• Mondo
  • Giovedì 12 marzo 2026

Il governo cinese prova a rendere il paese ancora più uniforme

Con una legge che promuove la cultura e l'identità dell'etnia maggioritaria, limitando i diritti delle minoranze

Delegate di diverse minoranze etniche cinesi in abiti tradizionali, a Pechino per l'apertura dei lavori di un organo consultivo del Partito Comunista, il 4 marzo 2026 (AP Photo/Vincent Thian)
Delegate di diverse minoranze etniche cinesi in abiti tradizionali, a Pechino per l'apertura dei lavori di un organo consultivo del Partito Comunista, il 4 marzo 2026 (AP Photo/Vincent Thian)
Caricamento player

Giovedì il parlamento cinese ha approvato una legge sulla cosiddetta “unità etnica”, che ha l’obiettivo di promuovere la cultura e l’identità dell’etnia maggioritaria, quella han, a scapito di tutte le altre presenti nel paese.

La Cina riconosce 55 gruppi etnici minoritari sul suo territorio, i cui membri costituiscono complessivamente circa il 9 per cento della popolazione. Il loro diritto all’uso della propria lingua nativa e a un certo grado di autonomia amministrativa sono garantiti dalla legge e dalla Costituzione. Sotto il governo di Xi Jinping, segretario del Partito Comunista Cinese dal 2012 e presidente dal 2013, queste prescrizioni sono state però spesso disattese in favore dell’assimilazione all’etnia han.

La misura più significativa della legge è quella che impone l’uso del cinese mandarino come lingua primaria nella scuola dell’obbligo. Finora in alcune scuole delle regioni autonome della Cina, come il Tibet, lo Xinjiang o la Mongolia Interna, le lezioni potevano svolgersi nella lingua tradizionale della popolazione locale (in questi casi, rispettivamente il tibetano, l’uiguro e il mongolo). Ora queste lingue potranno essere insegnate solo come lingue straniere, al massimo un’ora al giorno.

La legge di fatto sancisce e legittima una situazione che in parte esiste già: il sistema scolastico della Mongolia Interna, per esempio, adottò libri di testo in cinese mandarino già nel 2020, cosa che causò vaste proteste e una conseguente dura azione di repressione da parte delle autorità.

Più in generale la legge fissa anche il raggiungimento dell’unità etnica come un obiettivo di tutte le istituzioni pubbliche e private cinesi. Inoltre incoraggia gli han a trasferirsi nelle regioni abitate perlopiù da persone delle minoranze, indebolendo il senso identitario di queste zone, e stabilisce una base legale per perseguire chiunque ostacoli l’unità etnica, anche se vive all’estero.

Gyaltsen Norbu, il Panchen Lama, seconda carica più importante nel buddhismo tibetano dopo il Dalai Lama, con gli abiti da monaco. Norbu ha ricevuto la carica dal governo cinese e fa parte della Conferenza politica consultiva del popolo cinese, un organo del Partito Comunista: nella foto parla con altri delegati, l’11 marzo 2026 (AP Photo/Ng Han Guan)

Il testo è stato approvato dall’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento fantoccio dello stato cinese: da quando esiste i suoi 3mila membri non hanno mai respinto una proposta di legge, ma hanno sempre approvato le indicazioni degli organi veramente importanti del Partito Comunista Cinese.

Ci sono 1,4 miliardi di persone di etnia han tra Cina, Taiwan e altri paesi. In Cina le persone han parlano quasi tutte una delle molte varianti del cinese, tra cui il mandarino e il cantonese, che a dispetto delle enormi differenze ufficialmente sono riconosciute come dialetti della stessa lingua.

Fra le minoranze riconosciute ci sono sia gruppi relativamente simili agli han (come gli hui, che però seguono la religione musulmana) o che comunque parlano in grande maggioranza il cinese (come i mancesi), sia popolazioni che mantengono lingue e tradizioni molto diverse, come i tibetani o gli uiguri, contro cui sono in atto violente politiche di repressione.