Anche la filiale italiana di Deliveroo è stata messa in controllo giudiziario
La procura di Milano ha accusato il servizio di consegne di cibo di aver sfruttato i rider, come aveva già fatto con Glovo

La procura di Milano ha messo sotto controllo giudiziario la società di consegne di cibo a domicilio Deliveroo Italy, filiale italiana di Deliveroo, accusandola di aver sfruttato i rider, cioè i fattorini che si occupano delle consegne. Qualche settimana fa, con le stesse accuse, la procura di Milano aveva messo sotto controllo giudiziario anche Foodinho, la società che gestisce il servizio di consegne a domicilio Glovo.
Il controllo giudiziario è un provvedimento con cui viene nominato un amministratore da affiancare al management di una società, e serve a interrompere una situazione di illegalità e correggerla. Deliveroo Italy e il suo amministratore unico, Andrea Giuseppe Zocchi, sono indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, un reato più comunemente noto come caporalato.
Secondo la procura, Zocchi e la società da lui diretta avrebbero sfruttato in maniera sistematica i rider, circa 20mila in Italia, di cui circa 3mila a Milano, approfittando del loro stato di bisogno: i rider citati nel provvedimento hanno stipendi mensili che secondo la procura possono essere inferiori fino al 90 per cento della soglia di povertà. La procura ha definito le retribuzioni «sproporzionate alla quantità e qualità del lavoro» svolto, in «palese difformità» rispetto a quanto previsto dalla legge.
Come nel caso di Glovo, la procura contesta a Deliveroo anche di aver impiegato i propri rider con forme di controllo analoghe a quelle del lavoro subordinato, inquadrandoli però come lavoratori autonomi, senza nessuna garanzia e per di più con retribuzioni insufficienti su cui devono pagare le tasse, e orari superiori ai normali limiti settimanali.
Deliveroo è una società britannica fondata nel 2013, che ha sede a Londra, nel Regno Unito, e opera in centinaia di città nel mondo. Il controllo giudiziario nei confronti della sua filiale italiana è stato disposto dal procuratore Paolo Storari, che negli ultimi anni ha avviato una serie di inchieste contro grandi marchi della moda e del lusso, della logistica e della grande distribuzione, accusandoli di non fare abbastanza per prevenire sfruttamento, caporalato o evasione fiscale presenti nelle loro filiere produttive. Secondo Storari gli illeciti contestati a Zocchi, così come per Glovo, dipendono dall’organizzazione lavorativa della società, a suo parere strutturalmente orientata allo sfruttamento di persone in stato di bisogno per massimizzare i propri profitti.
Nel provvedimento sono contenute diverse testimonianze di rider di Deliveroo, che hanno dichiarato di avere grosse difficoltà a mantenersi per via degli stipendi molto bassi, una parte dei quali spediscono nei loro paesi d’origine (tutti i rider citati nel provvedimento hanno nomi stranieri).
Quelle contro Foodinho e Deliveroo sono le prime inchieste di Storari sulle società di consegne a domicilio: finora si era mosso soprattutto contro i marchi della moda, del lusso, della logistica e della grande distribuzione, con provvedimenti come l’amministrazione giudiziaria o i sequestri preventivi di denaro.
Il controllo giudiziario è una misura meno invasiva dell’amministrazione giudiziaria, che consiste nel nominare uno o più funzionari (gli amministratori giudiziari, appunto) incaricati di correggere pratiche illecite all’interno della filiera di un’azienda: i funzionari assumono temporaneamente il controllo dell’attività di impresa al posto dei suoi amministratori, che ne vengono esclusi. Con il controllo giudiziario, invece, gli amministratori dell’azienda vengono affiancati e non sostituiti.



