Ai fan di “Scream” piace così

Vogliono un film che alterni paura, divertimento e citazioni cinematografiche, sempre con lo stesso sviluppo: da trent'anni vengono accontentati

Dal trailer di Scream 7
Dal trailer di Scream 7
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Il film più visto negli Stati Uniti e in Italia nell’ultimo weekend è Scream 7, il nuovo capitolo di una saga horror che esiste dal 1996, e che negli ultimi tre decenni ha raccontato sempre la stessa storia. La inventò Wes Craven ed è incentrata sul personaggio di Ghostface, un serial killer mascherato con una conoscenza enciclopedica dei film dell’orrore, che tormenta in particolare in modo sadico Sidney Prescott, interpretata da Neve Campbell.

Finora Scream 7 ha incassato più di 64 milioni di dollari negli Stati Uniti, un milione e 300mila euro in Italia e poco più di 97 milioni in tutto il mondo. È un risultato oltre le aspettative anche per una saga come Scream, che ha un pubblico fidelizzato e trasversale almeno a due generazioni, e solitamente va molto bene al cinema nei primi giorni di programmazione. Nel 2023 anche Scream VI aveva ottenuto incassi molto soddisfacenti, così come il quinto film della saga uscito l’anno prima.

Tra i critici c’è chi lo ha descritto come un’operazione di recupero nostalgica, scritta frettolosamente e con pochissime idee. E chi invece lo ha trovato un film ben riuscito, capace di evocare le atmosfere e l’ironia del primo Scream, un film che trent’anni fa fu capace di rilanciare il genere horror in un momento di stallo e disinteresse, grazie a uno spinto citazionismo cinematografico e a un approccio (allora) originale, che univa paura e divertimento.

Gli ultimi due film prima di questo, usciti nel 2022 e nel 2023, a distanza di più di 10 anni dal precedente, avevano provato a distaccarsi dalla storia originale: pur riproponendo gli intrecci e le trovate metanarrative tipiche della saga, avevano introdotto nuovi personaggi. Le due nuove protagoniste erano le sorelle Sam e Tara Carpenter (interpretate rispettivamente da Melissa Barrera e Jenna Ortega), oltre a vecchi personaggi della saga. Nel quinto Campbell faceva solo una piccola comparsa e nel sesto non c’era proprio.

Nel progetto originario le sorelle Carpenter avrebbero dovuto essere anche le protagoniste del settimo film, ma alla fine non si è concretizzato perché, nel novembre del 2023, Barrera fu licenziata dal cast per via di alcune dichiarazioni sulla guerra a Gaza. Poco dopo Ortega annunciò che non avrebbe partecipato a Scream 7 perché le riprese si sovrapponevano a quelle della seconda stagione di Mercoledì, serie Netflix di cui è protagonista.

Scream 7 quindi torna ai suoi personaggi di sempre e fa di conseguenza molto leva sulla nostalgia. Il regista è Kevin Williamson, che nel 1996 scrisse la sceneggiatura del primo Scream, e la protagonista è di nuovo Neve Campbell. Ma l’“effetto reunion” è accentuato anche dal fatto che nel cast sono presenti molti altri personaggi del primo e di altri film di Scream, come la cronista Gale Weathers (Courteney Cox) e l’agente di polizia Linus Riley (David Arquette).

La trama è sostanzialmente la stessa: c’è un nuovo assassino che ha cominciato a uccidere le studentesse del liceo di Woodsboro, la città fittizia in cui sono ambientate le vicende, e a tempestare di telefonate la rassegnata Sidney Prescott, che deve inventarsi un modo per fermarlo.

Come da tradizione tutta la storia è piena di momenti metanarrativi, ossia in cui i personaggi fanno intendere di essere consapevoli di trovarsi in un’opera di finzione. Ci sono per esempio dei riferimenti a “Stab”, una saga cinematografica basata sugli omicidi di Woodsboro che ricorda in tutto e per tutto quella di Scream. E c’è il tentativo di prendere in giro alcune tendenze sociali recenti un po’ macabre, dall’ossessione degli influencer statunitensi per il true crime al cosiddetto dark tourism, il turismo verso luoghi associati alla morte.

Lo si capisce all’inizio del film, quando si scopre che la casa di Stu Macher, uno dei due assassini del primo Scream, è stata trasformata in un costoso bed and breakfast dedicato a Ghostface.

Il critico del Guardian Benjamin Lee ha scritto che, nonostante l’originale del 1996 rimanga ancora insuperabile, «è difficile sostenere che ci sia stato un film di Scream oggettivamente brutto».

La saga mantiene sempre un livello tutto sommato buono, anche perché si basa su poche peculiarità molto amate dagli spettatori più affezionati, come l’alternanza tra momenti di divertimento e paura, le efficaci interazioni tra Ghostface e Prescott, la tendenza a prendere in giro i cliché e le ingenuità dei film dell’orrore e le continue citazioni dei classici del genere. E, come i capitoli precedenti, Scream 7 ha fatto molta attenzione a rispettarli.

A Brian Tallerico del sito rogerebert.com invece non è piaciuto quasi nulla, dalla regia al montaggio «incerto e forzato». L’aspetto che lo ha deluso maggiormente, però, è la scrittura di Williamson, uno che negli anni Novanta riuscì a farsi notare per il suo talento nell’ideazione di personaggi adolescenti e al passo coi tempi (Williamson è anche il creatore di Dawson’s Creek), ma che oggi sembra aver «dimenticato come parlano i giovani».

«Il modo in cui questo film cerca di intrecciare tecnologia e intelligenza artificiale nella sua narrazione sembra davvero quello di un vecchio», ha aggiunto Tallerico.

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Insieme ad Halloween, Venerdì 13 e Nightmare, Scream è tra i più celebri esempi di slasher, il sottogenere dell’horror in cui il cattivo è un assassino che perseguita gli adolescenti, uccide le vittime utilizzando qualcosa di affilato (una motosega, un coltello, un machete e così via) e nella stragrande maggioranza dei casi, ma non tutti, indossa una maschera.

I personaggi di Ghostface e Prescott hanno una certa importanza in queste categorie: sono rispettivamente uno degli assassini e una delle “final girl” (i personaggi femminili che, nei film horror, in un modo o nell’altro riescono a sfuggire al maniaco omicida di turno) più famosi e longevi della storia del cinema dell’orrore.

Nella prima metà degli anni Novanta, prima del primo Scream, il genere horror si alternava tra sequel di film che avevano avuto successo negli anni Ottanta ma la cui vena si stava inevitabilmente esaurendo e nuove iterazioni di vecchie formule, spesso proposte in film direttamente destinati alla visione domestica, quindi senza passare dai cinema, con attori pressoché sconosciuti e con budget risicati.

Fino al 1991 c’erano stati per esempio cinque Halloween, sei Nightmare e ben otto Venerdì 13: tutti film diventati parte della cultura pop del tempo, di cui moltissimi spettatori sapevano almeno qualche nome e qualcosa sulla trama, e di cui quasi ogni nuovo film slasher sembrava solo una brutta copia.

Un horror che si era fatto notare era stato nel 1994 Nightmare – Nuovo incubo in cui il regista Wes Craven (già regista del primissimo Nightmare) si era inventato una trama metanarrativa in cui Freddy Krueger, il terrificante serial killer protagonista della serie, usciva dalla finzione filmica e invadeva la vita di chi aveva fatto film su di lui. Piacque per la sua originalità ma non incassò granché.

Poco dopo Craven si mise al lavoro su quello che sarebbe poi diventato Scream, un film tutto nuovo in cui l’aspetto metanarrativo era applicato a svariati horror. Già nelle sue famosissime scene iniziali il primo Scream faceva capire di essere diverso, per come provava a destrutturare il sottogenere a cui apparteneva e perché non fingeva, come spesso capitava nei film, che i suoi personaggi vivessero in una realtà in cui non c’erano i film.

In una sorta di citazione del fatto che in Psyco colei che sembra essere la protagonista venga uccisa meno di un’ora dopo l’inizio, Scream iniziò con Drew Barrymore (nota per essere stata una delle attrici bambine più amate nella storia del cinema, grazie al suo ruolo in E.T. – L’extra-terrestre) e la fece morire dopo pochi minuti.

Peraltro, il personaggio di Barrymore muore – al termine di una scena sconsigliata a chi non gradisce vedere sangue e lame affilate – perché non conosce abbastanza bene gli horror degli anni precedenti e non sa rispondere a domande dirette sulle loro trame (la scena è qui, se ve la sentite).

Scream era costato 15 milioni di dollari, ma incassò più di dieci volte tanto: diventò un film di culto quasi immediatamente, e già dopo pochi anni fu oggetto di omaggi, citazioni e commedie demenziali che ne ripresero l’estetica e la trama, come Scary Movie e Shriek – Hai impegni per venerdì 17?.

Visto il successo ci si mise subito al lavoro su un sequel, di nuovo diretto da Craven, che coerentemente con il primo film provò a giocare con le aspettative di quel che doveva essere il sequel di un film horror. Uscì nel 1997 e andò altrettanto bene per incassi, seppur lasciando molto meno il segno rispetto al predecessore.

Andarono invece peggio il terzo e il quarto, usciti nel 2000 e nel 2011 e diretti dallo stesso regista. Craven morì nel 2015: prima di Williamson, gli altri due sequel erano stati affidati a Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.

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