Trump ci sta già riprovando con i dazi
Dopo la sentenza della Corte Suprema ha usato un'altra legge per introdurne di nuovi al 15 per cento, e non intende fermarsi qui

Dopo la sentenza con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha giudicato illegittimi molti dei dazi introdotti negli ultimi mesi dal presidente Donald Trump, la sua amministrazione sta già provando a reintrodurli con altre modalità. Il governo sta facendo due cose: ha approvato nuovi dazi su tutti i paesi; e dice di voler avviare indagini contro alcuni paesi specifici, accusati di concorrenza sleale, che potrebbero portare a dazi ulteriori contro di loro.
Dopo la sentenza, Trump ha ordinato l’imposizione di nuovi dazi generalizzati: inizialmente aveva detto che sarebbero stati del 10 per cento, poi li ha aumentati al 15 per cento. Dovrebbero entrare in vigore dopo la mezzanotte del 26 febbraio (le 6 del mattino in Italia). Potranno rimanere in vigore per un massimo di 150 giorni, quindi fino al 24 luglio, poi dovranno essere approvati dal Congresso.
Per quanto riguarda le indagini, il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer ha detto che riguarderanno la maggior parte dei paesi che commerciano con gli Stati Uniti. Ha anche detto che, oltre ai dazi, Trump potrebbe prendere decisioni più radicali, come imporre un embargo contro un paese specifico. Non sono state date informazioni specifiche sulle indagini né su quali paesi coinvolgeranno.
La sentenza di venerdì ha dichiarato illegali i dazi che Trump aveva introdotto senza l’approvazione del Congresso ma usando una specifica legge di emergenza, l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA). Secondo la Corte Suprema Trump ha fatto ricorso alla IEEPA in modo illegittimo: i dazi approvati in questo modo sono stati annullati, e Trump non potrà più usare la IEEPA per introdurne di nuovi.
Trump però può approvare nuovi dazi sulla base di altre leggi, ed è quello che sta cercando di fare. Sia i dazi generalizzati del 15 per cento, sia i possibili nuovi dazi verso singoli paesi sono basati su un’altra legge, il Trade Act del 1974, che gli riconosce questo potere con alcune limitazioni (per esempio il limite del 150 giorni). È la prima volta che questa legge – in particolare la Sezione 122 – viene usata per imporre dazi generalizzati. Trump invece aveva già usato la Sezione 301 del Trade Act per avviare indagini contro paesi specifici, in particolare la Cina (nel 2018, durante il primo mandato) e il Brasile (lo scorso luglio).

Container al porto di Long Beach, in California, il 20 febbraio 2026 (AP/Damian Dovarganes)
L’incertezza sta creando parecchia confusione: per esempio, non si sa ancora cosa succederà ai paesi che nei mesi scorsi avevano fatto accordi commerciali con gli Stati Uniti proprio per evitare dazi troppo alti, e per i quali i nuovi dazi del 15 per cento saranno maggiori di quelli che erano già in vigore. Tra questi ci sono il Regno Unito e l’Australia, che nel 2025 avevano negoziato dazi del 10 per cento. Per la maggior parte delle esportazioni dell’Unione Europea negli Stati Uniti i dazi invece erano già del 15 per cento.
Un altro punto importante riguarda la possibilità che il governo debba rimborsare i circa 130 miliardi di dollari in dazi che sono stati pagati dagli importatori statunitensi nei mesi scorsi, prima della sentenza, e sono stati incassati dal governo statunitense. La Corte Suprema non ha ordinato al governo di rimborsare la somma, e il governo ha detto che non lo farà automaticamente ma le aziende interessate dovranno fare ricorso in tribunale: molte si stanno già muovendo.
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