«Votate sì, così ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione»

Lo ha detto Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del ministero della Giustizia, durante un dibattito televisivo sul referendum sulla magistratura

Giusi Bartolozzi, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte d'Appello (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
Giusi Bartolozzi, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte d'Appello (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Partecipando a un dibattito sul referendum sulla magistratura ospitato dalla trasmissione Il Punto, del canale siciliano Telecolor, Giusi Bartolozzi, la potente capa di gabinetto del ministero della Giustizia, si è rivolta agli spettatori e ha detto «votate sì così ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione».
Lo ha detto dopo aver commentato che secondo lei i magistrati, per la maggior parte, «lavorano seriamente e in silenzio» ma che «purtroppo ci sono gli altri che orientano ed è di quelli che ci dobbiamo liberare» e dopo aver descritto l’impatto sulla sua vita dell’indagine che la riguarda. Bartolozzi, infatti, è indagata dalla procura di Roma per la liberazione del generale libico Almasri: è accusata di aver dato false informazioni ai pubblici ministeri.

«Il penale è quello che rovina la reputazione, uccide le famiglie, poi può anche essere che dopo 15 anni qualcuno si sente dire che il fatto non sussiste, cioè che non hai commesso niente, ma nel frattempo hai la famiglia distrutta», ha detto Bartolozzi, aggiungendo che una vittoria del sì restituirebbe credibilità alla magistratura, porterebbe le aziende ad aver più fiducia nell’investire in Italia e convincerebbe i giovani che se ne vanno dall’Italia a tornare. Quando un altro ospite del programma (Marco Bisogni, membro togato del Consiglio Superiore della Magistratura) si è detto in disaccordo sul legame tra l’esito della riforma e gli ultimi due punti che lei aveva citato, Bartolozzi ha detto: «Io ho un’inchiesta in corso, scapperò da questo paese» (poco dopo ha definito questa frase «una boutade»). Ha poi invitato gli spettatori nella sua situazione a votare sì.

La frase di Bartolozzi è stata molto criticata dall’opposizione. Per rispondere a queste critiche il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha diffuso un proprio commento: «Mi dispiace per le parole usate dal mio capo di gabinetto. Anche se pronunciate nel contesto di un confronto televisivo  lungo e acceso, quell’affermazione è apparsa un attacco all’intera magistratura. Come è chiaro a chiunque in buona fede, la riforma non indebolisce in alcun modo la magistratura né intende attaccare i magistrati, bensì punta a restituire loro prestigio e autorevolezza. Il mio capo di gabinetto ha già chiarito che si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati  e sicuramente non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che sono certo non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura, di cui, tra l’altro lei stessa fa parte».

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Il generale libico Almasri fu arrestato a Torino il 19 gennaio, in forza di un mandato emesso dalla Corte penale internazionale, il principale tribunale per crimini di guerra e contro l’umanità: è accusato di omicidi, torture, stupri e altri gravi crimini. Ma due giorni dopo era stato liberato e rimpatriato in Libia su decisione del governo italiano, che con il governo di Tripoli ha un buon rapporto soprattutto perché ferma le partenze di migranti, spesso con la violenza. Il rilascio di Almasri era avvenuto in modo del tutto irrituale, e aveva creato un caso politico in Italia e un caso giuridico con la stessa Corte.

Secondo la procura, Bartolozzi avrebbe fatto dichiarazioni false ai magistrati del tribunale dei ministri, un particolare collegio di giudici che indaga i membri del governo per reati compiuti nell’esercizio delle loro funzioni, e che si sta occupando proprio del caso Almasri. Bartolozzi era stata sentita dalle giudici del tribunale per via del suo ruolo, e perché le indagini avevano rilevato non solo una gestione molto caotica del caso Almasri da parte del ministero, ma anche un suo specifico e ampio coinvolgimento nella vicenda.

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