• Mondo
  • Mercoledì 11 marzo 2026

Il presidente più di destra della storia del Cile

Dopo quattro anni di mandato di quello più di sinistra: si insedia oggi José Antonio Kast, un nostalgico della dittatura di Pinochet

José Antonio Kast festeggia la vittoria alle presidenziali a Santiago del Cile, 14 dicembre 2025 (AP Photo/Matias Delacroix)
José Antonio Kast festeggia la vittoria alle presidenziali a Santiago del Cile, 14 dicembre 2025 (AP Photo/Matias Delacroix)
Caricamento player

Mercoledì in Cile si insedia José Antonio Kast, il presidente più di destra nella storia del paese dalla fine della dittatura del generale Augusto Pinochet, che durò dal 1973 al 1990. Kast è il leader del Partito Repubblicano, di estrema destra, e lo scorso dicembre aveva vinto il ballottaggio delle presidenziali con il 58 per cento dei voti, superando Jeannette Jara del Partito Comunista nelle prime elezioni con voto obbligatorio nel paese.

La sua elezione, e quindi il periodo che sta per cominciare, sono un ribaltamento nettissimo per la politica del Cile, che negli ultimi quattro anni era stato guidato da Gabriel Boric, il presidente più di sinistra di sempre nel paese. Boric era stato eletto dopo anni di ampie proteste di piazza, ma non è riuscito nel suo intento di cambiare il Cile: in risposta alle principali preoccupazioni espresse dai cileni, criminalità e immigrazione irregolare, Kast ha promesso un impegno maggiore per garantire ordine e sicurezza nel paese.

Kast ha 60 anni, è un avvocato e viene da una famiglia molto influente nella destra cilena: suo fratello Miguel è stato un ideologo del regime di Pinochet, durante il quale furono uccise più di 3mila persone, oltre mille vennero fatte sparire e ancora di più arrestate, torturate o costrette all’esilio. Lui è a sua volta un nostalgico della dittatura di Pinochet, fa parte del movimento cattolico Schoenstatt, molto rigido, ed è un ultraconservatore liberista.

Durante la campagna elettorale Kast aveva ammorbidito leggermente i propri toni, ma le sue posizioni sono le stesse dei movimenti di estrema destra internazionale. Sostiene i valori della cosiddetta famiglia tradizionale, è contrario all’aborto e intende reprimere con forza l’immigrazione irregolare. Per cercare di incentivare l’economia ha in programma grossi tagli alla spesa pubblica annuale e incentivi ai settori privati. In più ha promesso di combattere l’ondata di rapimenti, omicidi ed estorsioni registrata in Cile e attribuiti alle gang criminali: negli ultimi dieci anni il tasso di omicidi nel paese è raddoppiato, ma resta comunque molto inferiore a quello della maggior parte dei paesi latinoamericani.

Il suo mandato durerà quattro anni, fino al 2030. Ci si aspetta che alla cerimonia di insediamento ci saranno leader di destra o estrema destra come il presidente argentino Javier Milei, il nuovo presidente boliviano Rodrigo Paz, di centrodestra, e quello ecuadoriano Daniel Noboa, conservatore e populista. Già dopo la sua elezione Kast aveva fatto visita al leader autoritario di El Salvador, Nayib Bukele, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al primo ministro ungherese Viktor Orbán. La settimana scorsa è stato tra i leader conservatori di Sudamerica e America centrale invitati dal presidente statunitense Donald Trump in Florida per formare una nuova alleanza contro i cartelli della droga.

Donald Trump, al centro, durante la firma dell’intesa con i paesi latinoamericani a Doral, Florida, 7 marzo 2026 (AP Photo/Rebecca Blackwell)

– Leggi anche: In Cile la memoria storica è una questione complessa