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  • Giovedì 26 febbraio 2026

C’erano anche gli Stati Uniti nell’operazione contro “El Mencho”

Anche se non si sono visti: hanno fatto pressioni e fornito intelligence per l’azione in cui è stato ucciso il più potente narcotrafficante del Messico

Un soldato vicino a un veicolo bruciato a Cointzio, nello stato messicano di Michoacán, dopo l’uccisione di El Mencho (AP Photo/Armando Solis)
Un soldato vicino a un veicolo bruciato a Cointzio, nello stato messicano di Michoacán, dopo l’uccisione di El Mencho (AP Photo/Armando Solis)

La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha detto che l’operazione di domenica scorsa contro Nemesio Oseguera Cervantes, detto “El Mencho” — il capo del Cartello Jalisco Nueva Generación, ucciso durante il tentativo di cattura — è stata condotta esclusivamente dalle forze armate messicane. Sheinbaum ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti non hanno partecipato direttamente all’operazione, se non fornendo alcune informazioni di intelligence che si sono rivelate utili.

La versione ufficiale di Sheinbaum tende a minimizzare il ruolo dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, ma l’uccisione di El Mencho fa parte di una storia più ampia. Il Messico non era mai stato sottoposto a una pressione così forte da parte degli Stati Uniti per intensificare la lotta ai cartelli del narcotraffico.

La presidente Claudia Sheinbaum e il segretario alla Difesa Ricardo Trevilla Trejo in conferenza stampa il giorno dopo l’uccisione di El Mencho, Città del Messico, 23 febbraio 2026 (AP Photo/Ginnette Riquelme)

Nel febbraio del 2025 è emerso che la CIA (la principale agenzia di intelligence statunitense per l’estero) gestisce un programma di sorveglianza con droni sui laboratori clandestini in Messico dove viene prodotta la droga sintetica fentanyl. I droni sono in grado di individuare i laboratori grazie ai vapori chimici esalati durante la produzione. Il New York Times ha scritto che il programma era stato avviato sotto la presidenza di Joe Biden, predecessore di Trump, ma è stato rafforzato negli ultimi mesi.

– Leggi anche: Di “El Mencho” si è sempre saputo pochissimo

A gennaio è stata inoltre ufficializzata la creazione di una nuova agenzia statunitense composta da circa 300 tra militari e agenti dell’intelligence, che lavora in una base in Arizona a 15 chilometri dal confine messicano. Si chiama Joint Interagency Task Force-Counter Cartel. Secondo la stampa statunitense, sia la CIA sia questa task force hanno contribuito all’operazione contro El Mencho.

Il compito della Joint Interagency Task Force-Counter Cartel è creare una mappa dettagliata dei cartelli del narcotraffico, con i nomi degli affiliati, i ruoli e le connessioni in Messico e negli Stati Uniti. Secondo Reuters, l’agenzia avrebbe consegnato all’esercito messicano un cosiddetto target package su El Mencho. In gergo militare è un dossier con informazioni così precise da rendere possibile un’operazione per catturare o uccidere un obiettivo.

Il Tapalpa Country Club, dove è stato trovato e ucciso El Mencho, vicino a Tapalpa, Messico, 24 febbraio 2026 (REUTERS/Jose Luis Gonzalez)

Anche i toni e le decisioni del presidente statunitense Donald Trump su questo tema sono senza precedenti. Trump parla apertamente di guerra, di invio di soldati e di bombardamenti. Non considera più il narcotraffico al confine sud degli Stati Uniti come un problema di polizia o di sicurezza interna, come avevano fatto i suoi predecessori, ma come un conflitto che richiede risposte militari. Ha fatto di questo tema uno dei pilastri della sua seconda presidenza.

Un anno fa Trump mise Sheinbaum di fronte a due scenari.

Nel primo, militari e agenzie di intelligence statunitensi sarebbero entrati in territorio messicano per condurre operazioni dirette contro i cartelli: i droni americani avrebbero bombardato uomini e basi, le forze speciali avrebbero affiancato quelle messicane nelle operazioni. Sono cose che gli Stati Uniti hanno già fatto contro alcuni gruppi terroristici in altri paesi, ma mai nella lotta al narcotraffico.

Trump ha iniziato a parlare in pubblico di un intervento diretto in Messico nel maggio 2025. A rafforzare la credibilità delle sue dichiarazioni è arrivata a settembre del 2025 una campagna di bombardamenti contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga dal Venezuela. La campagna è stata criticata perché non ci sono prove che le barche affondate appartenessero ai narcotrafficanti. Più di recente, al Forum economico di Davos, Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero già eliminato il 97 per cento del narcotraffico via mare, e sulla rete tv Fox ha detto che ora sono pronti a colpire «quello a terra».

Sheinbaum non accetta un intervento militare statunitense, che considera una violazione inaccettabile della sovranità messicana. I sondaggi indicano che l’opinione pubblica è in larga parte d’accordo con lei.

Nel secondo scenario proposto da Trump un anno fa a Sheinbaum, il Messico avrebbe evitato la presenza di soldati statunitensi sul proprio territorio ma si sarebbe impegnato a rafforzare la lotta ai cartelli con le proprie forze e si sarebbe fatto aiutare dall’intelligence americana: cosa che poi è successa.

Sheinbaum e il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ne avevano parlato in un incontro avvenuto il 3 settembre del 2025, dopo il quale Rubio si era detto soddisfatto. La presidente del Messico aveva già promesso una linea dura contro i narcos prima della rielezione di Trump, ma ora c’è da chiedersi quanto la pressione statunitense stia condizionando le sue decisioni.

Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio con la presidente messicana Claudia Sheinbaum, Città del Messico, 3 settembre 2025 (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Il giornalista investigativo Steve Fisher ha scritto sul Los Angeles Times che i membri del governo messicano hanno discusso per mesi delle difficoltà legate alla cattura di El Mencho e valutato le probabili conseguenze violente del suo arresto, come gli ha detto una fonte a conoscenza di questi colloqui. I funzionari ritenevano che, se l’amministrazione della presidente Claudia Sheinbaum non fosse intervenuta, il presidente Trump avrebbe potuto lanciare un’operazione sul territorio messicano, ha aggiunto la stessa fonte.

Fisher, citando un’altra persona a conoscenza di queste esercitazioni, scrive che negli ultimi sei mesi, durante l’addestramento di routine dei soldati messicani da parte delle forze speciali statunitensi, la cattura di Oseguera è stata uno degli scenari ad alta priorità. Gli americani hanno fornito ai messicani la posizione esatta del capo del narcotraffico e un drone statunitense l’ha sorvegliata senza interruzioni fino all’arrivo delle forze speciali messicane.

Secondo il New York Times, le operazioni contro i cartelli messicani nel 2025 sono state le più aggressive degli ultimi dieci anni. Nel suo primo anno da presidente, Sheinbaum ha ottenuto risultati di molto superiori a quelli del suo predecessore, Andrés Manuel López Obrador, che aveva preferito una strategia più morbida, concentrata sulle cause sociali del narcotraffico.

Nel primo anno di mandato di Sheinbaum, concluso il 30 settembre, le autorità messicane hanno dichiarato di aver arrestato quasi 35mila persone per reati legati ai gruppi criminali e di aver distrutto quasi 1.600 laboratori di droga. Durante la presidenza di López Obrador, gli arresti di questo tipo erano in media 8.900 all’anno e i laboratori distrutti 380. Le autorità hanno inoltre annunciato il sequestro di 3,8 milioni di pillole di fentanyl ed è un dato che in precedenza non veniva nemmeno conteggiato in modo sistematico.

– Leggi anche: Il Messico ci sta provando contro i narcos