La Russia ha fatto ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea contro il congelamento a tempo indeterminato dei propri beni

La Banca centrale russa (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
La Banca centrale russa (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

La Banca centrale russa ha depositato alla Corte di giustizia dell’Unione Europea una causa contro la decisione dell’Unione Europea di congelare a tempo indeterminato i 210 miliardi di euro di asset finanziari russi depositati nei paesi europei. La Corte di giustizia dell’Unione Europea è l’organo giurisdizionale dell’Unione: si occupa di far rispettare i trattati e le leggi europee, tra le altre cose. La Banca centrale russa ha depositato la causa il 27 febbraio ma l’ha resa nota oggi, martedì 3 marzo.

La decisione sul congelamento era stata presa a dicembre e aveva permesso di mantenere attiva questa sanzione evitando di sottoporla a voto ogni sei mesi, com’era stato fino a quel momento: il congelamento dei beni è un insieme di sanzioni attive dal 2022, e il suo ciclico rinnovamento era reso più incerto dalla contrarietà sempre maggiore di Slovacchia e Ungheria, i cui governi filorussi osteggiano gran parte dei voti che riguardano la Russia e la guerra in Ucraina.

Secondo la Banca centrale russa il congelamento a tempo indeterminato dei suoi beni viola alcuni diritti fondamentali come l’accesso alla giustizia, il diritto di proprietà e alla propria sovranità. La Banca centrale russa ha contestato anche le modalità con cui il provvedimento sul congelamento dei beni è stato approvato, sostenendo che avrebbe dovuto esserci un voto unanime, e che non bastasse la maggioranza qualificata.

– Leggi anche: La Russia sta cominciando a sentire la guerra