L’Australia si è rifiutata di rimpatriare 34 familiari di terroristi dell’ISIS che si trovano in un campo di prigionia in Siria

Il governo australiano ha annunciato di non aver intenzione di accogliere nel paese 34 persone con cittadinanza australiana che si trovano in Siria in un campo di prigionia per familiari di terroristi dell’ISIS. Le 34 persone, appartenenti a 11 famiglie, avevano lasciato il campo di al Roj dopo che due uomini si erano presentati dalla direzione della struttura dicendo che il governo siriano e quello australiano si erano coordinati per il loro rimpatrio, e di avere per loro dei passaporti temporanei australiani. Le autorità del campo avevano iniziato a scortare le 34 persone verso la capitale Damasco, ma poco dopo il governo aveva detto che non c’era nessun accordo e che le persone dovevano tornare indietro.
Ora il primo ministro australiano Anthony Albanese ha fatto sapere di non avere intenzione di permettere a queste persone di entrare in Australia. La questione dei campi di prigionia per terroristi dell’ISIS e per i loro familiari rimane molto problematica, anche anni dopo la sconfitta militare del gruppo terroristico. Migliaia di persone, molte delle quali provenienti da paesi occidentali, sono detenute in grandi campi in Siria e in Iraq, senza alcuna prospettiva né di uscire né di tornare nei paesi d’origine.
Le condizioni in questi campi sono spesso pessime, e violenza e discriminazioni sono diffuse. Per i governi occidentali però è molto difficile accettare il rientro di queste persone, sia per timori legati alla sicurezza nazionale sia per una questione politica, perché considerano sconveniente mostrare di aiutare persone legate all’ISIS. Questo nonostante si tratti in alcuni casi di figli che non hanno mai collaborato col gruppo o donne costrette a sposare terroristi o a trasferirsi in Siria contro la propria volontà.
Recentemente i grossi campi di prigionia di al Roj e al Hol sono passati dal controllo delle milizie curde delle Forze Democratiche Siriane, fino a gennaio autonome rispetto a Damasco, a quello del governo nazionale siriano e delle sue forze di sicurezza. Il passaggio è stato caotico e disordinato, e ci sono state evasioni di massa: il numero di persone scappate non è noto con precisione.
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