La massiccia operazione israeliana per recuperare il corpo di un militare morto da decenni
A Nabi Chit, nell'est del Libano, sono state uccise 41 persone, ma il corpo dell’aviatore Ron Arad non è stato trovato

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Nella notte fra venerdì e sabato l’esercito israeliano ha condotto una grossa operazione nell’area della città di Nabi Chit, nell’est del Libano, che aveva l’obiettivo di recuperare i resti del corpo del militare Ron Arad, rapito in Libano da una milizia sciita 40 anni fa e morto durante la prigionia.
Nell’operazione israeliana sono state uccise 41 persone e interi palazzi sono stati distrutti dai bombardamenti. Il corpo di Arad però non è stato recuperato. I militari israeliani pensavano che fosse sepolto in un cimitero di Nabi Chit, città dove Hezbollah, gruppo alleato dell’Iran e in questi giorni bombardato da Israele, è molto forte.
Israele sta bombardando pesantemente alcune aree del Libano controllate da Hezbollah e ha costruito nuove postazioni militari in territorio libanese, nel sud, vicino al confine tra i due paesi. L’esercito israeliano ha quindi sfruttato la guerra in corso per provare a recuperare il corpo di Arad.
L’operazione è stata massiccia e violenta, ma non è la prima di questo tipo. Da sempre Israele è disposto a fare incursioni imponenti per provare a recuperare i corpi dei civili o dei militari uccisi in zone di guerra: sia per evitare che i corpi vengano usati come strumento di propaganda dai gruppi nemici, sia per i rigorosi precetti della religione ebraica sulla sepoltura, sia per una specie di patto sociale tra i cittadini e uno stato in cui è prevista la leva militare obbligatoria (quindi tutti fanno i soldati, ma tutti vengono riportati in Israele se vengono uccisi in guerra). Sono regole che per Israele valgono anche per un soldato morto 40 anni fa.
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L’operazione è iniziata a mezzogiorno di venerdì, quando l’esercito israeliano ha diffuso un ordine di evacuazione per quattro villaggi nella zona di Nabi Chit, la valle della Bekaa. Poche ore dopo ha iniziato a bombardare.
Secondo quanto riferito dall’esercito libanese, intorno alle 23, mentre gli attacchi aerei erano ancora in corso, quattro elicotteri israeliani sono atterrati nell’area e hanno fatto scendere i soldati. Poco dopo sono iniziati gli scontri tra i militari, i miliziani di Hezbollah e alcuni abitanti di Nabi Chit. Il capo dell’esercito libanese Rodolphe Haykal ha detto che i soldati israeliani indossavano uniformi simili a quella dei militari libanesi e si muovevano su veicoli simili a quelli di Hezbollah.
Prima che iniziassero gli scontri, i soldati avrebbero avuto il tempo di scavare una buca in un cimitero locale. Un video che mostra questa buca è stato diffuso il giorno dopo da alcuni media libanesi, che hanno raccontato che era il punto dove Israele riteneva che fosse sepolto Arad. L’esercito israeliano ha bombardato di nuovo l’area intorno alle 3 del mattino, per permettere ai suoi soldati di ritirarsi.
Arad era un navigatore dell’aviazione israeliana, cioè l’ufficiale responsabile della rotta. Fu catturato nel 1986 dalle milizie di Amal, gruppo radicale sciita, dopo un incidente al suo aereo. Il pilota riuscì a fuggire. Arad fu portato a Beirut e iniziarono negoziati col governo israeliano per la sua liberazione, che fallirono nel 1988. Fino ad allora le milizie sciite aveva diffuso due foto e tre lettere manoscritte dell’aviatore, per dimostrare che era ancora in vita. Dopo la fine dei negoziati non ce ne furono più.
Nel 2004 un’indagine dell’intelligence militare concluse che Arad era morto durante la prigionia, tra il 1993 e il 1997, dopo essere stato trasferito da Amal a Hezbollah.
In questi anni Israele aveva cercato di risalire al punto in cui era stato sepolto Arad. Aveva anche rapito funzionari di Hezbollah e un generale iraniano per interrogarli. Nei tardi anni Novanta, sempre allo scopo di ottenere informazioni, si offrì di aiutare l’Iran a negoziare con gli Stati Uniti per ottenere un alleggerimento delle sanzioni imposte proprio sull’Iran.

Una foto di Ron Arad durante la prigionia (EPA/HO/ANSA)
Israele non ha dato spiegazioni sul perché abbia deciso di compiere questa operazione proprio ora.
Secondo la giornalista di Le Monde Hélène Sallon, che ha visitato Nabi Chit il giorno dopo insieme ad altri giornalisti, potrebbe avere a che fare con la scomparsa a dicembre del 2025 di Ahmad Chokr, un ex ufficiale dell’esercito libanese il cui fratello Hassan Chokr è stato sospettato di aver partecipato alla cattura di Arad. Chokr è scomparso dopo un incontro con alcune persone che si erano presentate come potenziali acquirenti di un terreno e che secondo la sua famiglia sarebbero stati invece agenti israeliani che volevano ottenere informazioni su Arad.
Secondo quanto riferito da Le Monde, il cimitero in cui l’esercito israeliano avrebbe cercato i resti di Arad sarebbe di proprietà della famiglia Chokr.
Il fallimento dell’operazione è stato riconosciuto anche dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che sabato sera ha detto che l’operazione «per localizzare e liberare» Ron Arad non aveva dato «i risultati sperati» (è probabile che Netanyahu abbia usato il verbo “liberare” perché in passato si è più volte rifiutato di considerare Arad morto). Tuttavia, ha aggiunto, «l’impegno dello Stato di Israele e il mio personale a portare a termine tutte le nostre missioni riguardanti i prigionieri di guerra e i dispersi è assoluto e incrollabile».
Sabato la vedova di Arad, Tami Arad, ha criticato l’operazione sul suo profilo Facebook, dicendo che la sua famiglia si è più volte opposta ad azioni che per recuperare i resti di suo marito mettano in pericolo la vita di soldati israeliani.









