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  • Mercoledì 25 febbraio 2026

Cosa rimarrà a Milano delle Olimpiadi invernali

Un'arena per concerti, uno studentato e altro, ma continuerà a mancare un palazzetto del ghiaccio

Gli spettatori arrivano all'Arena Santa Giulia per la finale di hockey femminile (Maja Hitij/Getty Images)
Gli spettatori arrivano all'Arena Santa Giulia per la finale di hockey femminile (Maja Hitij/Getty Images)

Quando il comune di Milano ha cominciato a prepararsi per ospitare le Olimpiadi invernali ha reso ben chiaro fin da subito che non avrebbe costruito delle cosiddette “cattedrali nel deserto”, cioè strutture grandi e costose pensate per un utilizzo temporaneo ma senza un progetto di impiego a lungo termine. L’idea era evitare di ripetere quello che era successo nel 2006, per esempio, con le Olimpiadi invernali di Torino, dove il villaggio olimpico era poi rimasto in parte abbandonato.

Per questo a Milano si è fatto ricorso principalmente a strutture provvisorie ed è stato costruito solo lo stretto indispensabile, con progetti pensati per essere rapidamente convertiti. Questo approccio ha portato al paradosso per cui, dopo le Olimpiadi, Milano continuerà almeno per un po’ – come dal 2023 – a non avere un palazzetto del ghiaccio.

Per sopperire in parte a questa mancanza, solo pochi giorni fa è stato annunciato che la pista di ghiaccio temporanea costruita per le partite di hockey nel polo fieristico di Rho rimarrà aperta anche dopo la fine delle Paralimpiadi, il 15 marzo. Rho è un comune dell’hinterland milanese ma collegato alla città dalla metropolitana e quindi facilmente raggiungibile. Una volta terminati i Giochi la pista sarà spostata in un altro capannone di Rho Fiera e verrà riaperta tra settembre e ottobre. I capannoni dove si sono tenute le gare invece torneranno ad assumere la loro funzione originale, mentre quello che ospita la pista da speed skating diventerà un’arena per eventi e concerti.

L’Arena Santa Giulia è una delle poche strutture costruite apposta per le Olimpiadi e pensate per restare, ma verrà impiegata per cose che non hanno niente a che fare con gli sport invernali. Si trova a sud est di Milano, vicino al quartiere di Rogoredo, ed è un palazzetto avveniristico imponente, luminosissimo per via delle fasce led di cui è ricoperto, e con un grosso parcheggio multipiano accanto. Dopo le Paralimpiadi verrà utilizzato per i concerti e per altri eventi sportivi, come partite di pallavolo, basket e tennis. Appartiene infatti a CTS Eventim, l’azienda proprietaria di TicketOne, anche se è stata realizzata con un grosso contributo pubblico per gli extra costi (ovvero le spese aggiuntive non preventivate, coperte dallo stato).

A Milano un edificio del genere era abbastanza necessario: tolti lo stadio di San Siro e il Forum di Assago, non c’erano molti altri posti in città dove organizzare eventi per migliaia di persone. L’obiettivo del comune è di spostare lì buona parte dei concerti che finora venivano organizzati all’Ippodromo La Maura, a San Siro, giudicato da molti non adatto per via dell’impatto sul quartiere.

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L’Arena Santa Giulia (Foto Maja Hitij/Getty Images)

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L’altro edificio costruito apposta per le Olimpiadi è il villaggio olimpico. È di proprietà della società immobiliare Coima, attualmente in trattativa con il comune di Milano per la copertura gli extra costi. Si trova nell’area dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana, a sud est. Si compone di sei edifici da otto piani che durante i Giochi hanno ospitato circa 1.700 atleti. Una volta finite le Paralimpiadi diventerà una residenza per studenti. Il progetto però è stato molto criticato per via dei prezzi troppo alti delle stanze: Coima ha annunciato che 450 posti saranno disponibili a tariffa calmierata a un costo mensile di 592 euro (circa 7mila euro all’anno: un costo difficilmente sostenibile per una famiglia a basso reddito).

Il villaggio olimpico prima dell’arrivo degli atleti (Ansa/Daniel Dal Zennaro)

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Il comune era stato molto criticato per non aver sfruttato le strutture già esistenti in città e per non aver colto l’occasione dei Giochi per rimettere in funzione quelle dismesse. Tra queste c’era il Pala Agorà (a ovest), che aveva chiuso nel 2023 per motivi legati ai costi di gestione e che alcuni mesi fa era stato occupato da un gruppo di attivisti anti-Olimpiadi, il CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi, in segno di protesta. Dopo diversi bandi andati a vuoto, a novembre il comune ha annunciato che l’impianto verrà riqualificato e messo in funzione, anche se ci vorrà del tempo. Dal 2023 intanto chi pratica hockey o pattinaggio a Milano deve allenarsi in comuni appena fuori dalla città, come Sesto San Giovanni, Assago o San Donato Milanese.

All’inizio di febbraio, in concomitanza con l’inizio dei Giochi, lo stesso comitato aveva occupato un’altra struttura, il Palasharp di Lampugnano, chiusa dal 2011 e che doveva essere recuperata in vista delle Olimpiadi ma che non è mai stata riqualificata. Al momento non esiste un progetto per il futuro dell’area.

Il Palasharp occupato dagli attivisti del CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi (Ansa/Davide Canella)

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In vista delle Olimpiadi era poi stato potenziato il sistema dei trasporti pubblici: la scorsa estate erano stati rinnovati i binari della linea M2 della metropolitana (la linea verde). La maggior parte dei cantieri in superficie rimasti aperti dopo l’apertura della nuova linea M4 (la linea blu), inaugurata a ottobre del 2024, era stata completata appena in tempo per l’inizio dei Giochi. In previsione di questo periodo e del grande afflusso di turisti e atleti erano stati fatti dei lavori anche all’interno della stazione Centrale, in particolare alle scale mobili, che erano state rese più funzionali.

Durante le Olimpiadi inoltre la metropolitana è rimasta aperta tutti i giorni fino alle due di notte, mentre di norma chiude tra mezzanotte e mezzanotte e mezza. Cogliendo l’occasione il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno per valutare l’estensione dell’orario fino alle due di notte il venerdì e il sabato in modo permanente. L’assessora alla Mobilità di Milano, Arianna Censi, ha detto al Corriere Milano che per farlo serviranno circa 6 milioni al mese e che saranno necessari dei fondi statali. È una misura che si discute da anni ed è molto auspicata dai residenti e dalle persone che frequentano la città, ma che finora non era mai stata seriamente presa in considerazione.

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Dal 2019 – l’anno in cui i Giochi sono stati assegnati a Milano e a Cortina – sono poi state riqualificate diverse zone della città: anche se non erano necessari ai Giochi, questi interventi sono stati programmati con l’obiettivo di essere completati in vista delle Olimpiadi. Tra le aree riqualificate per esempio c’è piazza Cordusio, una delle piazze più centrali di Milano, compresa tra il Duomo e il Castello Sforzesco, due zone frequentatissime dai turisti. La piazza ha subìto una trasformazione importante durante la scorsa estate ed è stata completata a dicembre.

La più eclatante delle riqualificazioni che dovevano essere fatte in tempo per le Olimpiadi è quella di piazzale Loreto, che però non è stata realizzata. La piazza a nord della città, che oggi è un grosso incrocio con al centro un’aiuola, doveva diventare un’area con negozi, aree pubbliche e zone verdi: da due anni il progetto è fermo a causa delle inchieste sull’urbanistica che hanno fermato molte altre costruzioni a Milano.

L’effettivo impatto delle Olimpiadi sulla città potrà essere valutato solo sul lungo periodo. Le conseguenze di un evento come Expo 2015, per esempio, si sono rese più visibili solo diversi anni dopo. Per adesso si può constatare che durante i diciotto giorni di Olimpiadi Milano è stata visitata da moltissimi turisti: secondo Confcommercio gli spettatori previsti erano 725mila, con una spesa media pro capite di 440 euro. L’indotto per la città (ovvero i guadagni ottenuti da hotel, servizi e investimenti, tra le altre cose) invece è stato di 319 milioni di euro.