Il programma con le interviste postume dei personaggi famosi
Si chiama “Famous Last Words” e venerdì è uscita la sua seconda puntata dedicata all'attore Eric Dane, che era malato di SLA

Nella sua ultima intervista l’attore statunitense Eric Dane, morto giovedì scorso a 53 anni, ha parlato della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che gli era stata diagnosticata meno di un anno prima, di come ha affrontato la dipendenza da alcol e droghe e del rapporto coi suoi familiari. Dane era famoso soprattutto per i ruoli nelle serie tv Grey’s Anatomy ed Euphoria, e quella in questione non era un’intervista qualsiasi, perché quando è stata girata Dane sapeva che sarebbe stata pubblicata solo dopo la sua morte.
L’intervista a Dane è infatti l’ultimo episodio di Famous Last Words, la serie di Netflix in cui le interviste a personaggi famosi vengono pubblicate postume. È uscita il 20 febbraio, il giorno dopo la sua morte. Il primo episodio era uscito a ottobre, quando era morta la scienziata Jane Goodall, a 91 anni. Il prossimo episodio potrebbe uscire domani come tra anni.
Famous Last Words è presentata dall’autore e produttore televisivo Brad Falchuk, che è noto per aver creato serie come American Horror Story, Glee e Pose assieme a Ryan Murphy ed è il marito di Gwyneth Paltrow. Nella stanza in cui si svolge l’intervista ci sono solo lui e la persona intervistata: la conversazione viene ripresa con telecamere operate da remoto, e nemmeno chi lavora nella sala di controllo può sentire cosa si dicono. Alla fine dell’intervista Falchuk lascia la stanza, di modo che la persona intervistata possa rivolgersi direttamente alle telecamere e mandare il suo ultimo messaggio.
Le interviste restano inedite fino alla morte della persona intervistata, quindi potenzialmente anche per anni, e vengono perfezionate solo all’ultimo momento, poche ore prima della pubblicazione sulla piattaforma, che avviene uno o due giorni dopo la morte. Nell’intervista a Jane Goodall, tra i temi affrontati nella conversazione con Falchuk, c’era la sua stessa morte, come se dovesse essere lei stessa a commentarla a posteriori.
La serie è basata sul format danese Det Sidste Ord (l’ultima parola), di cui Netflix ha comprato i diritti nell’estate del 2024. In Danimarca il programma è presentato dal conduttore televisivo e radiofonico Mikael Bertelsen, va in onda dal 2020 ed è stato apprezzato per il modo in cui ha permesso ad attori, atleti, musicisti o politici importanti di riflettere sulla loro vita e su quello che si sarebbero lasciati dietro dopo la morte. Bertelsen ora è consulente per Famous Last Words, mentre i produttori esecutivi sono Falchuk e Mikkel Bondesen, lo stesso produttore del programma danese.
Dane, che aveva registrato la sua intervista a novembre, con sintomi evidenti della malattia, si rivolge alle sue due figlie, augurando loro di innamorarsi non solo di qualcuno, ma anche di qualcosa (come era successo a lui con la recitazione), e dicendo di sperare di essere stato un buon modello. L’intervista di Goodall invece era stata registrata nel marzo del 2025 e terminava con una specie di appello all’umanità e al fatto che ogni persona deve ricordarsi di avere un ruolo importante, per quanto apparentemente minuscolo o poco chiaro.
L’idea è quella di sfruttare la grande attenzione che le persone famose ricevono quando muoiono per offrire agli spettatori un contenuto originale e caricato emotivamente dall’impressione di poter avere un’ultima interazione con loro. Con la morte di Dane in particolare si è visto come questo possa funzionare bene con personaggi della cultura pop, soprattutto quelli più giovani: sui social gli estratti dell’intervista sono circolati molto, generando grande commozione. Secondo alcuni critici il fatto che in questo episodio Dane sia visibilmente malato porterebbe un po’ troppo all’estremo il format, che finirebbe per alimentare un interesse morboso per la sua malattia.
Falchuk ha spiegato che l’obiettivo di Famous Last Words e ciò che lo rende diverso da qualsiasi altro show con interviste è che si trasforma in un’esperienza «commovente, inconsueta e trascendente». Il set è pensato per avere un’atmosfera intima e riservata, una sorta di spazio etereo tra vita e morte, ha detto al New York Times. Secondo Netflix, inoltre, sapere che la conversazione non verrà diffusa se non dopo la loro morte dà alle persone intervistate una certa libertà su cosa esprimere e su come farlo. Per fare un esempio, tra le altre cose Goodall suggeriva di spedire Donald Trump, Vladimir Putin, Xi Jinping e Benjamin Netanyahu, nello spazio su una delle «astronavi» di Elon Musk, con anche lui dentro.
Al momento sono state registrate cinque interviste mentre altre sono in lavorazione, ha detto Falchuk all’agenzia di stampa Associated Press. Fino a quando sarà il momento, saranno conservate nell’archivio del Trump Kennedy Center.
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