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  • Venerdì 27 febbraio 2026

Le ong potranno restare a Gaza, per ora

Il governo israeliano aveva ordinato loro di andarsene entro il 1° marzo, ma la Corte Suprema ha bloccato la decisione mentre esamina i ricorsi

Un campo di tende a Nuseirat, Striscia di Gaza, il 2 gennaio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
Un campo di tende a Nuseirat, Striscia di Gaza, il 2 gennaio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)
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La Corte Suprema israeliana ha stabilito che per il momento le ong attive nella Striscia di Gaza potranno continuare a operare, nonostante l’ordine contrario del governo israeliano. La decisione è temporanea ed è stata presa per permettere alla Corte di esaminare il ricorso presentato da alcune organizzazioni contro il blocco.

A partire dallo scorso 1° gennaio Israele aveva vietato a 37 organizzazioni umanitarie di operare nella Striscia di Gaza, e aveva dato loro due mesi di tempo per andarsene, quindi entro il prossimo 1° marzo. Aveva giustificato la decisione dicendo che le ong non avevano fornito al governo israeliano una lista dei loro dipendenti palestinesi, che il governo sosteneva fosse necessaria per accertare l’assenza di presunti legami con organizzazioni terroristiche, come Hamas. Domenica 17 di queste ong avevano fatto ricorso alla Corte Suprema israeliana denunciando, fra le altre cose, i rischi di gravi conseguenze umanitarie per la cessazione delle loro attività.

Nel concedere la sospensione temporanea, la Corte Suprema ha specificato di non aver preso alcuna posizione nel merito del ricorso, né ha definito una scadenza per una sentenza definitiva.

Un campo di tende a Nuseirat, Striscia di Gaza, il 2 gennaio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Il provvedimento del ministero degli Affari della diaspora e del contrasto all’antisemitismo riguarda alcune note organizzazioni internazionali come Medici senza Frontiere, ActionAid, l’International Rescue Committee e il Norwegian Refugee Council.

Israele accusa da tempo le organizzazioni umanitarie che operano nella Striscia di avere legami con Hamas: il caso più discusso è stato quello dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di fornire assistenza umanitaria ai profughi palestinesi. Hamas governa la Striscia di Gaza dal 2007, e chi opera al suo interno è in molti casi obbligato a lavorare a stretto contatto col gruppo.

Da circa un anno le norme stabilite da Israele per poter fornire assistenza umanitaria a Gaza e in Cisgiordania prevedono che le ong presentino una serie di documenti relativi alle loro organizzazioni e alle loro attività, compreso un elenco di tutti i dipendenti stranieri e palestinesi, nonché i passaporti e i numeri di identificazione personale di tali lavoratori. Molte ong si sono rifiutate di fornirli, anche per salvaguardare la sicurezza dei propri dipendenti, soprattutto se palestinesi.

Nel ricorso alla Corte Suprema le ong sostengono che le nuove regole violino il diritto internazionale e che Israele non abbia l’autorità per decidere il blocco delle loro attività. L’ordine stava già creando grossi problemi alle ong e alle persone che assistono, rendendo ancora più complicato fornire assistenza umanitaria.