La Russia sta cominciando a sentire la guerra
Dopo quattro anni, l'obiettivo del regime di schermare la popolazione dalle sue conseguenze è sempre più difficile da sostenere

In questi quattro anni di guerra in Ucraina, cominciata il 24 febbraio del 2022 con l’invasione su larga scala del paese, la Russia è cambiata in maniera profonda e al tempo stesso poco visibile. In maniera profonda perché la sua economia è stata stravolta e centinaia di migliaia di persone sono state ferite o uccise. Al tempo stesso, secondo molti resoconti per milioni di cittadini russi la vita non è poi molto diversa da prima dell’inizio della guerra, soprattutto nelle grandi città come Mosca o San Pietroburgo. Per moltissime persone russe insomma questi quattro anni non hanno comportato cambiamenti sconvolgenti, come successo invece alla maggior parte degli ucraini.
Questo era uno degli obiettivi del regime di Vladimir Putin fin dall’inizio della guerra: evitare che la maggior parte dei russi risentisse delle sue conseguenze, e che quindi gli si rivoltasse contro. Man mano che la durata della guerra si allunga, tuttavia, mantenere questo obiettivo sta diventando sempre più difficile, e i tentativi di schermare la classe media e urbana sono sempre meno efficaci.
Nei primi mesi dopo l’invasione dell’Ucraina moltissimi russi temettero che la loro vita sarebbe cambiata drasticamente. Per qualche settimana ci furono proteste contro il regime. Gli economisti internazionali prevedevano che a causa delle sanzioni occidentali l’economia russa sarebbe collassata. Nel frattempo circa un milione di persone scappò dal paese, alcune perché contrarie alla guerra, altre perché temevano che la loro situazione economica sarebbe peggiorata.
Le previsioni negative, però, non si avverarono. Le proteste furono rapidamente soffocate, e da allora non si sono più ripresentate, se non in modo molto sporadico. L’economia non crollò, anzi: tra il 2023 e il 2024 la Russia riuscì a crescere più dell’Occidente, grazie alla sua conversione in economia di guerra e grazie all’aiuto commerciale e diplomatico della Cina.
Il regime, nel frattempo, ha fatto di tutto per risparmiare la classe media e gli abitanti delle grandi città dalle ripercussioni della guerra. Anche se, secondo le stime più recenti, i soldati russi uccisi o feriti in Ucraina sono circa 1,2 milioni (quelli ucraini 600mila), il grosso dei reclutamenti è avvenuto finora nelle zone più remote e povere del paese, o tra i detenuti nelle carceri, che in cambio del servizio militare ricevono un’amnistia.

Militari marciano a San Pietroburgo, maggio 2025 (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
Per la maggior parte dei russi, la conseguenza più rilevante della guerra è stato un aumento dei prezzi a causa dell’alta inflazione, e qualche più limitato inconveniente pratico. Molte catene occidentali, come per esempio McDonald’s, sono state costrette a chiudere e sono state rimpiazzate da sostituti locali che le imitano. Se un ascensore si rompe è difficile ripararlo rapidamente, perché la maggior parte dei pezzi di ricambio è prodotta in occidente ed è sotto sanzione. Lo stesso vale per gli aerei: nel 2025 ci sono stati 800 guasti, più del doppio dell’anno precedente.
Le cose però si stanno via via complicando. La censura online si sta facendo sempre più oppressiva: WhatsApp e YouTube sono ormai bloccati. Telegram, la più popolare app di messaggistica, che è anche uno degli unici modi a disposizione dei russi per ottenere notizie non controllate dal governo, negli ultimi mesi è stato rallentato e molti temono che sarà censurato. Il regime ha imposto che in tutti i nuovi smartphone e tablet sia preinstallata una nuova app di comunicazioni governativa, Max, che è più facilmente controllabile.
Anche l’economia ha cominciato a rallentare, sebbene sia molto lontana da un crollo. L’aumento dei prezzi, che negli scorsi anni era stato compensato da un aumento degli stipendi medi, ora sta diventando via via più difficile da sostenere. Il dato della bassa disoccupazione, circa il 2 per cento, è falsato dal fatto che un milione di russi in età da lavoro è fuggito dal paese, un altro milione abbondante è morto o è stato ferito in guerra, e centinaia di migliaia sono impegnati attivamente al fronte.
Più in generale la Russia sta impegnando così tante risorse nella guerra da mettere a rischio il proprio futuro a lungo termine. Come ha notato il New York Times, circa il 40 per cento del budget dello stato è impiegato nello sforzo bellico. Un altro 9 per cento serve a pagare gli interessi sugli enormi debiti che il regime ha contratto per sostenere le spese di guerra. In questo modo la Russia sta ipotecando la sua crescita futura, e una volta che sarà finita la guerra il regime di Putin rischia di trovarsi con un’economia non più funzionale.
Le enormi perdite di guerra, inoltre, stanno esaurendo rapidamente il numero di reclute che la Russia può mandare al fronte. Il regime sta cominciando a considerare qualche forma di coscrizione della popolazione, per riempire i ranghi dell’esercito. Non c’è ancora niente di ufficiale, ma se fosse confermato sarebbe un serio rischio per la popolarità di Putin.
Nessuna di queste difficoltà crescenti costituisce un vero ostacolo allo sforzo bellico della Russia. Al tempo stesso, però, i problemi si stanno accumulando e bisogna capire fino a che punto potrebbe espandersi il malcontento, che al momento rimane abbastanza limitato.
Tutto questo avviene mentre l’avanzata militare russa nell’oriente ucraino prosegue a rilento, e anzi di recente l’esercito russo è stato perfino costretto a indietreggiare da un contrattacco ucraino. Nonostante la retorica di regime che cerca di far passare l’avanzata russa come inarrestabile, i russi non conquistano nessuna città rilevante da anni, e al momento non ci sono elementi che fanno pensare che questa situazione di stallo possa cambiare.
Il miglior risultato recente della Russia è avvenuto invece a livello diplomatico: il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha contribuito a rompere l’isolamento che l’Occidente aveva cercato di imporre sul paese. Nell’ultimo anno la Russia è tornata a essere trattata come un interlocutore dagli Stati Uniti, e molti paesi anche occidentali stanno cercando di ristabilire rapporti economici.



