Italia mai così bene e Inghilterra mai così male, nel rugby

E indovinate chi gioca, oggi a Roma, nel Sei Nazioni?

Monty Ioane il 6 febbraio a Roma (Danilo Di Giovanni/Getty Images)
Monty Ioane il 6 febbraio a Roma (Danilo Di Giovanni/Getty Images)

Nel rugby maschile Italia e Inghilterra si sono affrontate 32 volte, e 32 volte ha vinto l’Inghilterra. Per vincere, nonostante il grande divario tra le due squadre, nel 2017 l’Italia provò addirittura a stravolgere i princìpi alla base del rugby, al punto che dopo quella partita le regole vennero cambiate. Perse comunque, alla fine. Dopo tante sconfitte tanto-a-poco (e due addirittura tanto-a-zero: 37-0 nel 2019 e 33-0 nel 2022) nel 2024, a Roma, l’Italia perse di soli tre punti. Alle 17:40 di oggi, di nuovo a Roma, allo stadio Olimpico, nella quarta giornata del Sei Nazioni, l’Italia potrebbe perfino vincere.

Potrebbe nel senso che è un periodo buono per l’Italia, e pessimo per l’Inghilterra. Come forse mai è stato da quando, dal 2000, esiste il Sei Nazioni di rugby.

Per il rugby italiano, che gioca ogni anno contro squadre più forti e con più storia, l’ottimismo e la mentalità del “si può fare” sono da sempre imprescindibili, e in parte collegate a un certa accettazione delle “sconfitte onorevoli”. Ma questa volta l’ottimismo è motivato, e la vittoria oggettivamente alla portata. C’è infatti una certa consapevolezza di quanto male sia messa la squadra inglese e di quanto l’Italia sia ormai ben attrezzata per poter ragionevolmente pensare di batterla. Anche in Inghilterra, dove da giorni gli articoli parlano apertamente di una possibile prima sconfitta contro l’Italia.

«La domanda degli inglesi è sempre stata: di quanti punti vinceremo?», ha detto di recente Sergio Parisse, ex capitano dell’Italia, a Planet Rugby: «Adesso si chiedono se possono vincere».

Perché è messa così male, l’Inghilterra? Perché per i loro altissimi standard i risultati sono deludenti, e soprattutto lo sono le sensazioni generali attorno alla squadra.

Fino a pochi mesi fa l’Inghilterra era tra le tre-quattro migliori squadre al mondo, nel Sei Nazioni di due anni fa era arrivata terza e in quello del 2025 seconda. Quest’anno ha vinto contro il Galles, ormai la squadra più debole del torneo (sì, più dell’Italia), ma ha poi perso contro Scozia e Irlanda. Ora, se dovesse perdere contro l’Italia, e poi l’Italia perdere contro il Galles nell’ultima giornata, l’Inghilterra rischierebbe l’ultimo posto in classifica per la prima volta da quando esiste il Sei Nazioni. Per loro è un po’ come per l’Italia del calcio saltare i Mondiali per più edizioni di fila, forse pure peggio. Ancor più delle sconfitte, a farsi notare sono i dubbi e le critiche verso la squadra, e la sensazione di qualcosa che improvvisamente ha smesso di funzionare tra allenatore e giocatori.

Maro Itoje, il 21 febbraio dopo la sconfitta contro l’Irlanda (Mike Hewitt/Getty Images)

Un altro dato per dare l’idea di com’è messa l’Inghilterra: per la partita contro l’Italia cambierà 9 giocatori titolari su 15 rispetto a quella precedente più di quanti ne abbia mai cambiati nel Sei Nazioni. E non è per fare turnover, per far riposare cioè i giocatori migliori; è per cercare di trovare la quadra prima di una partita decisiva.

L’Italia a ben vedere ha gli stessi punti dell’Inghilterra, e come l’Inghilterra ha vinto una partita (contro la Scozia) e ne ha perse due (contro Francia e Irlanda). Ma è una questione di modi e di prospettive. L’Italia ha perso le sue due partite in trasferta, giocandosela fino alla fine contro l’Irlanda e cedendo alla Francia, la miglior squadra del torneo, solo negli ultimi minuti.

Dell’Italia all’estero hanno scritto che contro la Scozia è stata la squadra «più astuta, più preparata e meglio allenata», oltre che nettamente migliore nella «gestione della palla nei momenti difficili». E anche che «ha senz’altro raccolto meno di quello che avrebbe meritato».

Michele Lamaro durante una touche, una rimessa laterale, di Italia-Scozia, il 7 febbraio a Roma (AP Photo/Gregorio Borgia)

Già alla fine del 2025, dopo averci giocato contro da allenatore del Sudafrica, Rassie Erasmus – uno che di rugby se ne intende parecchio – ha detto di aspettarsi che l’Italia sarebbe arrivata seconda o terza in questo Sei Nazioni, e che era una squadra «con una netta traiettoria ascendente, assai sottovalutata». Prima di giocarci contro a febbraio Fabien Galthié, allenatore della Francia, aveva spiegato di considerare l’Italia una squadra ormai «in grado di poter battere ognuna delle migliori dieci nazionali al mondo».

Non sono complimenti di circostanza: qualche anno fa non c’erano, e anzi sarebbero stati impensabili e probabilmente persino percepiti come una presa in giro. Al contrario, spesso ci si lamentava di quanto l’Italia fosse troppo più debole delle avversarie, e inadeguata a partecipare al Sei Nazioni.

L’Italia sta piacendo grazie a una squadra giovane, solida e dinamica, ben allenata dall’argentino Gonzalo Quesada, arrivato nel 2023, e ormai capace di andare anche oltre le assenze di alcuni dei suoi giocatori migliori: per esempio Ange Capuozzo, assente nella prima partita e anche nelle prossime, e Tommaso Menoncello, di recente definito dall’allenatore inglese Steve Borthwick «il più dominante portatore di palla» al mondo, e nel 2024 premiato, a 21 anni, come miglior giocatore del Sei Nazioni.

Tra i punti di forza dell’Italia c’è la sua mischia ordinata: oltre a sembrare un ossimoro (eppure è in effetti una mischia, ma ordinata) è una situazione di gioco decisiva, in cui due gruppi da otto giocatori formano due schieramenti che impattano uno contro l’altro. E sì, spingere così forte da sollevare da terra il quintale abbondante del fortissimo pilone avversario Tadhg Furlong, è segno di una mischia fatta come si deve:

In tutto questo, per storia ma anche per livello dei giocatori, sarebbe sbagliato considerare l’Italia favorita. Nelle statistiche di questo Sei Nazioni, l’Italia resta ultima per mete segnate, per avanzamenti, precisione dei calci e metri medi per ogni calcio (e però deve ancora giocare contro il Galles, la squadra come detto meno forte).

L’Italia può senz’altro giocarsela – e secondo Parisse è migliore se presa «reparto per reparto» – ma l’Inghilterra resta una squadra forte e più abituata a vincere. Il fatto è che l’Italia non è mai stata così poco sfavorita in una partita contro l’Inghilterra. Certo, è probabile che gli inglesi sentano la pressione di perdere più che gli italiani quella di vincere. Vincendo contro la Scozia l’Italia ha già fatto in buona parte il suo, che è vincere almeno una partita; e comunque le resta l’ultima contro il Galles, che al Sei Nazioni non vince una partita dal 2023, e che contro l’Inghilterra ha perso, nella prima giornata, 48-7.