La faccia di Trump è un po’ dappertutto, negli Stati Uniti
Così come il suo nome: alcuni ci vedono segnali di un culto della personalità

Nel corso dell’ultimo anno abbondante di presidenza, Donald Trump ha messo il suo nome su tantissime cose: edifici, istituzioni, programmi governativi, biglietti di attrazioni turistiche. Ha anche promosso la sua immagine in maniera incessante, sui social media, con slogan e manifesti con la sua faccia. Secondo il New York Times, che ha raccolto molti di questi fenomeni, quella di Trump potrebbe non essere soltanto vanità o desiderio di essere ricordato, ma un tentativo di istituire un culto della personalità e aumentare il proprio potere politico.
In questi mesi il John F. Kennedy Center for the Performing Arts, il più importante centro culturale di Washington, è diventato “The Donald J. Trump and the John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts”, provocando grosse proteste. L’Institute of Peace, un’istituzione formalmente indipendente ma di fatto subordinata al governo, è diventato il “Donald J. Trump Institute of Peace”.

Il Kennedy Center rinominato, dicembre 2025 (AP Photo/Jacquelyn Martin)
Trump ha chiesto – ma non ancora ottenuto – di mettere il suo nome all’aeroporto di Washington, alla Penn Station di New York (una stazione ferroviaria) e allo stadio in costruzione della squadra di football americano della capitale.
Trump ha messo il suo nome e in alcuni casi la sua foto sui biglietti annuali per i parchi nazionali americani; su un programma sussidiato di vendita di medicinali (TrumpRx); su dei conti di risparmio per i bambini (Trump Account); sui visti per persone ricche (Trump Gold Card).
A Washington fuori da alcuni edifici governativi sono esposti enormi striscioni con la faccia di Trump. Non succedeva lo stesso con altri presidenti.

Il dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti a Washington, agosto 2025 (AP Photo/J. Scott Applewhite)
Trump inoltre ha detto che vorrebbe mettere la sua faccia sulle monete da un dollaro e il suo nome a una nuova categoria di navi da guerra. Al museo Smithsonian di Washington, dove sono ospitati i ritratti ufficiali di tutti i presidenti, Trump vorrebbe aprire una sezione ulteriore che ospiti soltanto sue raffigurazioni. Ai comizi politici, oltre al tradizionale cappellino rosso MAGA (“Make America Great Again”) da tempo se ne vedono altri con la scritta “Trump aveva ragione su tutto”.

(Jordan Pettitt/Pool Photo via AP)
Chi vuole ottenere benefici da Trump sa che questo tipo di adulazione funziona. Al Congresso i Repubblicani hanno depositato una legge per aggiungere la sua faccia sul famoso monte Rushmore, mentre un gruppo di investitori in criptovalute ha raccolto 300 mila dollari per fare realizzare una statua di Trump completamente dorata e alta quattro metri e mezzo.

La statua d’oro di Trump (REUTERS/Eric Cox)
Trump, deliziato, l’ha chiamata “Don Colossus” e la farà installare in uno dei suoi campi da golf in Florida. La comunicazione della Casa Bianca definisce frequentemente Trump come il più grande presidente della storia, con grande abbondanza di superlativi.

La statua d’oro di Trump (REUTERS/Eric Cox)
A questo si aggiunge l’utilizzo dei social media per esaltare la propria figura. In questi mesi Trump ha pubblicato immagini fatte con l’intelligenza artificiale che lo raffigurano come: un papa, un eroe di guerra, Superman, un cavaliere Jedi, un re, e così via. Molte di queste immagini sono pubblicate nel fine settimana, che è il momento in cui gli statunitensi sono più attenti alle notizie.

Prima ancora di diventare presidente Trump aveva costruito una carriera attorno al suo nome. Aveva fatto di se stesso un brand, e una delle sue principali fonti di entrate era fare accordi per applicare il suo nome a ogni tipo di prodotto, con la speranza che diventassero dei successi. Nacquero così i grattacieli Trump Tower, le bistecche Trump Steak, la Trump University, le cravatte e gli aeroplani marchiati Trump. Quasi tutti furono dei fallimenti.
Durante il suo primo mandato da presidente (2017-2021) Trump mantenne gli stessi istinti. Nel 2019 disse: «Bisogna mettere il proprio nome sulle cose, altrimenti nessuno ti ricorderà». Ma è con il suo secondo mandato, cominciato l’anno scorso, che Trump ha portato questa personalizzazione all’eccesso.
Parte di questi fenomeni può essere spiegata come una strategia di comunicazione: con il desiderio di provocare, di attrarre l’attenzione e distoglierla da altri problemi dell’amministrazione. Parte può essere spiegata dalla personalità narcisistica di Trump. Ma secondo vari esperti Trump sta anche cercando di istituire un culto della personalità.
I culti della personalità sono tipici di regimi autocratici, dove la venerazione nei confronti del leader sostituisce il rispetto per le istituzioni statali e per le pratiche democratiche. Trump non è arrivato agli eccessi dei culti della personalità del Novecento, come per esempio quelli per Stalin o Mao Zedong, anche perché gli Stati Uniti continuano a funzionare come una democrazia, seppur indebolita: ma alcuni esperti ci vedono degli aspetti simili.



