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  • Venerdì 27 febbraio 2026

Perché il Pakistan ha attaccato l’Afghanistan

C'entra un potente gruppo terroristico che sembrava sconfitto, e che poi è tornato sfruttando la vicinanza con i talebani afghani

Un soldato talebano di guardia al confine con il Pakistan, 27 febbraio 2026 (AP Photo/Wahidullah Kakar)
Un soldato talebano di guardia al confine con il Pakistan, 27 febbraio 2026 (AP Photo/Wahidullah Kakar)

Il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, ha detto che il Pakistan è in «guerra aperta» con l’Afghanistan. Nella notte tra giovedì e venerdì il Pakistan ha bombardato diverse aree dell’Afghanistan, tra cui la capitale Kabul, Kandahar e la regione di Paktika, vicine al confine, uccidendo decine di persone. È l’ultimo di una serie di attacchi reciproci: giovedì i talebani che governano l’Afghanistan avevano attaccato postazioni di confine in Pakistan; lo scorso fine settimana il Pakistan aveva bombardato alcune posizioni talebane, sempre vicino alla frontiera.

Il Pakistan accusa i talebani di ospitare e sostenere il gruppo terroristico Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), noto anche come talebani pachistani, che sono distinti dai talebani afghani ma con cui c’è una forte vicinanza. Il TTP sta portando avanti una violenta insurrezione armata nella parte occidentale del Pakistan, in cui sono state uccise migliaia di persone: secondo il Pakistan, questo avviene con la complicità dei talebani. «La misura della nostra pazienza è piena», ha detto il ministro Asif.

Il TTP è un gruppo terroristico nato nel 2007 dall’unione di vari altri gruppi islamisti, e attivo soprattutto nella regione del Khyber Pakhtunkhwa, nel Pakistan occidentale al confine con l’Afghanistan. L’obiettivo del gruppo era di fare con il Pakistan ciò che i talebani avevano fatto con l’Afghanistan anni prima: prendere il potere e imporre la legge islamica. L’insurrezione era favorita dal fatto che il Pakistan governava – e tuttora governa – quelle regioni in modo corrotto e violento, e senza riguardi per la popolazione locale.

In quegli anni militanti pachistani — confluiti poi nel TTP — combatterono con i talebani afghani contro le forze statunitensi che avevano invaso l’Afghanistan nel 2001. Dopo la nascita del TTP, il rapporto si consolidò: i talebani afghani offrirono rifugio ai suoi miliziani nelle aree sotto il loro controllo, soprattutto durante le operazioni militari dell’esercito pachistano nelle regioni di confine.

Soldati Pakistani a Lahore, luglio 2025 (AP Photo/K.M. Chaudary)

Soldati pachistani a Lahore, luglio 2025 (AP Photo/K.M. Chaudary)

Verso la fine dello scorso decennio, dopo anni di combattimenti, sembrò che l’esercito pachistano stesse infine avendo la meglio sul TTP, anche grazie al sostegno degli Stati Uniti: buona parte dei leader del gruppo fu uccisa, e i morti in attacchi terroristici in Pakistan passarono da 3.600 nel 2015 a meno di 400 nel 2019. L’esercito pachistano diede il TTP per sconfitto.

In questo contesto, quando nel 2021 i talebani conquistarono l’Afghanistan cacciando il governo sostenuto dagli Stati Uniti, il governo pachistano festeggiò l’avvenimento: l’allora primo ministro Imran Khan si congratulò con il popolo afghano per aver spezzato «le catene della schiavitù». Ufficiali d’intelligence pachistani furono visti in Afghanistan in compagnia dei comandanti talebani.

Questa sembra una contraddizione, ma il rapporto tra talebani e Pakistan è sempre stato eccezionalmente complesso, anche perché i talebani stessi sono una coalizione di vari gruppi anche tribali, alcuni vicini all’esercito pachistano. Questo ha fatto sì che il Pakistan, pur essendo alleato degli Stati Uniti, e pur fronteggiando la minaccia del TTP, abbia di frequente aiutato i talebani afghani, con cui c’è una vicinanza religiosa ed etnica. Sostenendo il ritorno al potere dei talebani afghani, il Pakistan scommise che in cambio avrebbero collaborato per tenere sotto controllo il TTP. Si sbagliava.

I talebani afghani si trovano a loro volta in una situazione delicata: il TTP ha forti connessioni con la leadership militare e politica dell’Afghanistan, e il gruppo ha giurato fedeltà all’attuale leader del paese, Haibatullah Akhundzada. Se i talebani collaborassero con il Pakistan per disarmare o eliminare il TTP, finirebbero per perdere il sostegno di chi internamente in Afghanistan sostiene il TTP. Inoltre rischierebbero che centinaia se non migliaia di miliziani abbandonino il gruppo per arruolarsi nello Stato Islamico (nella versione locale ISIS-K), che è attivo anche in Afghanistan e si oppone ai talebani.

Anziché aiutare i pachistani a eliminare il TTP, i talebani l’hanno sostenuto. L’hanno finanziato e hanno consentito che i suoi miliziani di addestrassero sul territorio afghano.

Il risultato è che il TTP, che sembrava finito, è tornato forte, e ha ripreso gli attacchi. Il numero dei morti in Pakistan per attentati terroristici (di cui il TTP è il maggiore responsabile) è tornato a salire: nel 2023 sono state uccise 1.500 persone tra civili e militari, nel 2024 oltre 2.200, nel 2025 circa 4.000. Il TTP sta anche espandendo il proprio campo d’azione: non si limita più ad attaccare le regioni di frontiera tra Afghanistan e Pakistan, ma sta cercando di penetrare più in profondità in territorio pachistano, per destabilizzare le regioni urbane interne.

I rapporti tra Pakistan e Afghanistan si sono deteriorati anche per altre ragioni: da quando sono tornati al potere, i talebani afghani hanno stabilito rapporti con l’India, rivale storico del Pakistan. Inoltre il confine tra i due paesi (noto anche come “linea Durand”), che risale ai tempi della dominazione coloniale britannica della regione, è molto contestato da entrambi, ed è spesso oggetto di schermaglie militari.

Una casa distrutta da un bombardamento del Pakistan in territorio afghano, 22 febbraio 2026 (AP Photo/Hedayat Shah)

Una casa distrutta da un bombardamento del Pakistan in territorio afghano, 22 febbraio 2026 (AP Photo/Hedayat Shah)

Negli ultimi anni il Pakistan ha tentato varie forme di pressione per convincere i talebani afghani a collaborare contro il TTP. Tra le altre cose ha inflitto sanzioni economiche ed espulso centinaia di migliaia di rifugiati afghani dal Pakistan. Ancora nel gennaio del 2025 i pachistani avevano provato a usare un approccio positivo: Asim Munir, il capo di stato maggiore dell’esercito pachistano, aveva definito l’Afghanistan un «vicino fraterno», e aveva chiesto collaborazione contro il TTP.

Nel corso dell’anno scorso però le cose sono precipitate. A ottobre il Pakistan aveva bombardato varie città afghane, compresa la capitale Kabul, in maniera simile a come ha fatto questa settimana. Quel bombardamento, peraltro, era avvenuto proprio mentre il ministro degli Esteri afghano era in visita in India. Erano seguiti alcuni giorni di scontri militari, che però erano stati interrotti da un cessate il fuoco concordato dopo vari negoziati avvenuti tra Doha, Istanbul e Riad. Le ostilità non si sono mai davvero fermate, e questa settimana sono tornate con maggiore violenza.

Non è ancora chiaro cosa intenda il Pakistan quando dice di essere in «guerra aperta» contro l’Afghanistan. Il Pakistan, almeno sulla carta, ha un esercito moderno e bene armato, con un’aviazione dotata di centinaia di caccia. È inoltre dotato di bombe atomiche. L’esercito regolare afghano, invece, è più piccolo e peggio armato, e non ha una propria aviazione. Nonostante questo, i talebani sono una forza di guerriglia temibile, che per anni nemmeno gli Stati Uniti sono mai riusciti a sconfiggere.