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  • Martedì 3 marzo 2026

A difendere Dubai ci sono anche gli influencer

Mentre l'antiaerea si occupa dei missili iraniani, imprenditori e creator stanno aiutando a contenere i danni di immagine

Un uomo fa jogging a Dubai domenica primo marzo. (AP Photo/Altaf Qadri)
Un uomo fa jogging a Dubai domenica primo marzo. (AP Photo/Altaf Qadri)
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Gli attacchi dell’Iran a diversi edifici particolarmente simbolici per il turismo e le opulenze di Dubai hanno provocato sia un certo panico sia diffuse minimizzazioni tra i moltissimi influencer che da anni promuovono e decantano sui social la sicurezza e il benessere della più prestigiosa città degli Emirati Arabi Uniti. Nei giorni scorsi a Dubai sono stati colpiti tra gli altri l’albergo a cinque stelle Fairmont The Palm e il celebre grattacielo Burj Al Arab, oltre ai due aeroporti principali della città, dove sono rimasti bloccati migliaia di stranieri, anche italiani.

Dalle prime ore dopo gli attacchi Instagram e TikTok si sono riempiti di video delle reazioni dei tantissimi creator, imprenditori, modelle e “crypto-bros”, italiani e stranieri, che da anni raccontano Dubai come la città migliore del mondo in cui vivere. Alcuni descrivono allarmati la situazione, la paura e i disagi, sostenendo che la retorica sulla sicurezza della città è stata smentita dai fatti. Altri invece si stanno impegnando per sostenere che Dubai rimanga un posto sicuro, anche più sicuro dell’Europa, nonostante le esplosioni e la vicinanza al conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran: per molti di loro, che si occupano di investimenti immobiliari e servizi vari, in ballo c’è anche la conservazione delle proprie finanze.

Uno dei video più circolati online, pubblicato e poi rimosso dall’influencer australiana Louise Starkey, era girato dal balcone di un albergo e mostrava un attacco missilistico iraniano negli Emirati. Nel filmato Starkey diceva: «Ho paura, ho molta paura, non dovrebbe succedere qui. Dovremmo essere nel posto più sicuro. Amo gli Emirati Arabi e mi sento sempre sicura qui. Per favore smettetela». L’influencer di fitness Will Bailey ha detto a BBC che sta riconsiderando di aprire a Dubai una divisione della sua attività, perché ora «tutto è cambiato».

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Altri utenti stanno rassicurando i propri follower e difendendo l’immagine della città. «Io mi sento più sicuro qui a Dubai che in Italia» ha detto Luis Salvi, content creator napoletano che vive a Dubai, che in un video se l’è presa anche con la cantante BigMama, i cui video preoccupati dall’aeroporto della città avevano avuto ampia circolazione. Come molti altri creator, Salvi ha sottolineato l’efficienza dei sistemi di difesa emiratini, che hanno intercettato decine tra missili e droni e hanno limitato effettivamente moltissimo i danni, visto che non risultano al momento feriti a Dubai. Una preoccupazione che sta circolando attualmente tra gli analisti militari, però, è per quanto tempo le difese dei paesi del Golfo potranno resistere prima di esaurire le munizioni.

Anche Alessandra Lorenzini, imprenditrice che vive a Dubai, ha decantato le capacità difensive di Dubai, «la città più sicura al mondo», lamentandosi del «terrorismo mediatico» sui danni causati dagli attacchi alimentato da alcuni influencer che vivono lì. In generale sono tanti gli influencer che stanno cercando di rassicurare i loro follower su Instagram e TikTok e le persone che li stanno contattando preoccupati dall’Italia, minimizzando le conseguenze degli attacchi e incensando il governo degli Emirati Arabi Uniti per la protezione garantita. Negli Emirati criticare pubblicamente il governo è un reato.

Più cinicamente, l’utente ofmcosta, che da Dubai offre consulenze su come creare “modelle AI”, ha pubblicato il video di un razzo scrivendo: «preferisco essere bombardato dai missili che dal 50% di tasse».

La giornalista Emma Ferey ha detto che la tensione tra gli influencer è palpabile in questo momento, ma che molti stanno facendo finta di niente perché sanno che parlare di politica può fare perdere follower o esporre ad attacchi nei commenti. Allo stesso tempo, spiega Ferey, molti sono vincolati da contratti con marchi e aziende che li obbligano a continuare a pubblicare contenuti, che ovviamente non possono trasmettere paura. E poi c’è l’aspetto probabilmente più importante: molti influencer che vivono e raccontano Dubai si occupano di business locali che sarebbero enormemente danneggiati se la reputazione della città dovesse uscire compromessa dalla guerra.

Anche il governo locale sta cercando di ridimensionare la portata dei danni. Ieri il Dubai media office, l’organo governativo che si occupa proprio dell’immagine pubblica della città, ha pubblicato su X un video in cui il presidente degli Emirati e il vice primo ministro passeggiano in un centro commerciale della città, come a voler dimostrare che si può camminare senza rischi. In altri video, l’ente assicura che la vita in città prosegue senza timori. Nelle interviste ufficiali le autorità usano spesso la parola “incidenti” al posto di “attacchi”.

In questi anni infatti il massiccio sforzo promozionale di Dubai, interessata ad attrarre persone e capitali da tutto il mondo, ha avuto un grosso successo: la città ha oggi più di 4 milioni di abitanti, di cui il 90% stranieri. In buona parte si tratta di lavoratori a basso costo arrivati da paesi poveri, come quelli dell’Africa orientale oppure India, Pakistan, Bangladesh. Ma quelli visibili all’esterno sono principalmente gli imprenditori interessati alle grandi opportunità di fare affari, ai vantaggi fiscali e le persone ricche allettate dalle molte possibilità di spendere i propri soldi per lussi e svaghi.

In parte grazie ai contenuti pubblicati sui social dagli influencer, specialmente quelli interessati ad attrarre nuovi residenti facoltosi, per esempio perché si occupano di investimenti immobiliari, Dubai è stata efficacemente raccontata come un’oasi tranquilla in una regione spesso pericolosa. Pur trovandosi nella penisola arabica e relativamente vicina ad aree coinvolte in conflitti e instabilità, Dubai è stata esaltata come un luogo ordinato, efficiente e protetto. La possibilità che la guerra si prolunghi e che le conseguenze e i danni in città aumentino sono un potenziale disastro in termini di immagine pubblica.

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