I gelati confezionati non sono più un affare per le multinazionali

La più grande al mondo nel settore alimentare, Nestlé, vuole vendere la sua divisione dedicata e non sarebbe la prima

Dei barattoli di gelato confezionato Ben & Jerry's (Chris Ratcliffe/Bloomberg)
Dei barattoli di gelato confezionato Ben & Jerry's (Chris Ratcliffe/Bloomberg)
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Il 19 febbraio l’amministratore delegato di Nestlé, Philipp Navratil, ha detto che l’azienda sta negoziando per vendere la sua divisione dedicata ai gelati confezionati, di cui fanno parte marchi molto noti come Maxibon, Coppa del Nonno e Häagen-Dazs. Nestlé è una delle multinazionali alimentari più grandi al mondo e controlla il 50 per cento di Froneri, una società nata nel 2016 dall’unione del comparto gelati di Nestlé e della società inglese R&R Ice Cream, controllata da un fondo di investimento francese.

Nonostante Froneri sia un’azienda piuttosto solida e in attivo, Navratil ha spiegato che il settore dei gelati è diventato meno strategico per il gruppo, rappresentando una distrazione dai comparti più redditizi come il caffè, il cibo per animali, gli alimenti salutistici e gli snack.

Una scelta simile era stata fatta già nel 2024 da Unilever, altra grande multinazionale del settore alimentare, che aveva scorporato la sua divisione gelati creando una nuova società quotata, la Magnum Ice Cream Company, in cui sono confluiti marchi come Cornetto, Ben & Jerry’s e Magnum.

Nel 2023 il gelato rappresentava circa 8–9 miliardi di dollari dei 60 miliardi di ricavi totali di Unilever, mentre le altre quattro divisioni (bellezza, cura per la casa, nutrizione e igiene personale) si aggiravano attorno ai 12 e i 15 miliardi di dollari. Le vendite inoltre erano cresciute solo del 2,3 per cento, molto meno rispetto alle altre divisioni. Infine si era registrato un calo dei volumi di vendita del 6 per cento rispetto all’anno precedente.

Anche per Nestlé l’andamento è stato simile: nel 2025 la divisione dei gelati di Nestlé è cresciuta dell’1,3 per cento, molto meno rispetto ai prodotti per il benessere animale, che sono cresciuti del 7,3 per cento, o a quello dei prodotti dolciari che invece è cresciuto dell’8,2 per cento.

Uno dei motivi principali per cui i gelati confezionati hanno smesso di essere un prodotto interessante per le multinazionali è il recente rincaro dei prezzi di alcuni degli ingredienti fondamentali per la loro preparazione, come zucchero, latte e cioccolato.

L’aumento dei costi per le aziende ha comportato un aumento generalizzato dei prezzi dei gelati confezionati al pubblico. In Italia, per esempio, nel 2021 il prezzo medio di un gelato confezionato in vaschetta in vendita al supermercato si attestava attorno ai 3,99 euro. Nel 2025 è salito a 7,98 euro. E a causa di questo grosso aumento dei prezzi dei gelati confezionati di marca, sempre più consumatori hanno cominciato a preferire i gelati delle linee discount dei supermercati.

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Alcune linee di gelati non hanno aumentato il prezzo ma hanno diminuito le porzioni: in questi casi si parla di “shrinkflation”. Per mantenere i prezzi al pubblico uguali ma fronteggiare l’aumento dei costi, diminuiscono la quantità di prodotto. È una cosa che i consumatori notano, soprattutto quelli più affezionati, e che non è sempre vincente.

I dati sulle vendite dei gelati, se analizzati singolarmente, non sono di per sé preoccupanti, ma mostrano un netto distacco rispetto all’andamento delle altre categorie di prodotti del gruppo e soprattutto rispetto alla crescita costante su cui puntano le multinazionali. Un indicatore fondamentale di questa frenata è la redditività operativa, cioè la percentuale di ricavo che resta all’azienda dopo aver pagato i costi di produzione e gestione: nel 2025, per i gelati Nestlé, questa cifra è stata del 23 per cento, leggermente in calo rispetto al 23,5 per cento dell’anno precedente.

Inoltre, il mercato del gelato segue una filiera produttiva diversa da quella degli altri prodotti venduti da queste multinazionali. In primo luogo, l’azienda deve gestire canali di approvvigionamento distinti per ingredienti agricoli molto sensibili alle variazioni di prezzo, come il latte fresco, la panna, lo zucchero e il cacao, oltre a imballaggi progettati per resistere all’umidità del gelo. In secondo luogo, la distribuzione richiede una rete logistica dedicata: a differenza di un pacco di caffè o di pasta, il gelato non può essere trasportato su mezzi comuni, ma necessita di magazzini e camion dotati di impianti di refrigerazione costantemente attivi.

Inoltre è cambiato proprio l’approccio di queste aziende. Fino a poco tempo fa sia Nestlé che Unilever seguivano il modello del conglomerato, cioè acquistavano aziende attive in settori molto diversi tra loro per diversificare il rischio. Oggi entrambe stanno decidendo di concentrarsi su pochi settori in cui dominare il mercato e ottimizzare le risorse, piuttosto che disperdere energie nel gestire più investimenti complicati come quello nel gelato.

In questo settore dunque conviene che intervenga un operatore specializzato, come sono Froneri e Magnum Ice Cream Company, che possa produrre sia per i grandi marchi sia per le sottomarche dei supermercati.

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A questo si aggiunge il fatto che il mercato dei gelati artigianali sta avendo una forte espansione in alcuni paesi europei come Italia, Francia e Spagna. Per esempio, in Italia nel 2025 il gelato artigianale (che rappresenta il 26,4 per cento del mercato europeo) ha raggiunto un fatturato di 3,1 miliardi di euro, il 3 per cento in più rispetto al 2024. Tra le ragioni di questo successo c’è anche il fatto che rispetto ai gelati confezionati quello artigianale è percepito come più sano.

Il gelato è stato anche inserito all’interno del paniere Istat, l’insieme di beni e servizi che viene usato per calcolare abitudini e consumi delle persone in Italia e misurare l’inflazione. Il gelato è un buon indicatore perché è uno dei prodotti il cui prezzo è più aumentato negli anni ma lo è anche perché il suo consumo si sta stabilizzando e lo si sta mangiando di più, anche prima e dopo la stagione estiva. È inserito sempre di più all’interno dei menù dei ristoranti tra le voci dei dessert ed è più frequente che le gelaterie rimangano aperte in inverno.