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  • Mercoledì 4 marzo 2026

L’Aston Martin ha tanti problemi e poche soluzioni

Pur con tanti soldi e un progettista fenomenale, le auto della scuderia di Formula 1 inglese sono lente e inaffidabili, a tre giorni dal Mondiale

Il pilota canadese dell'Aston Martin Lance Stroll dopo i deludenti test in Bahrein, 19 febbraio 2026 (Joe Portlock/Getty Images)
Il pilota canadese dell'Aston Martin Lance Stroll dopo i deludenti test in Bahrein, 19 febbraio 2026 (Joe Portlock/Getty Images)
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Domenica inizia a Melbourne, in Australia, la nuova stagione di Formula 1. Sarà una partenza di campionato un po’ complicata, per via della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran e del nuovo e discusso regolamento. C’è una scuderia che – per diversi motivi – è messa peggio di tutte le altre. L’Aston Martin non ha ancora mostrato di avere auto pronte a competere né una soluzione ai suoi problemi. Secondo alcune indiscrezioni, anzi, starebbe pensando di ritirare le sue monoposto a pochi giri dall’inizio del Gran Premio: sarebbe una cosa inusuale, ma non sorprendente.

E dire che l’Aston Martin partiva come una una delle scuderie più ambiziose di questa Formula 1. Solo quattro mesi fa il proprietario Lawrence Stroll aveva detto che l’obiettivo era quello di «vincere, punto». Per farlo, aveva pure assunto come team principal (cioè capo della squadra) l’ingegnere britannico Adrian Newey, il progettista più vincente della Formula 1, e il direttore tecnico della Ferrari Enrico Cardile – entrambi pagati lautamente.

Nonostante il recente dominio della McLaren, l’idea di potersi giocare il Mondiale nel 2026 non era così fuori luogo per Aston Martin. Per via del nuovo regolamento, infatti, il motore, la struttura e la gestione delle auto sono cambiate tanto e tutti hanno iniziato da zero, cioè senza partire da progetti o soluzioni dell’anno scorso.

Da questa stagione, poi, il motore della scuderia inglese sarebbe stato progettato dalla giapponese Honda. Capita spesso che una scuderia si faccia fare il motore da un’altra casa automobilistica: farselo da sé costa troppo, anche in termini di tempo; e Honda sembrava una soluzione eccellente, visti i risultati degli ultimi anni (ha fatto il motore della Red Bull).

Il team principal dell’Aston Martin Adrian Newey, 28 novembre 2025 (AP Photo/Darko Bandic)

C’erano insomma grande entusiasmo e alte aspettative, ma entrambe le cose sono durate ben poco. A Barcellona, durante i primi test di gennaio, l’Aston Martin ha fatto vedere la sua monoposto solo al penultimo giorno disponibile; e dopo cinque lenti giri la macchina si è fermata in pista per un guasto meccanico.

Che le cose fossero messe davvero male, però, si è capito solo un mese dopo. In Bahrein, durante gli ultimi test, le Aston Martin guidate dai Lance Stroll (il figlio di Lawrence) e Fernando Alonso, che sono i due piloti titolari, hanno fatto una media di circa 240 chilometri al giorno, contro i circa 600 delle scuderie rivali. Per fare un altro confronto: il Gran Premio del Bahrein – che si tiene sulla stessa pista dove si sono svolti i test – è lungo 57 giri, e l’Aston Martin è riuscita a completarne al massimo 23.

A fermare le monoposto dell’Aston Martin sono state soprattutto le vibrazioni anomale del motore Honda, che causavano un guasto alla batteria. Il vero problema però è che, a una settimana dall’inizio del Mondiale, né Honda né Aston Martin hanno trovato una soluzione definitiva. Un’idea è che la carrozzeria sia troppo stretta per il motore, e che la cosa porti a surriscaldamenti e guasti.

L’Aston Martin in Bahrein durante una frenata, 18 febbraio 2026 (Joe Portlock/Getty Images)

Ma il motore di Honda non è l’unico problema. La monoposto dell’Aston Martin sembra difficile da guidare anche per due piloti esperti come Lance Stroll, che a un certo punto è finito fuori pista, e soprattutto Fernando Alonso. L’impressione è che le ruote della macchina si blocchino facilmente e che la macchina sia instabile.

Sono tutti problemi che si erano intravisti tempo fa. Aston Martin aveva iniziato a lavorare sulla sua monoposto solo nell’aprile del 2025, cioè con circa tre mesi di ritardo rispetto alle altre scuderie; e nello stesso periodo Honda aveva detto di essere in difficoltà con il motore e anche col sistema che combina la parte elettrica e quella termica. Da quest’anno la potenza prodotta dal motore termico dovrà essere equivalente a quella della batteria elettrica, anziché 3 volte più grande come l’anno scorso.

A un anno di distanza le difficoltà non sono evidentemente risolte, e le soluzioni scarseggiano. In Formula 1 c’è un tetto di spesa che va rispettato, cosa che limita molto la quantità di test che può fare una scuderia, e i motori delle monoposto non possono essere resi “più veloci” a stagione in corso, a meno di casi eccezionali. E comunque Honda dovrà usare i suoi soldi e il suo tempo per riparare i danni invece che per rendere la macchina più veloce.

Lance Stroll esce dalla monoposto dopo che si è fermata durante uno dei test in Bahrein, 18 febbraio 2026 (Rudy Carezzevoli/Getty Images)

Intanto l’ipotesi che domenica l’Aston Martin possa far ritirare i suoi piloti dopo pochi giri si fa sempre più concreta. Secondo le indiscrezioni la squadra punta a presentarsi, per evitare sanzioni, e a ritirarsi subito, per paura di danneggiare ancora di più le macchine, visto che i ricambi forniti da Honda sono scarsi e quelli nuovi tardano ad arrivare. Un episodio simile era già accaduto all’ultimo giorno dei test in Bahrein, quando l’Aston Martin di Stroll era stata fermata dopo sei giri.

Secondo il sito specializzato The Race è improbabile che ci sia un piano prestabilito. L’Aston Martin dovrebbe anzi gareggiare il più possibile, perché ha bisogno di dati per capire come mai vibra così tanto e ritirarsi subito vorrebbe dire rimandare il problema alla gara successiva. Ma a meno di un intervento eccezionalmente rapido e mirato sarà difficile vedere le Aston Martin finire il Gran Premio d’Australia.

Newey, comunque, aveva già messo le mani avanti a inizio febbraio, dicendo che l’auto era stata pensata per crescere durante il Mondiale. Dovesse succedere davvero, sarebbe una cosa nuova per l’Aston Martin – una scuderia che negli ultimi anni è spesso peggiorata a stagione in corso.