La più popolare app per incontri tra uomini è diventata inutilizzabile
Grindr le sta provando tutte per convincere gli utenti ad abbonarsi, col risultato che molti la stanno abbandonando
di Viola Stefanello

Fin dalla sua fondazione, nel 2009, gli utenti hanno sempre avuto qualche motivo per lamentarsi di Grindr, la più famosa e utilizzata app d’incontri tra uomini. Quasi sempre, però, queste lamentele riguardavano i comportamenti delle persone iscritte all’app: il razzismo nei profili, la transfobia, la discriminazione verso chi è sieropositivo, i messaggi aggressivi, l’oggettificazione costante, le interazioni degradanti. Per molto tempo, per esempio, l’app ha permesso agli utenti di escludere con un filtro le etnie a cui non erano interessati, o di scrivere nella propria descrizione del profilo cose come «no grassi, no asiatici, no checche».
Nel 2020, dopo anni di critiche, Grindr ha rimosso il filtro per l’etnia e ha vietato agli utenti di specificare preferenze razziali nelle bio, ma le lamentele sulla qualità delle interazioni umane non sono scomparse. Più di recente però se ne sono aggiunte di ulteriori, che per molti utenti sono più difficili da ignorare e decisamente più frustranti. E hanno quasi tutte a che fare con il fatto che l’azienda che gestisce l’app ha deciso di privilegiare i guadagni economici rispetto all’esperienza di chi la usa.
I problemi principali, secondo chi usa la versione gratuita dell’app, sono tre. Il primo, e l’unico che non può essere risolto pagando un abbonamento a Grindr, è quello dei bot: profili falsi che inviano messaggi spam, spesso con link a siti esterni o richieste di dati bancari. Anche chi non ci casca deve comunque fare i conti con la loro presenza, perché occupano spazio nella griglia dei profili attivi che viene mostrata quando si entra sull’app e intasano le notifiche e la sezione messaggi. Anche chi paga il piano più costoso offerto dall’app segnala di ricevere spesso messaggi da persone che evidentemente non esistono.
Poi c’è il problema del limite alla geolocalizzazione. A differenza di altre app di incontri come Tinder o Hinge, che mostrano i profili uno alla volta e richiedono un match reciproco, Grindr funziona come una griglia: mostra tutti gli utenti attivi nelle vicinanze e permette di scrivere a chiunque senza approvazione. L’immediatezza e la sensazione di poter scrivere a chiunque sia intorno a te in quel momento è sempre stata una caratteristica distintiva di Grindr. Per la gran parte degli utenti, infatti, Grindr serve soprattutto a trovare partner sessuali estemporanei, più che relazioni durature.
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Nella versione gratuita attuale, però, il raggio entro cui si possono visualizzare i profili è stato ridotto a pochi chilometri, e il numero di profili visibili è limitato. Giorgio J. Amado, giornalista che ha a lungo scritto di cultura gay in Italia sotto pseudonimo, dice al Post che «molti usano Grindr da casa o dall’ufficio, nei tempi morti, non durante la socialità attiva. Perciò, vedere soltanto i profili entro pochi chilometri è un po’ come finire intrappolati in un condominio in cui sei già andato a letto con metà degli altri inquilini, hai litigato con un terzo e hai sbattuto la porta in faccia più volte ai restanti. L’arrapante gusto del non sapere chi troverai online, la piccante esplorazione di nuovi profili viene meno». Lui, per esempio, dice che a questo punto lo usa soprattutto per fare amicizia con altri uomini gay che abitano vicino a lui: «Magari li ho riconosciuti per strada e ho detto loro “Ehi, non ci parliamo mai ma abitiamo vicino, vuoi che ci beviamo un caffè?”».
Il problema più citato in assoluto, però, è quello delle pubblicità. Compaiono praticamente a ogni azione — aprire una chat, caricare nuovi profili, ricevere una foto — e durano più di trenta secondi, senza possibilità di saltarle. L’interruzione costringe spesso a ricaricare la pagina, e capita che il refresh interferisca con la geolocalizzazione, facendo sparire dalla griglia la persona che si stava cercando.
Molto spesso, poi, sono pubblicità di finti videogiochi per cellulare surreali, in cui al giocatore viene chiesto di salvare neonati da una colata di lava, consolare donne incinte che hanno perso tutti i capelli o liberare dei re che sono rimasti intrappolati nel proprio castello. Amado dice di ricevere regolarmente anche pubblicità «tarate chiaramente su utenti eterosessuali», come servizi che ti permettono di «creare la tua fidanzata virtuale».

Due pubblicità trovate su Grindr, condivise da Amado con Il Post
Per eliminare le pubblicità e per ampliare il raggio di ricerca, Grindr offre due livelli di abbonamento: Xtra e Unlimited. Il primo costa circa 11 euro alla settimana, 16 euro al mese o 67 euro all’anno. Il secondo, che sblocca tutte le funzionalità, costa 28 euro alla settimana, o 45 al mese. Stando ai dati dell’azienda, su quindici milioni di utenti attivi mensili solo 1,2 milioni pagano un abbonamento. Tutti gli altri navigano in un’app progettata, secondo molti esperti di design, per rendere l’esperienza gratuita sufficientemente frustrante da spingerli ad abbonarsi.
Alessio Febbroni, che usa Grindr regolarmente da quasi dieci anni, ha pagato l’abbonamento Xtra per qualche mese: «l’esperienza è stata totalmente diversa, in positivo. Vedevo molti più profili e in generale la sola possibilità di aumentare il raggio di azione ha stravolto completamente l’esperienza che avevo in precedenza dell’app». Anche pagando, comunque, ha continuato ad avere costanti problemi tecnici: «se parli con chiunque usi l’app ti dirà che si interrompe o si chiude da sola, regolarmente. A me è successo con qualsiasi telefono abbia mai avuto. Capita spessissimo anche che i messaggi non vengano recapitati, o rimangano bloccati per qualche strana ragione».
Benché Grindr rimanga la più nota e utilizzata app d’incontri per uomini gay e bisessuali, insomma, l’esperienza degli utenti è notevolmente peggiorata. Per molti esperti, il punto di svolta è stato nel 2022, quando Grindr è stata quotata in borsa: da quel momento, la priorità ha cominciato a essere quella di massimizzare i profitti per gli investitori e convincerli della crescita costante della redditività del servizio.
È un fenomeno che si è visto con molte altre app, di dating ma soprattutto di social networking, negli ultimi anni, e che ha un nome: enshittification, termine coniato nel 2022 dal giornalista Cory Doctorow. Il termine descrive un processo ricorrente nelle grandi piattaforme tecnologiche: all’inizio il servizio è gratuito e funziona bene perché l’obiettivo è acquisire utenti, ma una volta raggiunta una posizione dominante sul mercato, l’esperienza gratuita peggiora deliberatamente per spingerli a pagare.
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Mathias Obinu, utente sardo che ha smesso di usare Grindr per via della pessima esperienza di navigazione, dice che è un problema soprattutto se, come lui, vivi lontano da grandi città dove la comunità LGBTQ+ è più vasta e visibile, perché «non puoi trovare altre soluzioni in applicazioni diverse».
In tantissime zone d’Italia, spiega Obinu, Grindr è l’unica alternativa per chi è gay o bisessuale e magari vuole mantenere una certa privacy attorno al proprio orientamento sessuale. «Su Tinder ci sono pochi altri uomini, e in generale non è considerato accettabile avere un account in cui non si vede la faccia o si usa un nome falso, come invece capita spesso su Grindr», dice. Altre app, semplicemente, non hanno un’utenza abbastanza sviluppata per poter funzionare in provincia.
Chi vive in luoghi relativamente isolati, o comunque lontani da città grandi, è però anche particolarmente penalizzato dalla riduzione del raggio di ricerca. «Chi abita in periferia è di fatto condannato a vivere in un deserto virtuale», dice Amado. «Io non so che loro esistono, e loro non possono trovare me». Alcuni usano app per falsificare la posizione del proprio GPS, altri aprono Grindr solo quando viaggiano.
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Claudio Santarelli, che utilizza app e siti d’incontri gay dai primi anni Duemila, vive a Milano, che tra le città italiane è senza dubbio quella con la comunità gay più nutrita, e dove quindi è più probabile trovare un certo numero di utenti anche sulle app più piccole. Dice di aver osservato che oggi gran parte degli uomini alla ricerca di rapporti sessuali con altri uomini in città utilizza più app contemporaneamente. Oltre a Grindr, Tinder, Hinge e Feeld (che sono usate anche da utenti etero) dice che vanno particolarmente di moda The Blowers, dedicata in particolare agli uomini che cercano sesso orale, e Sniffies, dove gli uomini segnalano la propria posizione per farsi raggiungere da altri utenti.
Chi ha già un proprio giro, poi, spesso fa parte di gruppi Telegram in cui si organizzano feste che si possono trasformare in orge. Altri, invece, raccontano di usare molto Instagram per approcciare direttamente gli uomini visibilmente gay in chat e flirtare. Leo Herrera, autore di una newsletter piuttosto seguita sull’intersezione tra sesso e tecnologia, dice poi di aver notato una crescente voglia di incontrare potenziali partner offline. «Molti storici spazi di cruising [cioè luoghi dove gli uomini sanno che possono andare per cercare partner sessuali], come le saune o certi bar, purtroppo hanno chiuso e non torneranno più», dice. «Ma c’è stato un aumento di eventi a sfondo sessuale, come i sex party, soprattutto nelle grandi città».
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