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  • Martedì 17 febbraio 2026

In Perù è stato rimosso l’ennesimo presidente

José Jerí era in carica da poco più di quattro mesi: il suo successore sarà il nono presidente in dieci anni

José Jerí in parlamento a Lima, 21 gennaio 2026 (John Reyes Mejia/Anadolu via Getty Images)
José Jerí in parlamento a Lima, 21 gennaio 2026 (John Reyes Mejia/Anadolu via Getty Images)

José Jerí è stato rimosso dal ruolo di presidente ad interim del Perù, dopo soli quattro mesi al governo. Con 75 voti a favore, 24 contrari e 3 astensioni, martedì il parlamento peruviano ha approvato una mozione per destituirlo in una sessione straordinaria. Il suo successore sarà il nono presidente del Perù nel giro di dieci anni, e l’ennesimo a dover gestire un’enorme crisi sociale che negli ultimi mesi ha provocato ampie proteste antigovernative.

Jerí è un avvocato, ha 39 anni ed era stato nominato presidente lo scorso ottobre, dopo che il parlamento aveva destituito con un procedimento molto rapido di impeachment Dina Boluarte, la sua predecessora, in carica dal 2022. Era stato accolto abbastanza bene, ma poi la sua popolarità è calata piuttosto in fretta. Nelle ultime settimane aveva subìto pressioni in particolare per alcuni incontri non ufficiali con due imprenditori cinesi, ma anche per aver ospitato nel palazzo del governo un gruppo di donne che erano andate via solo l’indomani mattina.

Per approvare la rimozione di Jerí non è stata usata la procedura di impeachment, bensì la cosiddetta “censura”, ovvero uno strumento di controllo politico che di norma viene usato contro i ministri, e che per essere approvato aveva bisogno solo di 66 voti sui 130 del parlamento unicamerale del paese (per essere approvata, la procedura di impeachment richiede invece la maggioranza qualificata, cioè almeno 87 voti).

Fernando Rospigliosi, l’attuale presidente del parlamento del Perù, ha detto che il successore di Jerí verrà scelto durante la prossima seduta parlamentare, in programma mercoledì alle 18 ora locale (la mezzanotte italiana). Domenica 12 aprile comunque in Perù sono previste le elezioni generali, in cui verranno scelti sia il nuovo capo di stato sia i rappresentanti del parlamento, che grazie a una riforma costituzionale approvata nel 2024 tornerà ad avere due camere: un Senato da 60 rappresentanti e una Camera dei deputati con 130.

Jerí fa parte del partito conservatore Siamo il Perù, e lo scorso luglio era stato eletto presidente del parlamento grazie ai voti di partiti di destra (come Forza Popolare, Azione Popolare e Alleanza per il Progresso), ma anche grazie al sostegno di Perù Libero, il principale partito di sinistra del paese, di cui faceva parte Boluarte prima di essere espulsa, nel 2022. Era diventato presidente ad interim a ottobre, in seguito alla destituzione di Boluarte, rimossa per una serie di scandali di corruzione e perché ritenuta incapace di affrontare l’aumento della criminalità nel paese.

A inizio anno la procura generale del Perù aveva avviato un’indagine preliminare contro di lui per traffico di influenze, in seguito alla quale le opposizioni avevano cominciato a chiederne le dimissioni.

A fine novembre Jerí aveva incontrato senza informare i propri collaboratori, in un locale dichiarato inagibile, l’imprenditore cinese Zhihua Yang, che tre anni fa aveva ottenuto una concessione per la costruzione di una centrale idroelettrica sulle Ande. In seguito aveva ricevuto al palazzo presidenziale Ji Wu Xiaodong, un altro imprenditore cinese, che era agli arresti domiciliari e si crede sia legato a un’organizzazione criminale implicata nel disboscamento illegale in Amazzonia. Quanto al gruppo di donne invitate nel palazzo di governo, si è difeso sostenendo che facessero parte del team per il passaggio di consegne da Boluarte.

Anche il predecessore di Boluarte, Pedro Castillo, era stato rimosso dal parlamento perché accusato di aver tentato un colpo di stato. Prima di lui nel 2020 il parlamento peruviano aveva votato a favore dell’impeachment di Martín Vizcarra, accusato di corruzione.