La storia meno raccontata di Paul McCartney

Quella dei primi anni dopo lo scioglimento dei Beatles, assieme ai Wings, in un documentario un po' diverso dal solito

Paul McCartney in un'immagine tratta da Man on the Run (via IMDb)
Paul McCartney in un'immagine tratta da Man on the Run (via IMDb)
Caricamento player

Di Paul McCartney, che oggi ha 83 anni, si è detto e scritto di tutto, durante e dopo i Beatles. Ma c’è un momento della sua carriera che spesso è stato poco considerato, a volte visto con sospetto da parte dei fan: quello dei Wings, la band che mise su nel 1971 assieme alla moglie Linda. È il soggetto del documentario Man on the Run, che racconta in maniera intima e onesta quella che si potrebbe chiamare la seconda vita di McCartney, cioè quella che cominciò dopo lo scioglimento dei Beatles.

Il documentario si trova da venerdì scorso su Amazon Prime, lo ha girato Morgan Neville, che aveva già diretto o prodotto documentari su gente come Johnny Cash, Anthony Bourdain e Taylor Swift, e in generale è stato accolto molto bene sia dal pubblico che dalla critica. Il suo titolo è una citazione dell’album di maggior successo dei Wings, Band on the Run, del 1973, ma il vero protagonista della narrazione di fatto è uno solo.

Man on the Run mette insieme immagini e registrazioni spesso inedite. Al materiale d’archivio sulla musica dei Beatles e sulla mania per la band combina infatti foto, filmati e documenti forniti dallo stesso McCartney, che oltre a essere la principale voce narrante del documentario è anche produttore esecutivo. I suoi commenti recenti sono alternati a quelli di vecchie interviste fatte a lui e ai componenti dei Wings, tra gli altri. Nessuno però viene mostrato mentre parla, con il risultato che il racconto è accompagnato solo dalle loro voci: è una scelta inconsueta e che è stata apprezzata perché dà l’impressione che tutto si svolga man mano, anziché essere commentato a decenni di distanza.

Parlandone con Forbes, Neville ha descritto Man on the Run come una specie di sequel di Get Back, il monumentale documentario di Peter Jackson sugli ultimi giorni trascorsi insieme dai Beatles per registrare le loro canzoni. Il suo obiettivo era evitare sia le storie già molto note e raccontate, sia di fare un ritratto troppo scontato di McCartney: così si è concentrato sulla sua nuova carriera subito dopo i Beatles.

Tutto parte proprio dal senso di spaesamento legato alla difficile rottura della band, che avvenne nell’autunno del 1969 a causa delle divergenze tra i componenti e notoriamente è stata attribuita a fattori diversi a seconda di chi l’ha ricostruita. I problemi in realtà erano vari, legati per esempio sia all’insoddisfazione di George Harrison sia all’invadenza della relazione di John Lennon con Yoko Ono. Ma c’era soprattutto una certa insofferenza nei confronti di McCartney, che a 27 anni era in quel momento il vero leader creativo della band, ed esercitava il suo ruolo con un piglio un po’ autoritario.

Dopo lo scioglimento dei Beatles McCartney si trasferì con la moglie e le due figlie piccole nella fattoria che aveva comprato in Scozia «per fuggire» da tutte le pressioni, dice nel documentario, ma non ci riuscì. Spiega anche che era convinto che non avrebbe più fatto musica, e invece cominciò presto a registrare nuove canzoni. Nel 1971 lui e Linda McCartney pubblicarono Ram, che fu etichettato in fretta come uno dei peggiori album di sempre (per essere poi molto rivalutato anni dopo). Poi nacquero i Wings, con lui alla voce e al basso, la moglie alla tastiera e Denny Laine alla chitarra principale, più una serie di musicisti più o meno convinti.

– Leggi anche: Una canzone di Paul McCartney

Mentre nei primi anni Settanta John Lennon era diventato un idolo delle controculture a New York, McCartney sperimentò con un’estetica pop bizzarra e anche un po’ sfigata, ha scritto sul Guardian il critico musicale Peter Bradshaw, che diventò a suo modo di successo. In un certo senso con i Wings ripartì da zero, con concerti improvvisati nelle università e in piccoli club, per poi finire a suonare davanti a migliaia di persone in Australia, Stati Uniti e Giappone.

McCartney cercò di instaurare un rapporto di parità con gli altri componenti della band, ma comprensibilmente data la sua fama straordinaria non funzionò, raccontano nel documentario Henry McCullough e Denny Seiwell, due di loro. E altrettanto comprensibilmente le sue decisioni erano guidate dall’enorme pressione di continuare ad avere successo, alimentate dalle continue domande su cosa avrebbe fatto dopo, e su se e quando i Beatles si sarebbero riuniti. Il tutto mentre veniva preso in giro perché suonava con la moglie, che non aveva particolari talenti musicali, e che anche per il solo fatto di essere una donna veniva trattata malissimo dalla critica e anche dal pubblico.

Paul e Linda McCartney durante un concerto a Londra, il 19 ottobre 1976 (AP Photo/John Glanville)

L’autorevole sito di cinema RogerEbert.com ha lodato il montaggio veloce e creativo del documentario, scrivendo che passa da sezioni quasi idilliache ad altre che riflettono le tensioni nella vita di McCartney, che in quegli anni emerge come una specie di maniaco del controllo, però senza una visione chiara sul da farsi. Rolling Stone invece ha apprezzato il ritratto intimo e poetico che fa del personaggio, «nell’angolo meno rispettato della sua carriera».

Man on the Run evita di forzare l’idea che i Wings siano stati una band incompresa o sottovalutata; al tempo stesso però non approfondisce certe questioni, come l’impatto dell’amicizia con Lennon e della sua morte sull’inizio e sulla fine dei Wings, che si sciolsero pochi mesi dopo il suo assassinio, l’8 dicembre del 1980 a New York. Per quanto rispetto ad altri documentari simili sia meno autocelebrativo, inoltre, secondo RogerEbert.com a tratti risulta poco convincente perché tende a non mettere mai in discussione il punto di vista del protagonista.

Per Alissa Wilkinson del New York Times in ogni caso il documentario può soddisfare sia i fan più accaniti di McCartney, sia chi lo conosce poco e vuole scoprire qualcosa in più su uno dei cantautori più talentuosi della storia della musica degli ultimi sessant’anni.

– Leggi anche: Le prime foto dei quattro Beatles nei film di Sam Mendes