Cosa sappiamo dopo due anni dal crollo nel cantiere di un supermercato a Firenze
Secondo la procura la morte di cinque lavoratori fu causata da lavori progettati male e fatti di fretta per guadagnare di più

La procura di Firenze ha chiuso le indagini sul crollo avvenuto il 16 febbraio del 2024 nel cantiere di un supermercato Esselunga, in via Mariti a Firenze, in cui morirono cinque lavoratori. Gli indagati ora sono otto: cinque persone e tre società coinvolte nei lavori. I reati contestati sono omicidio colposo, lesioni colpose, crollo di costruzione nonché una serie di violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
L’incidente avvenne poco prima delle 9 del mattino, quando una trave di cemento armato lunga venti metri e pesante 15 tonnellate cadde per circa 12 metri, distruggendo due solai sottostanti dove erano al lavoro cinque persone. Morirono Luigi Coclite, 60 anni, Mohamed Toukabri, 54 anni, Mohamed El Farhane, 24 anni, Taoufik Haidar, 45 anni, e Bouzekri Rahimi, 56 anni.
Secondo la procura il crollo fu determinato da errori di calcolo nella progettazione della trave e da lavori fatti frettolosamente «per massimizzare i profitti», cioè per risparmiare soldi e guadagnare di più. Secondo la ricostruzione la trave in cemento armato avrebbe ceduto perché non conteneva abbastanza ferro da reggere i carichi a cui era soggetta. In altre parole, l’armatura non sarebbe stata progettata adeguatamente. Nei documenti del fascicolo dell’indagine citati da Repubblica la procura parla di «errore macroscopico».

Una trave spezzata nel crollo avvenuto nel cantiere del supermercato di via Mariti a Firenze, 17 febbraio 2024 (ANSA/Claudio Giovannini)
Inizialmente erano stati indagati un ingegnere, il direttore dei lavori e il rappresentante legale dell’azienda RDB, che era stata incaricata di realizzare i componenti strutturali dell’edificio. Il committente dei lavori era La Villata, società immobiliare partecipata integralmente da Esselunga. Tutti e tre erano stati accusati di omicidio colposo e lesioni colpose, i primi due anche di crollo di costruzione. Ora sono accusati di omicidio e lesioni colpose anche il rappresentante legale di Attività Edilizie Pavesi, un’azienda appaltatrice, e l’ingegnere nominato collaudatore delle opere nel cantiere dalla Villata.
Sono inoltre indagate per illeciti amministrativi anche le società edili RDB, Italprefabbricati e Attività Edilizie Pavesi. Diverse sedi di RDB e di Italprefabbricati erano state poste sotto sequestro: a settembre la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento, che però è stato di nuovo confermato dal tribunale del riesame di Firenze.
Al momento l’attività negli stabilimenti prosegue sotto il controllo di un amministratore giudiziario. La procura ritiene che RDB e Italprefabbricati non avessero un’organizzazione adeguata al tipo di lavoro commissionato: tra le altre cose non avrebbero valutato appieno i rischi e avrebbero omesso di controllare che i prefabbricati (la trave e il dente) venissero costruiti nel modo giusto.
Ora la procura dovrà decidere se chiedere il rinvio a giudizio per le persone indagate, oppure l’archiviazione del caso. In attesa della decisione dei pubblici ministeri gli indagati possono chiedere di essere interrogati o depositare memorie difensive.
Intanto l’area del cantiere in via Mariti è ancora sotto sequestro. Alcuni gruppi di cittadini hanno chiesto al comune di Firenze di istituire un tavolo tecnico per ripensare insieme alla riqualificazione dell’area. Lo scorso settembre però Esselunga e La Villata hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) della Toscana per chiedere di annullare il provvedimento del comune che aveva ritenuto scaduto il permesso di costruire del supermercato. Il Tar deve ancora pronunciarsi.



