Meloni continua un po’ a girarci intorno, sulla guerra in Medio Oriente

Ne ha parlato per la prima volta in parlamento, ma per poco tempo e in mezzo a tante altre questioni

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la seduta al Senato sulla guerra in Medio Oriente e in vista del Consiglio Europeo, l'11 marzo 2026 (ANSA/Angelo Carconi)
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la seduta al Senato sulla guerra in Medio Oriente e in vista del Consiglio Europeo, l'11 marzo 2026 (ANSA/Angelo Carconi)
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riferito per la prima volta in parlamento sulla guerra in Medio Oriente, ma senza affrontare molte questioni – una su tutte il ruolo degli Stati Uniti e di Donald Trump – e mantenendo un atteggiamento piuttosto cauto ed elusivo, anche se dopo 12 giorni le conseguenze della guerra si stanno manifestando su molti piani. Meloni ne ha parlato mercoledì mattina durante una seduta del Senato, che era stata originariamente programmata per il 18 marzo e che avrebbe dovuto contenere solo alcune comunicazioni relative al Consiglio Europeo del 19 e del 20 marzo.

Nelle scorse settimane le opposizioni l’avevano criticata per aver parlato della guerra solo durante alcune interviste in radio e al telegiornale, e non in parlamento, dove erano intervenuti solo il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa Guido Crosetto. Perciò lei aveva acconsentito ad andare in parlamento, ma lo aveva fatto in modo un po’ irrituale: invece di riferire ora sulla guerra e poi tra una settimana fare le comunicazioni sul Consiglio, come previsto, aveva deciso di unire le due cose e anticipare il tutto a oggi. Meloni ha spiegato la decisione dicendo che la guerra sarà uno degli argomenti da discutere in Consiglio. Di certo così ha potuto dedicare alla guerra solo parte del suo intervento, per poi parlare di molti altri argomenti più legati all’Europa.

Le posizioni espresse da Meloni sulla guerra si sono mantenute piuttosto caute, lontane dalla condanna esplicita a Stati Uniti e Israele sollecitata dalle opposizioni, che ritengono l’attacco contro l’Iran una violazione del diritto internazionale. Su questo punto Meloni ha fatto un ampio giro di parole: ha detto che l’intervento di Stati Uniti e Israele è avvenuto in un contesto di «crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale». Un contesto, ha detto Meloni, che si è sviluppato a partire dall’invasione della Russia in Ucraina.

Il motivo di tanta cautela è che Meloni si è sempre posta come interlocutrice privilegiata di Trump, e suo riferimento in Europa, perciò le risulta difficile criticarlo in maniera dura e netta. Allo stesso tempo lui è largamente impopolare in Italia, e lo è anche la guerra che ha cominciato, perciò non può nemmeno appoggiare del tutto il suo intervento militare in Medio Oriente.

Ci sono stati altri passaggi del discorso in cui Meloni ha parlato della guerra. Per esempio ha detto che la guerra non è iniziata lo scorso 28 febbraio, ma il 7 ottobre del 2023, con l’attacco di Hamas a Israele che, ha detto Meloni, è stato possibile anche grazie al sostegno dell’Iran al gruppo terroristico. Nella prima parte del discorso, insomma, Meloni si è soffermata di più su altre guerre e su altre crisi, sebbene questa guerra e questa crisi abbiano assunto dimensioni geografiche imparagonabili alle altre.

L’unica cosa che ha apertamente condannato è stato il bombardamento della scuola elementare Shajareh Tayyibeh di Minab, in Iran, avvenuto il 28 febbraio. Meloni ha auspicato che vengano presto accertate le responsabilità di questo attacco, che alcune inchieste giornalistiche attribuiscono agli Stati Uniti, probabilmente avvenuto per un errore dovuto all’utilizzo di mappe satellitari del territorio iraniano non aggiornate.

Sempre in relazione alla guerra, Meloni ha parlato di un «piano» per valutare «un ritorno della diplomazia» che però, ha detto, sarà impossibile attuare finché l’Iran continuerà con gli attacchi.

Le altre comunicazioni sulla guerra hanno riguardato argomenti abbastanza collaterali o di cui si era già discusso, come il rimpatrio di 25mila italiani con attività che proseguono anche in questi giorni, e l’aumento dei prezzi del carburante provocato dal blocco delle navi nello stretto di Hormuz e dalle interruzioni nella produzione e nel commercio di petrolio dei paesi del Golfo Persico. A questo proposito ha detto che il governo sta valutando di applicare nuove accise “mobili” (le accise sono imposte fisse, mentre queste si ridurrebbero quando il prezzo del carburante si alza) e che si impegnerà per recuperare proventi della “speculazione” sui prezzi dei carburanti, anche tassando le aziende responsabili. Individuare e accertare questo fenomeno, però, in realtà non è semplice.

Meloni ha anche confermato che l’Italia sta fornendo «assetti aerei» ai paesi del Golfo, come avevano già comunicato in parlamento i ministri della Difesa e degli Esteri. L’assistenza viene data, ha detto, non solo perché sono «nazioni amiche e partner strategici dell’Italia», ma anche perché in quell’area sono presenti decine di migliaia di cittadini italiani, e perché nel Golfo sono di stanza circa 2mila soldati italiani. Meloni ha detto che comunque l’Italia non intende prendere parte all’intervento militare statunitense e israeliano.

Un altro argomento affrontato sono state le basi americane in Italia, che negli scorsi giorni erano state al centro di un acceso dibattito, con le opposizioni a incalzare il governo chiedendogli di rifiutare un’eventuale richiesta degli Stati Uniti di usarle per attaccare l’Iran. Anche su questo argomento Meloni ha ribadito cose già dette negli scorsi giorni, cioè che l’uso delle basi è regolato da accordi storici, che la valutazione su richieste (per ora comunque non pervenute) di usi diversi da quelli stabiliti dipende dal governo, e che comunque è intenzionata a consultare prima il parlamento.

– Leggi anche: Gli Stati Uniti possono usare le loro basi in Italia per la guerra in Medio Oriente?

Circa metà del discorso della presidente del Consiglio si è poi concentrato su altri argomenti in vista del Consiglio Europeo, a cominciare dalla situazione in Ucraina, fino alle questioni economiche legate al bilancio europeo, alla difesa comune e all’immigrazione. Ha in parte utilizzato questa occasione per fare campagna elettorale in vista del referendum del 22 e del 23 marzo sulla riforma della magistratura: ha infatti accusato i magistrati di aver continuamente revocato i trasferimenti dei migranti irregolari nei centri di permanenza per il rimpatrio costruiti in Albania.