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  • Lunedì 2 marzo 2026

Cos’è successo nel terzo giorno di guerra

Gli attacchi di Iran e Israele si sono espansi su più fronti, e nel suo primo discorso Trump non ha parlato di rovesciare il regime iraniano

Il fumo dell'esplosione causata da un attacco israeliano a Beirut, il 2 marzo
Il fumo dell'esplosione causata da un attacco israeliano a Beirut, il 2 marzo (EPA/WAEL HAMZEH)
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Nel suo terzo giorno, la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran si è ulteriormente allargata in Medio Oriente. Il Post ha seguito gli aggiornamenti con questo liveblog.

Lunedì Israele ha bombardato il Libano per la prima volta durante questa guerra, sostenendo di colpire obiettivi di Hezbollah, un importante gruppo politico e paramilitare alleato dell’Iran. Il governo libanese ha detto che gli attacchi su Beirut e sulla zona meridionale del paese hanno ucciso almeno 52 persone.

Israele e l’Iran hanno continuato ad attaccarsi. L’Iran ha anche continuato a lanciare missili e droni sui paesi del Golfo, che si stanno difendendo. Il Qatar ha abbattuto due bombardieri iraniani, oltre a droni e missili. L’azienda statale energetica, QatarEnergy, ha sospeso la produzione di gas naturale liquefatto dopo un attacco iraniano contro due impianti energetici.

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Ha sospeso le operazioni anche la più importante raffineria di petrolio dell’Arabia Saudita, quella di Ras Tanura, sempre a causa di un attacco iraniano. Il Kuwait ha detto che sono stati uccisi due soldati della sua marina, ha inoltre confermato di aver abbattuto per sbaglio tre caccia statunitensi (i piloti sono sopravvissuti). Lunedì mattina un drone ha colpito la base militare britannica di Akrotiri a Cipro, ma il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha detto che il paese non sta partecipando alla guerra in nessun modo.

Donald Trump alla Casa Bianca, il 2 marzo

Donald Trump alla Casa Bianca, il 2 marzo (AP Photo/Alex Brandon)

Lunedì c’è stato anche il primo discorso pubblico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che dall’inizio della guerra aveva comunicato quasi esclusivamente con video sui social e brevi interviste telefoniche. È stato notevole principalmente per quello che Trump non ha detto: non ha parlato più di rovesciare il regime iraniano, né ripetuto gli inviti alla popolazione iraniana a ribellarsi, cioè le due cose su cui lui e Israele avevano insistito di più in questi giorni.

Hanno fatto dichiarazioni simili altri due importanti membri dell’amministrazione: il segretario di Stato, Marco Rubio, e quello alla Difesa, Pete Hegseth. Trump e, dopo di lui Rubio, hanno enfatizzato altri obiettivi: principalmente distruggere le capacità missilistiche e nucleari dell’Iran. Gli altri due sono impedire all’Iran di sviluppare armi atomiche (quello con cui erano stati giustificati gli attacchi dell’estate scorsa) e interrompere il sostegno dell’Iran alle milizie sue alleate nella regione, come Hezbollah e Hamas nella Striscia di Gaza.

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Trump ha spiegato che gli Stati Uniti avevano prospettato una durata di 4-5 settimane per le operazioni militari, ma di essere pronto a proseguirle più a lungo se necessario. Sia lui che Rubio hanno detto che gli attacchi più pesanti contro l’Iran devono ancora arrivare.

A causa della guerra in Iran e degli attacchi nella regione del Golfo, lunedì il prezzo del gas è aumentato del 50 per cento. L’Iran inoltre è tornato a minacciare di chiudere lo stretto di Hormuz, da cui passa un quinto di tutto il petrolio venduto al mondo e dove, per effetto della guerra, il traffico marittimo si è già drasticamente ridotto.

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