La discussa proposta di legge per vietare il burqa e il niqab in Spagna
L'ha avanzata la destra per ragioni di convenienza politica, e ha rapidamente messo in difficoltà la sinistra

I partiti di destra ed estrema destra in Spagna stanno cercando di far approvare una legge per vietare l’uso del burqa e del niqab, due diversi tipi di velo integrale usati da alcune donne musulmane per coprire interamente il corpo e il volto. Non ci sono particolari ragioni per questo divieto: le donne che indossano burqa o niqab in Spagna sono pochissime (si ritiene poche centinaia su 2,5 milioni di persone musulmane: un numero trascurabile che non ha alcuna presenza nella vita pubblica spagnola) e l’iniziativa non sembra essere motivata da un’emergenza sociale o di sicurezza rilevabile nei dati.
Ma nella destra spagnola la proposta di legge è diventata uno strumento politico per ottenere altri scopi. In particolare il Partito Popolare (PP, il principale partito di centrodestra spagnolo) sta dando un appoggio molto pubblico ed esplicito alla legge con l’obiettivo di avvicinarsi a Vox, di estrema destra, di cui ha bisogno per formare i governi di alcune regioni. La proposta con ogni probabilità non sarà approvata, ma entrambi i partiti ci vedono un buon modo per mettere in difficoltà la sinistra e il governo del Socialista Pedro Sánchez.
Il burqa è un indumento femminile diffuso soprattutto in Afghanistan e Pakistan: copre completamente il corpo della donna lasciando una specie di grata di tessuto all’altezza degli occhi, per vedere all’esterno. Il niqab è diffuso soprattutto nei paesi del golfo Persico, e lascia aperta una fessura per gli occhi.
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La proposta di legge per vietare questi due indumenti è stata presentata da Vox e prevede multe fino a 600 euro per le persone che li indosseranno in pubblico. In caso di recidiva le multe potrebbero arrivare fino a 30 mila euro. Nel testo della proposta si parla della «circolazione massiccia di persone con il volto coperto» (cosa falsa vista l’esiguità delle donne che indossano burqa o niqab) e si sostiene che gli indumenti potrebbero essere un pericolo per la sicurezza, visto che nascondono completamente la persona che li indossa. Al momento in Spagna è in vigore una legge che vieta di coprirsi il volto durante manifestazioni o contesti di ordine pubblico; non c’è invece alcuna legge che preveda un divieto generale e permanente sull’indumento specifico.
Il PP ha cominciato a sostenere la proposta di legge molto apertamente. Negli ultimi mesi in Spagna ci sono state le elezioni locali nelle regioni di Extremadura e Aragona. In entrambe il PP è arrivato primo, ma non ha abbastanza voti per governare da solo, e per questo ha bisogno del sostegno di Vox. I negoziati tra i due partiti sono in corso, e il sostegno del PP alla legge sul burqa è stato visto come un modo per facilitarli e mostrare che le due formazioni hanno molto in comune.
Lo stesso peraltro potrebbe avvenire nella regione di Castilla y León, dove si vota a marzo: il PP è avanti ma non abbastanza per formare un governo, e anche lì potrebbe avere bisogno di Vox.
Questa ricerca di alleanze con Vox da parte del PP è una novità per la destra spagnola: a lungo il PP aveva cercato di mantenere una posizione moderata e di escludere gli estremisti di Vox dal potere. Ma la crescita elettorale del partito ha reso tutto via via più difficile: secondo gli ultimi sondaggi il PP è al 22,9 per cento e Vox al 18,9 per cento (il Partito Socialista di Sánchez è al 32,6 per cento). Per questo nelle ultime settimane il leader del PP Alberto Núñez Feijóo ha inaugurato una nuova strategia, e ha aperto le porte a Vox.

Una manifestazione di Vox a Murcia (AP Photo/Emilio Morenatti)
Tanto per il PP quanto per Vox, inoltre, sostenere la proposta di legge contro burqa e niqab è un modo per ottenere una facile vittoria contro il governo Sánchez.
Sia il Partito Socialista (PSOE) sia i suoi alleati di sinistra si sono detti contrari alla proposta di legge. Ma l’idea del divieto ha da subito messo in difficoltà la sinistra, che non interpreta in maniera univoca il concetto di laicità: semplificando, per alcuni lo stato non dovrebbe interferire con le scelte religiose, per altri dovrebbe dare priorità a proteggere i propri cittadini da simboli che considera oppressivi, a prescindere dalla volontà delle singole persone.
Quindi, da un lato c’è l’esigenza di proteggere la libertà religiosa e d’espressione, e quindi consentire alle donne musulmane di vestirsi come ritengono. Alcune fonti vicine al PSOE hanno detto ai media che ritengono la legge incostituzionale, perché violerebbe gli articoli che proteggono la libertà religiosa e proibiscono ogni forma di discriminazione.
Dall’altro lato, però, molte persone anche a sinistra ritengono burqa e niqab indumenti degradanti per la dignità delle donne, e un simbolo di oppressione. È una contraddizione che la destra ha cercato di sfruttare: Carmen Fúnez, la vicesegretaria del PP, ha criticato «il femminismo che difende il burqa o il niqab».
La contraddizione fu molto visibile in Francia nel 2010, quando l’allora governo di centrodestra propose una legge per vietare il burqa in pubblico. La legge fu approvata, ma per evitare di doversi schierare quasi tutti i deputati di sinistra e centrosinistra lasciarono l’aula.
Probabilmente la sinistra spagnola si eviterà l’imbarazzo, perché al momento PP e Vox non hanno i voti per portare avanti il disegno di legge. Per farlo avrebbero bisogno del sostegno di Junts, un partito indipendentista catalano di centrodestra, che ha alcuni deputati nel parlamento nazionale. In questa legislatura Junts ha dapprima sostenuto Sánchez, poi ha ritirato il suo sostegno, e più di recente la sua posizione è ambigua. Junts ha detto che non sosterrà la proposta di legge contro il burqa, ma che ne avanzerà una propria.



