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  • Giovedì 12 marzo 2026

Cosa c’è in ballo alle elezioni comunali francesi

Sono un banco di prova in vista delle presidenziali, ma i partiti che vanno forte a livello nazionale sono deboli a livello locale, e viceversa

Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National, e Franck Allisio, candidato sindaco del partito a Marsiglia, durante una conferenza stampa a Marsiglia, Francia, 17 gennaio 2026 (AP Photo/Philippe Magoni)
Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National, e Franck Allisio, candidato sindaco del partito a Marsiglia, durante una conferenza stampa a Marsiglia, Francia, 17 gennaio 2026 (AP Photo/Philippe Magoni)
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Domenica 15 marzo in Francia ci sarà il primo turno delle elezioni amministrative in circa 35mila comuni: si voterà anche in alcune città importanti come Bordeaux, Marsiglia, Nizza, Lione, Tolosa, e Parigi, la capitale. Il secondo turno è previsto per il 22 marzo.

Le elezioni comunali sono una specie di banco di prova a livello nazionale per i principali partiti in vista delle presidenziali che si terranno nel 2027.

Daranno indicazioni sul Rassemblement National (RN), di estrema destra, in costante ascesa, il cui leader Jordan Bardella risulta primo nei sondaggi. Consentiranno di fare il punto sul presidente Emmanuel Macron e sulla sua area politica, e di capire le fratture tra La France Insoumise (LFI, sinistra radicale) e il resto della sinistra. Questo potrebbe però valere solo per le città più grandi. I risultati nelle città medio-piccole e piccole potrebbero invece confermare quella che sui giornali francesi è stata definita «dissociazione»: e cioè la distanza sempre più marcata tra la politica nazionale e quella locale.

Come hanno scritto diversi giornali francesi, ci saranno idealmente due diverse elezioni comunali che seguiranno logiche differenti e daranno indicazioni differenti: una per le grandi città, una per le piccole. Sarà dunque complicato trarre conclusioni univoche.

Rachida Dati, candidata dei Repubblicani a Parigi, 28 febbraio 2026 (AP Photo/Aurelien Morissard)

Negli ultimi trent’anni, come sostiene una ricerca pubblicata all’inizio di marzo dall’istituto Cevipof di Parigi, «si è aperto un divario impressionante tra la Francia nazionale e la Francia locale»: mentre l’offerta politica nazionale si è frammentata per l’ascesa del Rassemblement National, di La France Insoumise e per la nascita del macronismo (l’area politica che fa riferimento al presidente Macron), i partiti tradizionali che a lungo hanno dominato la politica francese alternandosi al potere hanno retto piuttosto bene a livello locale.

La destra tradizionale dei Repubblicani (LR) e la sinistra storica del Partito Socialista (PS) governano il 48 per cento delle città francesi con più di 30mila abitanti e quasi il 94 per cento delle città più importanti. Al contrario La France Insoumise, il Rassemblement National e Renaissance, il partito del presidente Macron, non sono finora mai riusciti a radicarsi in maniera duratura a livello locale.

Da un lato le principali forze politiche nazionali hanno poco potere a livello locale; dall’altro quelle più forti a livello locale (i Repubblicani, i Socialisti e, dal 2020, anche i Verdi) hanno ben poco peso a livello nazionale.

I sondaggi e varie ricerche fatte nelle ultime settimane sembrano dare diverse prove a sostegno di questa “dissociazione”.

La maggioranza dei francesi dice di auspicare la vittoria dell’attuale maggioranza nel proprio comune, mentre meno del 40% desidera un cambiamento. Allo stesso modo il 72% considera i risultati della maggioranza uscente “eccellenti” o “buoni”, mentre solo il 28% li considera “mediocri” o “cattivi”. Infine, la stragrande maggioranza degli elettori dice che voterà considerando la situazione politica locale piuttosto che quella nazionale e tenendo in poco conto l’affiliazione partitica. «Ci stiamo quindi dirigendo verso elezioni molto locali e con un forte vantaggio del sindaco in carica», ha scritto Le Monde.

Questo scenario sembra si concretizzerà soprattutto nei comuni medio-piccoli e piccoli. Nelle città più grandi (con più di 300mila abitanti) e in quelle medio-grandi (con più di 100mila abitanti) la politica nazionale avrà invece un ruolo più centrale.

Qui i sondaggi danno indicazioni differenti: c’è una maggiore spinta verso il cambiamento e conteranno di più le affiliazioni politiche. A essere favorito è quindi il partito oggi più forte in Francia, il Rassemblement National, aiutato anche dal fatto che in cima alle preoccupazioni dei francesi non c’è più l’ambiente, come era successo alle precedenti amministrative (2020), ma l’immigrazione e la sicurezza.

Jordan Bardella (RN), Parigi, 6 aprile 2025 (AP Photo/Michel Euler, File)

Come detto, il Rassemblement National rimane però debole a livello locale. Attualmente governa solo una quindicina di comuni, tra cui una sola grande città: Perpignan. Rispetto al 2020 ha fatto qualcosa di diverso. Ha presentato quasi il doppio delle liste e ha mobilitato una parte significativa dei propri rappresentanti eletti a livello nazionale: 35 parlamentari di Rassemblement National, cioè quasi un terzo del gruppo presente in parlamento, si presenteranno alle comunali come candidati principali.

Per il Rassemblement National le amministrative sono dunque molto più che elezioni locali: «Più città conquisteremo, più forte sarà il nostro sostegno per preparare il grande cambio di potere nel 2027», ha detto Marine Le Pen il 17 gennaio da Marsiglia.

Un radicamento a livello locale significherebbe dimostrare la propria capacità di governo e avviare una “normalizzazione” del partito anche a livello locale: da tempo infatti il Rassemblement National tenta di mostrarsi più “presentabile”, distanziandosi dalle posizioni più estreme del passato di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine Le Pen ed ex leader del partito.

Per il Rassemblement National andare bene alle elezioni comunali potrebbe anche avere conseguenze sulle elezioni di settembre per rinnovare metà del Senato – rinnovo che avviene a suffragio universale indiretto: votano cioè i grandi elettori, per la maggior parte costituiti da amministratori locali. Attualmente il Rassemblement National può contare solo su tre senatori, ben al di sotto dei dieci necessari per formare un gruppo, obiettivo che il partito spera di raggiungere a partire da un successo alle comunali.

Le tre città da tenere d’occhio per valutare se RN sarà in grado di tradurre il proprio slancio nazionale in un effettivo potere a livello locale sono Nizza, Marsiglia e Tolone. A Tolone (città di quasi 180mila abitanti) la candidata di RN è la deputata Laure Lavalette, stretta alleata di Marine Le Pen. Ma se Tolone ha nel suo passato già eletto un sindaco di estrema destra, vincere a Marsiglia o a Nizza sarebbe una cosa nuova.

Franck Allisio (RN), candidato a Marsiglia, 6 marzo 2026 (AP Photo/Philippe Magoni)

L’obiettivo di radicarsi maggiormente a livello locale riguarda anche altri due partiti, oltre a RN: La France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon e Renaissance di Macron.

In queste amministrative La France Insoumise, di sinistra radicale, ha presentato oltre 500 liste, quando nel 2020 erano solo un centinaio. Ma con poche eccezioni si presenterà quasi ovunque in modo indipendente, mentre le altre forze della sinistra, il Partito Socialista (PS), i Verdi e i Comunisti hanno formato tra loro in molte città delle alleanze. La France Insoumise sta dunque sfidando apertamente il resto della propria area politica, anche se in vista di un secondo turno sta già parlando di creazione di «un fronte antifascista» per impedire la vittoria dei candidati di destra e di RN.

Renaissance conta ora poco più di 580 rappresentanti locali eletti e a livello nazionale non gode di molto consenso. Invece di presentarsi da solo e di rischiare la sconfitta, ha puntato sulla creazione di alleanze a livello locale, soprattutto con le destre: con i Repubblicani, vari gruppi di centro destra e Horizons, il partito creato nel 2021 dall’ex primo ministro Édouard Philippe una volta fuoriuscito dai Repubblicani.

Per Philippe le amministrative sono un banco di prova in vista delle presidenziali. Philippe si è infatti già candidato come futuro presidente della Francia, ma come sindaco di Le Havre ha scelto di ripresentarsi per un secondo mandato. Una sua sconfitta alle amministrative comprometterebbe le sue prospettive presidenziali e la possibilità di diventare il candidato che a livello nazionale potrebbe raccogliere il sostegno del centro e del centrodestra contro il candidato presidenziale dell’estrema destra.

Emmanuel Grégoire, Parigi 7 marzo 2026 (AP Photo/Thibault Camus)

Per i Repubblicani, che controllano quasi il 60 per cento dei comuni con più di 30mila abitanti, il margine di crescita alle amministrative sarà inevitabilmente limitato: il loro obiettivo principale sarà consolidare i risultati ottenuti nel 2020.

Il partito ritiene comunque di avere delle possibilità di vittoria anche a Lione e a Parigi, dove ha candidato Rachida Dati, che si è dimessa dalla carica di ministra della Cultura qualche settimana fa.

Come per i Repubblicani, anche il Partito Socialista punta a confermare i risultati delle elezioni precedenti e quindi anche a mantenere la guida di Parigi dove si è presentato l’ex vicesindaco Emmanuel Grégoire, sostenuto dall’amministrazione uscente, che è appunto Socialista. Per i Verdi, che avevano ottenuto un grande risultato nel 2020 beneficiando di un dibattito favorevole sulle questioni climatiche, la sfida sarà contenere un prevedibile calo di consensi, alimentato anche dalla retorica anti-ambientalista dei partiti di destra e di estrema destra.