Le indagini sul deragliamento del tram a Milano
Il conducente è indagato per disastro ferroviario: andrà verificato se si è sentito male, come ha detto, e perché i sistemi di sicurezza non hanno funzionato

Per il deragliamento del tram a Milano di venerdì 27 febbraio il conducente è indagato per disastro ferroviario colposo: nell’incidente sono morte due persone e altre 54 sono rimaste ferite. Il deragliamento è avvenuto tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto, vicino a Porta Venezia (a nord est del centro), e al momento non si sa cosa l’abbia causato.
L’indagine della procura si concentrerà anche sull’analisi dei dati della scatola nera del tram, cioè il dispositivo che registra i dati del mezzo, per capire se ci sia stato un malfunzionamento nei sistemi di sicurezza.
Le indagini dovranno chiarire perché il conducente abbia perso il controllo del mezzo e come mai il sistema di sicurezza del tram non si sia attivato per bloccarlo: come mostrano i video girati sul posto, non sembra che il tram abbia rallentato prima di sbandare in curva e poi scontrarsi contro l’edificio all’angolo tra le due strade.
Del conducente del tram non è stato reso noto il cognome (si sa invece che si chiama Pietro), ma ha sessant’anni e lavora per ATM, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, da quasi trentacinque. Secondo le informazioni disponibili era in servizio da circa un’ora (l’incidente è avvenuto nel pomeriggio di venerdì). Dopo l’incidente è stato ricoverato all’ospedale Niguarda per un trauma cranico, e poi dimesso con una prognosi di 20 giorni.
Il conducente aveva detto di essersi sentito male mentre guidava: in particolare aveva detto che poco dopo l’inizio del turno aveva preso una botta al piede sinistro che gli aveva provocato alcuni forti dolori alla gamba che si erano intensificati nell’ora successiva. Secondo la sua versione avrebbe avuto un mancamento: ha detto di aver «visto tutto buio» e di aver poi perso il controllo del tram.
La procura dovrà verificare se sia vero che il conducente si è sentito male: l’uomo è risultato negativo agli esami per rilevare la presenza di alcol o sostanze stupefacenti nel sangue, un procedimento obbligatorio in questi casi; gli è stato inoltre sequestrato lo smartphone per esaminare i dati su messaggi, chiamate, ricerche su internet e qualsiasi altra azione che permetta di capire se nel momento del deragliamento l’uomo fosse al cellulare. Nei prossimi giorni verrà interrogato.
Secondo le testimonianze poche centinaia di metri prima dell’incidente l’autista ha saltato una fermata, un fatto anomalo che potrebbe dimostrare l’ipotesi del malore. Nel punto in cui è avvenuto l’incidente c’è uno scambio: la svolta a sinistra è riservata ai tram delle linee 1 e 33, mentre quelli diretti a Porta Venezia devono proseguire dritto. Se è attivato lo scambio verso sinistra, gli autisti della linea 9 devono azionarlo per riposizionarlo una cinquantina di metri prima della deviazione, attraverso un comando elettronico. Venerdì l’autista non ha azionato lo scambio, ha superato il semaforo e un attraversamento pedonale senza rallentamenti.
Un altro aspetto su cui si concentreranno le indagini riguarda come detto i sistemi di sicurezza del tram: era un Tramlink, uno dei tram di ultima generazione entrati in servizio a Milano da poche settimane. Su quei tram sono presenti diversi sistemi per evitare incidenti, e in particolare per evitare le collisioni frenando quando il conducente perde il controllo del mezzo.
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L’analisi dei dati della scatola nera dovrebbe permettere di capire se siano entrati in funzione i sistemi di sicurezza e soprattutto quando. Una possibilità è che tutto sia stato più veloce del tempo previsto per l’attivazione della frenata di sicurezza: la combinazione tra l’eventuale malore, la velocità e il conseguente deragliamento potrebbe aver reso vana la frenata, così come il sistema di riconoscimento di ostacoli lungo il percorso. Nel frattempo non risulta che siano emerse anomalie nei binari e negli scambi del tram.



