozia e l’Islanda, perché sospettata di trasportare petrolio illegalmente (Peter Summers/Getty Images)
La revoca delle sanzioni rimarrà in vigore fino all’11 aprile e, come detto, riguarderà solo il petrolio che è già stato caricato sulle petroliere: il sito specializzato in analisi del mercato petrolifero Kpler stima che si parli di circa 130 milioni di barili. La maggior parte si trova tra mar Arabico, mar Rosso e oceano Indiano, e quindi nelle prossime ore potrà essere reindirizzata con relativa rapidità verso India e Cina. Al momento non ci sono indicazioni che anche l’Unione Europea seguirà l’esempio degli Stati Uniti e rimuoverà le sue sanzioni contro la Russia.
Gli Stati Uniti avevano già concesso all’India di acquistare petrolio russo per 30 giorni. L’India importa il 90 per cento del petrolio di cui ha bisogno, e dall’inizio della guerra in Ucraina lo aveva fatto soprattutto dalla Russia, per approfittare dei prezzi convenienti. La scorsa estate però Trump aveva iniziato a fare grandi pressioni sul governo del primo ministro indiano Narendra Modi perché smettesse di farlo, imponendo tra le altre cose dazi del 50 per cento sulle importazioni indiane.
A febbraio i due paesi avevano trovato un accordo: Trump aveva ridotto i dazi, e l’India si era impegnata a comprare meno petrolio russo. L’India aveva quindi iniziato a rifornirsi maggiormente dai paesi del Golfo, che però ora hanno limitato le esportazioni per via della guerra. Giovedì, sulla scia della concessione fatta all’India, anche il governo del Bangladesh ha chiesto agli Stati Uniti una deroga per comprare petrolio russo (per ora senza risposta).
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