Per negoziare sull’Iran c’è sempre meno tempo
Oggi riprendono i colloqui sul nucleare: i delegati iraniani faranno una proposta per prevenire un attacco militare statunitense

Giovedì i rappresentanti di Stati Uniti e Iran si incontrano a Ginevra, in Svizzera, per nuovi negoziati con l’obiettivo di trovare un accordo su alcuni temi su cui si discute da tempo, tra cui il nucleare iraniano, di ridurre la tensione tra i due paesi e di evitare un attacco statunitense contro l’Iran. Per gli Stati Uniti saranno a Ginevra i due più importanti consiglieri del presidente Donald Trump, Steven Witkoff e Jared Kushner. Per l’Iran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. L’Oman farà da mediatore.
I colloqui si concentreranno sul programma nucleare iraniano. Questa settimana, durante il suo discorso sullo stato dell’Unione, Trump ha detto che preferirebbe risolvere la questione con l’Iran tramite la diplomazia, ma ha aggiunto: «Non consentirò mai al principale sostenitore del terrorismo nel mondo (…) di avere un’arma nucleare, non lo posso permettere». Gli Stati Uniti da tempo accusano l’Iran di sostenere gruppi armati, come Hamas nella Striscia di Gaza o Hezbollah in Libano, che hanno compiuto attacchi terroristici e operano in maniere contrarie a quello che Trump considera l’interesse nazionale americano.
Da settimane gli Stati Uniti hanno ammassato quella che Trump ha definito una «armada imponente» vicino all’Iran, e minacciano di attaccare se il regime iraniano non farà grosse concessioni.

Immagini satellitari mostrano caccia militari nella base di Muwaffaq Salti in Giordania, 21 febbraio 2026: sono probabilmente i caccia statunitensi preparati per un eventuale attacco all’Iran (Planet Labs PBC via AP)
Il ministro Araghchi ha espresso la posizione ufficiale dell’Iran in un post sui social media: «L’Iran non intende produrre un’arma nucleare in nessuna circostanza», ma vuole mantenere il diritto a utilizzare la tecnologia nucleare per scopi civili. Alcuni degli scopi civili più comuni sono la produzione dell’energia elettrica e l’impiego in medicina. Gli Stati Uniti, così come molti altri governi, non ritengono queste posizioni credibili, tra le altre cose perché l’Iran è un produttore di idrocarburi e non ha bisogno del nucleare per produrre energia elettrica. Per questo sostengono da sempre che il programma nucleare iraniano abbia scopi militari.
Secondo le fonti sentite da vari media, Araghchi dovrebbe presentarsi ai colloqui con una proposta per mantenere un certo livello di arricchimento dell’uranio (necessario per far funzionare le centrali nucleari) ma al tempo stesso permettere a Trump di dichiarare vittoria.
La proposta – che non è ancora ufficiale – prevede una sospensione di tutte le attività nucleari e dell’arricchimento dell’uranio per tre o quattro anni (cioè più o meno entro la fine del mandato di Trump). In seguito, l’Iran riprenderà ad arricchire uranio ma a livelli bassissimi, dell’1,5 per cento. Per fare un paragone, l’accordo sul nucleare stipulato tra Iran e Occidente nel 2015 e poi fallito per volontà di Trump prevedeva un arricchimento massimo del 3,6 per cento (per una bomba è necessario arrivare al 90 per cento). L’Iran è pronto inoltre a entrare in un consorzio di paesi che possano controllare il suo operato, e a sottoporsi alle ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Garantisce anche che eliminerà i circa 400 chili di uranio già arricchito che attualmente possiede.
L’Iran vuole inoltre cercare di attrarre Trump con la proposta di nuove opportunità economiche nel paese, che aprirebbe i suoi mercati alle aziende e agli investimenti statunitensi.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, 17 febbraio 2026 (Cyril Zingaro/Keystone via AP)
Da un punto di vista tecnico la proposta, se sarà confermata, consentirebbe a Trump di dire che effettivamente ha impedito all’Iran di ottenere l’atomica. Ma è lontana da una vittoria totale e da una resa incondizionata dell’Iran, che Trump sembra preferire e che spera di ottenere con un attacco militare. Non considera inoltre le altre richieste degli Stati Uniti.
Mercoledì sera, per esempio, il segretario di Stato americano Marco Rubio si è lamentato del fatto che gli iraniani non vogliano mettere in discussione il loro programma missilistico. L’Iran ha tra gli altri «missili pensati per attaccare gli Stati Uniti», ha detto Rubio, e il fatto che non vogliano discutere della loro dismissione è «un grosso problema».
Un’altra richiesta degli Stati Uniti, che però in questi giorni sembra passata in secondo piano, riguarda la fine del sostegno economico e militare che l’Iran dà alle milizie alleate in altri paesi del Medio Oriente, cioè a quello che viene definito dal regime “l’asse della resistenza”. Le milizie sono soprattutto Hamas nella Striscia di Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen.



