La Bielorussia continua a liberare prigionieri politici per ottenere concessioni dagli Stati Uniti

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha graziato altre 18 persone detenute nelle carceri del paese, tra cui 15 che erano state condannate per estremismo: un’accusa usata di frequente in maniera pretestuosa per reprimere il dissenso e colpire gli oppositori politici. Undici delle persone liberate sono donne. Lukashenko governa la Bielorussia in maniera autoritaria dal 1994, ed è uno stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin. Di recente però ha cominciato a far liberare decine di prigionieri politici su pressioni del presidente statunitense Donald Trump, in cambio di alcune concessioni.
Lo scorso settembre il regime aveva liberato 52 prigionieri, di cui 14 stranieri, mentre a dicembre Lukashenko ne aveva graziati 123, tra cui la leader dell’opposizione del paese Maria Kolesnikova e l’attivista Ales Bialiatski, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 2022. In cambio gli Stati Uniti avevano cominciato a revocare alcune sanzioni alla Bielorussia, come quelle sulla compagnia aerea nazionale Belavia e quelle sulle esportazioni di carbonato di potassio (o potassa), un composto chimico utilizzato soprattutto in agricoltura come fertilizzante. Due settimane fa era stato liberato dal carcere anche Mikalai Statkevich, tra i più noti oppositori del regime di Lukashenko.
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