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  • Mercoledì 18 febbraio 2026

Come si decide a chi trapiantare prima un cuore nuovo

Ci sono alcuni criteri molto precisi che devono valutare gli esperti, come sta succedendo per il caso del bambino ricoverato a Napoli

Un gruppo di chirurghi durante un trapianto
Un gruppo di chirurghi durante un trapianto (Ansa)
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Martedì sera al Centro nazionale trapianti è stata comunicata la disponibilità di un cuore per un trapianto pediatrico. La notizia ha dato speranza ai genitori del bambino ricoverato da oltre due mesi all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo un’operazione di trapianto di cuore andata male. Negli ultimi giorni le condizioni del bambino sono rimaste molto gravi, al punto che è stato necessario convocare a Napoli quattro esperti per decidere se il bambino potrà sostenere un’altra operazione molto complessa e dunque ricevere un cuore nuovo.

Il bambino ricoverato a Napoli non è l’unico inserito nella lista nazionale che stabilisce a chi viene assegnato un cuore prima degli altri bambini in attesa. La lista si basa su una serie di regole pensate appositamente per i trapianti pediatrici, adottate da anni dal Centro nazionale e accettate da tutti gli ospedali che eseguono queste operazioni così delicate.

L’ordine dei bambini in lista d’attesa viene aggiornato in base alle condizioni di salute dei pazienti, ma molto dipende anche dalle caratteristiche del cuore donato. La valutazione è molto analitica, basata su un una griglia che incrocia diversi parametri e infine definisce un punteggio: da quel punteggio viene stabilito l’ordine della lista d’attesa.

La prima distinzione, la più importante, divide i pazienti in tre classi di gravità. La classe 1, chiamata anche di emergenza nazionale, comprende bambini ricoverati con forme di assistenza del cuore a breve termine come l’ECMO, a cui è sottoposto il bambino ricoverato a Napoli, oppure pazienti con cuore artificiale totale o comunque dipendenti totalmente da macchinari. Questa classe di gravità viene confermata ogni 7 giorni.

La classe 2 comprende bambini con un LVAD, una sorta di pompa meccanica che aiuta il cuore a pompare il sangue, oppure pazienti con defibrillatore o con malattie gravi che non possono sopravvivere a lungo senza un trapianto. La classe 3 è la meno grave e comprende tutti gli altri pazienti candidati a un trapianto, in condizioni critiche, ma non così urgenti.

Ogni classe viene poi suddivisa in classe A, quando c’è una compatibilità del gruppo sanguigno, e classe B quando c’è incompatibilità. In alcuni casi infatti, specialmente tra i bambini, può essere autorizzato un trapianto quando non c’è una perfetta compatibilità del gruppo sanguigno.

Il criterio successivo misura il cosiddetto mismatch del peso, ovvero la discrepanza tra il peso del donatore e quello del ricevente. La valutazione porta a identificare 7 classi diverse che assegnano un punteggio: quando la differenza in difetto o in eccesso è molto ampia si perdono punti, mentre se ne ottengono quando paziente e ricevente hanno un peso simile.

Inoltre vengono dati punti anche quando chi deve ricevere il cuore si trova nello stesso ospedale dove viene eseguito il prelievo. Un altro criterio prevede di assegnare punti per ogni mese di attesa nella classe di gravità 1.

Va anche valutata la compatibilità immunologica: alcuni pazienti vengono definiti iper-immuni quando il loro sistema immunitario ha sviluppato un numero elevato di anticorpi contro gli antigeni HLA, un insieme di proteine che consente all’organismo di riconoscere le cellule proprie. Se il numero di anticorpi è alto è difficile trovare un organo compatibile, perché la probabilità di rigetto è molto alta.

Emanuele Cozzi, professore di Immunologia dei trapianti all’università di Padova e del Centro nazionale trapianti, ha spiegato che il bambino ricoverato a Napoli ha già fatto il primo trapianto di cuore e quindi il suo sistema immunitario è venuto a contatto con due elementi che lo rendono più difficile da trapiantare: il contatto con il cuore estraneo trapiantato e le trasfusioni di sangue, due fattori che immunizzano. Dunque è molto importante capire se il destinatario è incompatibile con l’organo donato, confrontando il sangue del ricevente a contatto con le cellule del donatore.

Già martedì sera è emerso che ci sono tre pazienti in lista d’attesa con un punteggio più alto o molto simile a quello del bambino ricoverato a Napoli. Ogni decisione spetta quindi ai responsabili dei centri trapianti coinvolti: ognuno valuterà il proprio paziente e soprattutto le caratteristiche del cuore donato. Se tutti e quattro i centri coinvolti confermeranno di accettare il cuore, l’organo sarà assegnato a chi dopo le ultime visite risulterà avere un punteggio più alto nella lista d’attesa nazionale.

Per il bambino ricoverato a Napoli ci sono quindi tre possibilità. Per prima cosa gli esperti convocati a Napoli dovranno stabilire se il paziente è nelle condizioni di essere sottoposto a un nuovo intervento. In caso di risposta negativa, si dovrà decidere se aspettare un miglioramento; in caso di risposta positiva invece bisogna capire se è ancora in cima alla lista oppure se altri bambini sono più compatibili e quindi devono essere trapiantati prima di lui.

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