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  • Giovedì 19 febbraio 2026

Cosa non torna nella storia dell’uomo ucciso da un poliziotto a Rogoredo

Indizi e testimonianze stanno mettendo in dubbio la versione data dalla polizia sull'omicidio avvenuto nella periferia di Milano

Il luogo a Rogoredo, a Milano, dove è stato ucciso Abderrahim Mansouri, 27 gennaio 2026 (ANSA/ANDREA CANALI)
Il luogo a Rogoredo, a Milano, dove è stato ucciso Abderrahim Mansouri, 27 gennaio 2026 (ANSA/ANDREA CANALI)
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Il 26 gennaio un uomo di 28 anni, Abderrahim Mansouri, è stato ucciso da un agente di polizia a Rogoredo, nella periferia a sud est di Milano. L’agente che ha sparato e i quattro colleghi che erano con lui hanno raccontato che Mansouri li aveva minacciati con una pistola: l’agente avrebbe quindi sparato per difendersi. Quella pistola però era finta, e secondo gli avvocati dei familiari di Mansouri l’uomo non l’aveva in mano quando è stato ucciso.

Tre settimane dopo l’omicidio stanno emergendo diversi indizi e testimonianze che mettono in dubbio la versione data dagli agenti di polizia, ora indagati dalla procura di Milano per omissione di soccorso e favoreggiamento nei confronti del collega che ha sparato. Lui invece è accusato di omicidio volontario. Giovedì mattina i poliziotti sono stati interrogati in questura.

L’agente 42enne che ha sparato aveva detto agli investigatori di aver sentito alla radio della polizia che alcuni suoi colleghi stavano arrestando uno spacciatore a Rogoredo. Era quindi partito da Corvetto, a circa tre chilometri di distanza, per raggiungerli. Una volta arrivato in via Impastato, vicino alla stazione della metropolitana di San Donato (che da Rogoredo è divisa dalla tangenziale), aveva detto di aver visto in lontananza delle ombre e di aver poi riconosciuto Mansouri.

Mansouri faceva parte di un gruppo noto per gestire lo spaccio di sostanze nella zona, e aveva diversi precedenti penali. Secondo la versione data dai poliziotti, Mansouri avrebbe puntato una pistola contro l’agente, che gli avrebbe detto di fermarsi. Mansouri avrebbe continuato ad avanzare comunque, e a quel punto l’agente gli ha sparato a circa venti metri di distanza, colpendolo sotto la tempia destra e uccidendolo.

Durante l’interrogatorio il poliziotto aveva detto che Mansouri era di fronte a sé, ma dall’autopsia è emerso che aveva il volto girato lievemente verso sinistra. Gli avvocati dei familiari di Mansouri, Marco Romagnoli e Debora Piazza, hanno detto che l’uomo stava fuggendo quando è stato ucciso, e sostengono che la versione del poliziotto faccia «acqua da tutte le parti». Hanno detto di aver raccolto diverse testimonianze: le persone sentite confermerebbero che Mansouri non solo non avrebbe puntato una pistola contro l’agente, ma che anzi «non ce l’aveva» proprio. Dai primi accertamenti non erano peraltro state trovate sue impronte sulla pistola finta trovata vicino al suo corpo.

Ci sono anche altre circostanze anomale. Secondo quanto ricostruito dalla procura, tra il momento dello sparo e la chiamata al 118 sarebbero passati 23 minuti. Eppure l’agente 42enne aveva detto inizialmente che Mansouri era agonizzante dopo lo sparo: non è chiaro perché sia passato tutto quel tempo. Gli agenti avrebbero inoltre evitato di dire a chi indaga che sul posto c’erano altre persone, poi sentite dagli investigatori e ritenute credibili. Ci sarebbero quindi stati dei testimoni, come sostenuto anche dagli avvocati dei familiari di Mansouri.

Infine, non è chiaro perché dopo lo sparo uno dei poliziotti presenti – in quel momento il più vicino al collega che ha sparato – si sarebbe allontanato per alcuni minuti. Non si sa cosa abbia fatto prima dell’arrivo dei soccorritori, ma Repubblica scrive che gli investigatori sospettano che possa avere contribuito ad alterare la scena dell’omicidio.

– Leggi anche: Cos’era e cos’è oggi Rogoredo