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  • Venerdì 13 marzo 2026

Cos’è successo nel quattordicesimo giorno di guerra

C'è stata una grande manifestazione del regime iraniano, sono proseguiti i bombardamenti su Teheran e sul Libano e gli Stati Uniti sostengono che Mojtaba Khameni sia «probabilmente sfigurato»

Un cartellone con la Guida suprema Mojtaba Khamenei e manifestanti, 13 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Un cartellone con la Guida suprema Mojtaba Khamenei e manifestanti, 13 marzo 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Sono passate due settimane dall’inizio della guerra, sabato 28 febbraio. Sono state uccise più di 2mila persone, la maggior parte in Iran.

Il quattordicesimo giorno è iniziato con un nuovo attacco aereo a una base militare nel Kurdistan iracheno, dove operano sia soldati peshmerga, cioè le forze armate curde irachene, che soldati francesi. L’attacco è avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì, è stato rivendicato dalla milizia irachena filoiraniana Ashab al-Kahf, e ha ucciso un soldato francese. La base si trova a Malra Qara, poco distante da Erbil, dove ieri era stata colpita una base italiana.

A Teheran si è tenuta una grande manifestazione a sostegno della Palestina. È organizzata ogni anno dal regime e si chiama “Giornata di Quds” (al-Quds è uno dei nomi arabi di Gerusalemme). Si tiene nell’ultimo venerdì del mese di Ramadan, ma quest’anno era particolarmente importante perché serviva all’Iran per mostrare unità e forza nel pieno della guerra. Erano presenti vari esponenti del regime, tra cui Ali Larijani, uno degli uomini più potenti del paese.

Non c’era la Guida suprema Mojtaba Khamenei, come prevedibile: dalla sua nomina non si è mai fatto vedere o sentire, e ha comunicato solo tramite un messaggio scritto trasmesso ieri dalla televisione pubblica. Sia Stati Uniti che Israele hanno detto di volerlo uccidere, in modo più o meno esplicito. Da giorni inoltre circolano notizie sul fatto che possa essere ferito, parzialmente smentite dal regime. Oggi il segretario alla difesa Pete Hegseth ha detto di ritenere che Khamenei sia «probabilmente sfigurato».

Sempre a Teheran Israele ha avviato una nuova campagna di bombardamenti. L’obiettivo dichiarato sono strutture, caserme e posti di blocco dell’apparato di sicurezza iraniano, e soprattutto delle milizie bassij, squadre paramilitari che hanno il compito di mantenere l’ordine nelle città e reprimere le proteste. Sono strutture presenti in modo capillare in tutta Teheran, quindi sono stati colpiti anche edifici civili.

Lo scopo di questi attacchi, avvenuti già nei giorni scorsi sia da parte di Israele che degli Stati Uniti, è indebolire la capacità del regime di rispondere a un’eventuale rivolta popolare. I Guardiani della rivoluzione, il corpo militare più potente dell’Iran, ha detto che se dovessero esserci proteste, la repressione sarebbe più feroce di quella di gennaio. Intanto in Iran internet manca da due settimane.

Venerdì sono proseguiti i bombardamenti israeliani sul Libano, soprattutto su Beirut, su Sidone (sulla costa meridionale) e nella valle della Bekaa (est). In questa guerra il Libano è il paese con il più alto numero di morti tra i civili dopo l’Iran, oltre 770. Gli sfollati sono oltre 750mila. L’esercito israeliano ha lanciato su parti del Libano volantini in cui esorta la popolazione a ribellarsi contro Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese alleato dell’Iran.

Soccorritori in un palazzo bombardato dall’esercito israeliano a Sidone, in Libano, 13 marzo 2026 (AP Photo/Mohammed Zaatari)

Sono proseguiti gli attacchi iraniani con missili e droni verso Israele e i paesi del Golfo, anche se sono sempore meno. In Oman due persone sono state uccise da un drone e a Dubai un detrito ha causato un incendio. L’esercito statunitense ha confermato che 6 soldati sono morti nell’incidente aereo nel Kurdistan iracheno, avvenuto ieri sera. L’esercito ha escluso che sia stato causato da fuoco amico o nemico. Un attacco a Zarzir, in Israele, vicino a una base militare, ha fatto 58 feriti: non si sa se arrivasse dall’Iran o da Hezbollah. Un altro missile iraniano è stato intercettato dalle difese NATO nello spazio aereo sopra la Turchia.

Gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni al petrolio russo, introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022. L’obiettivo è contenere il costo del petrolio, che anche oggi ha continuato a salire. Nonostante gli Stati Uniti siano tra i principali produttori, l’aumento del prezzo del petrolio ha reso la benzina più cara anche negli Stati Uniti. La decisione di ridurre le sanzioni è stata criticata da vari paesi: ovviamente l’Ucraina, ma anche Regno Unito, Germania e Francia.

Nello stretto di Hormuz il traffico continua a essere quasi fermo: secondo un calcolo della società di monitoraggio e analisi del traffico navale Lloyd’s List Intelligence, dall’inizio della guerra sono transitate dallo stretto solo 77 navi, circa la metà di quante ne passavano prima in un solo giorno. L’Iran continua a bloccare lo stretto di Hormuz attaccando le navi e ci sono sospetti che voglia minare i fondali.

Venerdì il governo italiano ha smentito la notizia, data dal Financial Times, dell’avvio di trattative con l’Iran per far transitare le navi italiane dallo stretto di Hormuz. Alcuni giornali statunitensi hanno scritto citando fonti anonime che l’amministrazione di Donald Trump ha autorizzato l’invio di nuove navi militari e migliaia di marines nella regione.