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  • Martedì 17 febbraio 2026

Come mai tutte queste medaglie?

L'Italia è già a 24, un record: c'entra il fattore campo, ma non solo

Federico Pellegrino e, di spalle, i suoi compagni della staffetta mista, il 15 febbraio a Tesero (Alex Pantling/Getty Images)
Federico Pellegrino e, di spalle, i suoi compagni della staffetta mista, il 15 febbraio a Tesero (Alex Pantling/Getty Images)
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All’undicesimo giorno di Olimpiadi invernali l’Italia è a 24 medaglie, di cui 9 d’oro. Potrebbero arrivarne altre, ma già così è un record – che migliora le 20 medaglie vinte nel 1994 a Lillehammer, in Norvegia – e soprattutto un risultato al di là delle aspettative, perlomeno quelle dichiarate: prima delle Olimpiadi il CONI, il Comitato olimpico nazionale italiano, aveva stimato di poter arrivare a ottenerne 18.

Visto che c’entrano decine di gare di sport diversi, con migliaia di atleti coinvolti e risultati spesso decisi per centesimi di secondo, le ragioni sono per forza di cose complicate e sfaccettate. Ma un po’ con i numeri e un po’ con gli esempi si possono trovare ragioni per spiegare almeno in parte il perché di tutte le medaglie vinte finora dall’Italia. C’entra il fatto che ci sono più gare? È merito del vantaggio intrinseco nel gareggiare in casa? È successo all’improvviso o è parte di un processo lungo anni? È un caso e basta?

Proviamo a rispondere a tutte queste domande. Prima, però, tre precedenti: le Olimpiadi del 1994 (quelle del record superato), quelle del 2006 (le ultime in cui l’Italia gareggiò in casa) e quelle del 2022 (prese in quanto termine di paragone più recente).

Nel 1994 circa 1.700 atleti e atlete da 67 paesi gareggiarono in 61 eventi. L’Italia – rappresentata da poco più di 100 atleti – vinse 20 medaglie: 7 ori, 5 argenti e 8 bronzi.

Nel 2006 circa 2.500 atleti e atlete da 80 paesi gareggiarono in 84 eventi. L’Italia – rappresentata da un totale di 179 atleti – vinse 11 medaglie: 5 ori, nessun argento e 6 bronzi.

Nel 2022 quasi 3.000 atleti e atlete da oltre 90 paesi gareggiarono in 109 eventi. L’Italia – rappresentata da 196 atleti – ne vinse 17: 2 ori, 7 argenti e 8 bronzi.

La medaglia di Federica Brignone, il 15 febbraio a Cortina (Mattia Ozbot/Getty Images)

A queste Olimpiadi sta partecipando un numero di atleti e atlete paragonabile a quello del 2022, con giusto qualche evento in più. È in parte normale che negli anni, con l’aumentare delle medaglie in palio, aumentino le medaglie di ogni paese. La Francia è un paese paragonabile all’Italia, anche nel contesto delle Olimpiadi invernali: con simile popolazione e simile quota di montagne. Ecco, nel 2018 e nel 2022 la Francia aveva ottenuto 15 medaglie e finora a Milano Cortina ne ha vinte 16. Anche alle Olimpiadi estive, che così come quelle invernali stanno diventando sempre più grandi, nel 2024 l’Italia ha eguagliato il suo record  di medaglie: 40, come nel 2021.

È insomma normale che record di questo tipo vengano battuti, banalmente perché aumentano le possibilità per vincere medaglie. È però anche vero che aumenta la competizione, con sempre più paesi che, almeno in certi sport, sono ormai competitivi.

È sorprendente il risultato del 1994, quando l’Italia terminò quarta nel medagliere finale dietro a Russia, Norvegia e Germania. È però altrettanto sorprendente, dopo queste necessarie premesse, il risultato – ancora destinato a crescere – di questa edizione. Ancor più che il numero di medaglie a farsi notare è il fatto che, con oltre 70 eventi su 116 già terminati, l’Italia sia seconda nel medagliere dietro la Norvegia. Nelle sue previsioni il CONI stimava di arrivare all’ottavo posto. Non è solo una questione di numero di medaglie; è una questione di numero di medaglie rispetto agli altri paesi.

Manuela Di Centa nel 1994 alle Olimpiadi (Clive Brunskill /Allsport)

Accade che chi ospita le Olimpiadi vada meglio del solito. Seppur tra tante complessità e con alcuni asterischi, è una tendenza nota e studiata da tempo. Nel 2002, quando fecero le Olimpiadi invernali a Salt Lake City, in Utah, gli Stati Uniti arrivarono a 34 medaglie: quattro anni prima si erano fermati a 13, quattro anni più tardi si fermarono a 25. Corea del Sud e Cina, i paesi organizzatori delle ultime due edizioni delle Olimpiadi invernali, non avevano mai vinto tante medaglie quanto nelle loro edizioni di casa. Vale spesso nello sport, ma ancor di più nelle Olimpiadi invernali: la varietà di eventi è minore, e in certi casi anche le difficoltà nell’arrivare ad avere nel giro di qualche anno squadre competitive in alcuni sport invernali.

Il cosiddetto “fattore campo” (il vantaggio dovuto al giocare in casa) ha molte forme e declinazioni. Anzitutto c’è il tifo, che però in molti eventi invernali è meno rilevante che altrove: giocare a calcio per 90 minuti con 70mila persone che ti tifano contro può essere un gran bel problema; ma mentre si scia per un minuto a 100 chilometri orari il tifo non si sente per nulla. Per non dire del fatto che, almeno in certi contesti, i tifosi stranieri a queste Olimpiadi sono più di quelli italiani.

Tifosi italiani – tra tanti stranieri fuori inquadratura – ad Anterselva il 15 febbraio (Michael Steele/Getty Images)

È un vantaggio considerevole conoscere, in genere più di altre o altri, i luoghi di gara: è un esempio molto valido per la pista di bob, slittino e skeleton, a cui le squadre italiane hanno avuto più accesso e prossimità.

Ma ci sono anche fattori più generali, legati al giocare in casa: alcuni atleti possono permettersi di stare letteralmente a casa loro, o comunque in contesti a loro ben noti. Non c’è fuso orario, si conosce bene il clima, si sa cosa si mangia, non sono distratti dal contesto generale di un paese straniero. È forse un’esperienza meno arricchente, e ci sono anche maggiori pressioni mediatiche legate al vedere il proprio nome sui giornali e nei telegiornali, ma si sta anche più tranquilli. Possono sembrare cose banali, ma per un atleta poter fare esattamente la colazione che ha in mente di fare, o sapere se e quanto cambia la temperatura dopo il tramonto, è parte di un’abitudine che può contribuire a riposare meglio, allenarsi meglio e gareggiare meglio.

La pista da bob di Cortina il 13 febbraio (Julian Finney/Getty Images)

Eppure non può essere solo questione di caffè buono fatto con la moka e di sapere cosa c’è la sera su Rai 1. È anche conseguenza di investimenti, di piani e programmi pluriennali finalizzati a un obiettivo specifico: le medaglie olimpiche.

Dal CONI al singolo atleta, passando per federazioni, squadre e allenatori, le Olimpiadi diventano l’evento verso cui prepararsi per anni. Lo è per tutti, ma per gli italiani e le italiane lo è stato ancora di più da quando nel 2019 si è saputo che le Olimpiadi sarebbero state in Italia. Le Olimpiadi in casa sono un evento per cui pensare di posticipare un ritiro, quello per cui può avere senso – ancor più che per altri – sacrificare almeno un po’ il resto della stagione. Se le cose funzionano bene, come pare sia il caso stavolta per l’Italia, le Olimpiadi possono rappresentare la fine di una generazione di atleti e atlete, e l’inizio di un nuovo ciclo pluriennale.

Non è un caso che tra chi ha vinto medaglie per l’Italia ci siano Dominik Paris, che ha 36 anni, e cinque 35enni come Francesca Lollobrigida, Dorothea Wierer, Arianna Fontana, Federica Brignone e Federico Pellegrino. Proprio Pellegrino, bronzo nella gara a squadre di fondo e per anni riferimento assoluto dello sci di fondo italiano, ha parlato di questa medaglia di squadra – ma ottenuta grazie a una sua notevole rimonta finale – come di una eredità da lasciare al fondo italiano. Grazie a lui ma anche grazie a tre compagni tutti più giovani di lui, tutti della generazione sportiva successiva alla sua.

Francesca Lollobrigida il 12 febbraio a Milano (Joris Verwijst/BSR Agency/Getty Images)

I numeri dicono anche che i risultati di Milano Cortina si inseriscono in un trend. Alle Olimpiadi invernali del 2010 (le prime dopo Torino 2006, le prime di un nuovo ciclo sportivo) l’Italia vinse 5 medaglie in tutto. Nel 2014 furono 8 (nessuna delle quali d’oro), nel 2018 10 e nel 2022, come già abbiamo visto, 17.

Non sempre, però, fare le Olimpiadi nel proprio paese è di aiuto. In questo caso è da esempio proprio l’edizione del 2006. Allora l’Italia si fermò a 11 medaglie, quattro in meno rispetto all’edizione del 2002. Quello dell’Italia nel 2006 è un esempio spesso citato anche all’estero, quando si parla di questi temi.

In un articolo sul “rinascimento italiano” di queste Olimpiadi invernali, il Guardian ha scritto: «Il paese che più di tutti in questo secolo aveva fallito nel capitalizzare il vantaggio di casa, si sta rifacendo in questi giorni».

In attesa dei numeri definitivi e dei conseguenti bilanci, un altro elemento qualitativo si fa notare, a proposito delle Olimpiadi dell’Italia, ed è la notevole varietà di sport da cui sono arrivate: cinque dallo sci alpino, quattro dallo slittino, tre dallo snowboard, quattro dal pattinaggio di velocità, due dallo short track, due dal biathlon, una dallo sci di fondo, una dal curling, una dal pattinaggio di figura e una dallo sci acrobatico.

Fatta eccezione per il salto con gli sci, la combinata nordica e l’hockey (dove comunque la squadra femminile italiana è arrivata ai quarti di finale), l’Italia è stata presente in almeno una finale (o in una fase finale, nel caso di tornei con una diversa struttura) di ogni sport.

È segno di un ottimo lavoro diffuso: c’entrano senz’altro i grandi talenti, come nel caso di Brignone, ma c’è varietà e profondità di risultati. Nel 1994, per tornare un’ultima volta all’edizione di Lillehammer, nove medaglie su venti arrivarono dallo sci di fondo e le altre da slittino, sci alpino, bob e short track.