Cos’è successo nell’ottavo giorno di guerra

Sono continuati gli attacchi su Teheran, come anche quelli iraniani contro i paesi del Golfo, nonostante il presidente Pezeshkian avesse detto che sarebbero finiti

Una donna guarda il fumo dei bombardamenti israeliani e statunitensi su Teheran, il 7 marzo 2026 (Majid Saeedi/Getty Images)
Una donna guarda il fumo dei bombardamenti israeliani e statunitensi su Teheran, il 7 marzo 2026 (Majid Saeedi/Getty Images)
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Il Post ha seguito l’ottavo giorno della guerra in Medio Oriente e qui si possono trovare tutti gli aggiornamenti con questo liveblog, sempre aggiornato.

Nella notte fra venerdì e sabato Israele e gli Stati Uniti hanno bombardato intensamente Teheran, la capitale dell’Iran (avevano fatto la stessa cosa nella notte precedente). Sabato sera Israele ha attaccato anche molti depositi di carburante iraniani, ma non ci sono ancora molte informazioni sui danni. Sui social network circolano video di grossi incedi nei dintorni di Teheran.

L’esercito israeliano ha anche detto di aver attaccato le infrastrutture legate al regime iraniano – come sta facendo da giorni – con più di 80 jet. Sono stati bombardati l’università Imam Hussein, nella parte est della città e l’aeroporto Mehrabad, che si trova invece ad ovest ed è il più trafficato del paese.

Nella notte anche l’Iran ha continuato ad attaccare sia Israele sia i paesi del Golfo Persico, ma sabato mattina il presidente iraniano Masoud Pezeshkian –  una delle tre persone che sta guidando il paese dall’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei – ha pronunciato una dichiarazione inaspettata: si è scusato con i paesi del Golfo per gli attacchi e ha detto che l’Iran non avrebbe più attaccato per primo i paesi del Golfo. Ha però messo una condizione: gli attacchi potranno continuare se ne partiranno altri diretti verso l’Iran dai territori dei paesi del Golfo.

L’annuncio è stato rilevante e sorprendente, ma fin da subito non è stato chiaro  se e quando la decisione di fermare gli attacchi sarebbe entrata in vigore: anche dopo la diffusione del discorso l’Iran ha continuato ad attaccare i paesi vicini.

La decisione e l’annuncio di Pezeshkian sono state smentite perché, pur essendo il presidente del paese, non ha molta influenza nello stratificato sistema “a mosaico” su cui si regge il regime e la struttura delle forze armate è decentralizzata e molto autonoma, quindi di fatto è il capo dei Guardiani della rivoluzione a
decide da sé se attaccare o no.

– Leggi anche: Quanto potere (non) ha il presidente iraniano

I bombardamenti infatti sono proseguiti tutto il giorno (Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti) e i  Guardiani della rivoluzione hanno anche attaccato una base statunitense in Bahrein. Abbiamo spiegato più in dettaglio il ruolo del presidente Pezeshkian e di quanto poco potere effettivo ha in questo articolo.

Israele ha continuato ad attaccare il Libano, emettendo l’ennesimo ordine di evacuazione della capitale Beirut dall’inizio della guerra: il governo libanese dice che le persone sfollate sono quasi mezzo milione.

Gli Stati Uniti hanno iniziato a usare le basi militari britanniche per le loro operazioni. Il primo ministro Keir Starmer aveva detto di averle rese disponibili diversi giorni fa. Tuttavia in tarda serata il presidente Donald Trump si è risentito: Starmer qualche ora prima aveva fatto sapere di stare pensando di mandare due portaerei in Medio Oriente per rafforzare le difese delle basi militari a Cipro, e Trump ha scritto su Truth «Il Regno Unito, il nostro Grande Alleato di un tempo, forse il più grande di tutti, sta finalmente pensando seriamente all’invio di due portaerei in Medio Oriente. Va bene, primo ministro Starmer, non ne abbiamo più bisogno. Ma ce lo ricorderemo».

Sempre sabato il ministro della Difesa italiana Guido Crosetto ha fatto una riunione fra esercito e industria della difesa.