Il governo dovrà risarcire con 76mila euro la ong Sea-Watch per il caso in cui fu coinvolta la comandante Carola Rackete

L'ex comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete, a giugno del 2019 (EPA/TILL M. EGEN/SEA-WATCH)
L'ex comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete, a giugno del 2019 (EPA/TILL M. EGEN/SEA-WATCH)

Il tribunale di Palermo ha disposto che il governo e la prefettura di Agrigento risarciscano con 76mila euro, più 14mila per le spese legali, la ong tedesca Sea-Watch per i danni subiti da una delle sue navi per la vicenda in cui fu coinvolta la comandante della nave Carola Rackete nel 2019. A giugno di quell’anno Rackete forzò il blocco navale deciso dal ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini e attraccò a Lampedusa per permettere a 40 richiedenti asilo bloccati a bordo da circa due settimane di sbarcare. Alla decisione erano seguiti il suo arresto e un’indagine della procura di Agrigento, poi archiviata.

La nave di cui era al comando, la Sea Watch 3, fu sottoposta al fermo amministrativo a luglio, e l’organizzazione presentò opposizione al prefetto di Agrigento. Questo non rispose e la nave rimase bloccata fino a dicembre, dopo un ricorso dell’organizzazione al tribunale di Palermo, che ne dispose lo sblocco: lo stesso tribunale ora dice che la non risposta del prefetto avrebbe dovuto comportare in automatico la cessazione del sequestro, secondo il principio del silenzio assenso. Per questo ha condannato la prefettura e il governo al risarcimento.

Il caso della Sea Watch 3 fu molto seguito e commentato in tutta Europa, e Rackete diventò nota come simbolo dell’opposizione contro le politiche molto restrittive contro l’immigrazione di Salvini, il quale ha definito la sentenza «incredibile, un premio per aver forzato un divieto del governo». Ha commentato anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha detto: «il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?». Pochi giorni fa il governo era anche stato condannato a risarcire i danni anche un uomo immigrato trasferito in uno dei discussi centri per migranti in Albania.