Gli Stati Uniti si sono preparati per un attacco all’Iran
Hanno ammassato mezzi militari in Medio Oriente per farlo già nel fine settimana, ma manca la decisione di Trump

Nelle scorse settimane gli Stati Uniti hanno ammassato così tanti mezzi militari in Medio Oriente che sono pronti per attaccare l’Iran già questo fine settimana, se il presidente Donald Trump ordinerà di farlo. Questo non significa necessariamente che ci sarà un attacco nel fine settimana, né che ci sarà un attacco in generale. Secondo varie fonti vicine alla Casa Bianca e sentite dai media statunitensi, Trump non ha ancora preso una decisione.
La probabilità di un attacco è ormai alta, e la grande presenza di caccia, navi da guerra e altri mezzi fa pensare che gli Stati Uniti si stiano preparando a un’operazione più lunga di quella di inizio gennaio contro il Venezuela, che era durata soltanto poche ore.
Secondo una stima del Wall Street Journal, gli Stati Uniti non avevano così tanta potenza aerea in Medio Oriente (dunque mezzi dell’aviazione) da quando invasero l’Iraq nel 2003. È comunque una frazione delle forze di allora: oggi gli aerei da guerra predisposti per questa operazione sono decine, al tempo erano centinaia.
L’accumulo di mezzi militari è cominciato a metà gennaio, quando Trump fece le sue prime minacce all’Iran durante le proteste della popolazione iraniana contro il regime che governa il paese. Negli ultimi giorni, però, c’è stata un’accelerazione.
Le due basi militari americane più coinvolte sono quella di Muwaffaq Salti in Giordania e di Prince Sultan in Arabia Saudita, dove gli Stati Uniti hanno spostato decine di caccia tra cui vari F-35 (i più avanzati al mondo), F-15 ed F-16. Oltre ai caccia da attacco sono stati inviati droni Reaper, aerei da ricognizione per la sorveglianza e aerei con sistemi per interferire con le comunicazioni dell’avversario. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato decine di aerei da rifornimento, per consentire ai caccia e agli altri velivoli di rifornirsi in volo.
Nel frattempo, la marina ha inviato 13 navi da guerra tra Mediterraneo orientale e mare Arabico, cioè i due mari più vicini all’Iran. Tra queste c’è la portaerei USS Abraham Lincoln e varie navi con ampie capacità d’attacco. Un’altra portaerei, la USS Gerald R. Ford, mercoledì si stava avvicinando allo stretto di Gibilterra assieme ad altre navi da guerra (le portaerei si muovono quasi sempre con altre navi d’accompagnamento, in quello che viene definito uno strike group). La USS Gerald R. Ford è la nave militare più avanzata del mondo, ed era stata usata a gennaio per l’attacco contro il Venezuela: sta appunto arrivando dal mar dei Caraibi.
Gli Stati Uniti hanno anche intensificato le difese aeree nelle proprie basi militari in Medio Oriente, per proteggerle da eventuali ritorsioni missilistiche iraniane. Attualmente gli Stati Uniti hanno tra i 30 e i 40 mila soldati sparsi per il Medio Oriente. Nel frattempo, BBC ha scritto che il governo britannico non ha dato agli Stati Uniti il permesso di utilizzare le proprie basi militari per supportare eventuali attacchi contro l’Iran.

La USS Gerald R. Ford in una foto del 2017. USS sta per United States Ship. (Mass Communication Specialist 2nd Class Ridge Leoni/U.S. Navy via AP)
Trump sostiene da settimane che gli Stati Uniti attaccheranno l’Iran se il regime non esaudirà tre richieste: smantellare il programma nucleare ed eliminare le sue scorte di uranio arricchito (necessarie per produrre l’arma nucleare); ridurre la quantità e la gittata dei missili balistici a disposizione dell’Iran; e porre fine al sostegno economico e militare che l’Iran dà alle milizie alleate in altri paesi del Medio Oriente, cioè a quello che viene definito dal regime “l’asse della resistenza” (quindi soprattutto ad Hamas nella Striscia di Gaza, a Hezbollah in Libano e agli Houthi in Yemen).
Da settimane sono in corso negoziati tra i delegati statunitensi e quelli iraniani per cercare di trovare una soluzione diplomatica. Durante gli ultimi colloqui entrambe le parti avevano detto che erano stati fatti dei progressi, seppure limitati. Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, ha detto che gli Stati Uniti hanno dato all’Iran due settimane di tempo per presentare un documento che definisca la posizione negoziale del regime. Questo sembra contraddire la possibilità di un attacco imminente, ma la stessa Leavitt ha fatto capire che Trump non si è dato vincoli e potrebbe attaccare in qualunque momento.

Guardiani della Rivoluzione a Teheran, febbraio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Un eventuale attacco contro l’Iran sarebbe il settimo degli Stati Uniti contro un paese straniero da quando Donald Trump è tornato alla presidenza. Sarebbe inoltre il secondo contro l’Iran, dopo quello fatto a giugno insieme a Israele. Alcune fonti hanno detto ai media che Israele starebbe valutando la possibilità di partecipare all’attacco assieme agli Stati Uniti.
Nel frattempo l’Iran sta rafforzando le sue difese e si sta preparando a essere attaccato. Tra le altre cose ha mobilitato le sue forze militari, compresi i Guardiani della Rivoluzione, e rafforzato le difese dei suoi siti nucleari. Pur essendo uscito molto indebolito dai bombardamenti americani e israeliani di giugno, l’Iran dispone ancora di un consistente arsenale missilistico che potrebbe provocare danni a Israele e alle basi militari statunitensi in Medio Oriente.
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