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  • Domenica 15 febbraio 2026

I preservativi alle Olimpiadi hanno una lunga storia

La distribuzione iniziò nel 1988 e nel tempo è aumentata parecchio: ci sono (o forse c'erano) anche a Milano Cortina

Un poster con i cerchi olimpici realizzati con preservativi durante un evento a Pechino nel 2007 (REUTERS/Ge Gong)
Un poster con i cerchi olimpici realizzati con preservativi durante un evento a Pechino nel 2007 (REUTERS/Ge Gong)
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Alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina c’è una polemica sui preservativi che vengono distribuiti gratuitamente ai partecipanti: il 12 febbraio un atleta, rimasto anonimo, ha detto alla Stampa che la fornitura sarebbe terminata in appena tre giorni. Ha aggiunto che gli organizzatori si sarebbero impegnati a farne arrivare altri, ma non si sa quando.

La notizia è stata ripresa da moltissimi giornali sia italiani che internazionali, dal Guardian al New York Times, ma non è la prima volta che si parla di questo tema. Al contrario: i preservativi vengono distribuiti regolarmente alle Olimpiadi (sia invernali che estive) da quasi quarant’anni, principalmente per incoraggiare il sesso sicuro e sensibilizzare sulle malattie sessualmente trasmissibili. Negli anni ci sono state polemiche cicliche sui numeri dei preservativi forniti, come sta succedendo ora.

La distribuzione iniziò alle Olimpiadi estive di Seul (Corea del Sud) del 1988. Si tennero nel pieno dell’epidemia di HIV, il periodo tra gli anni Ottanta e Duemila in cui i contagi del virus che può causare l’AIDS aumentarono enormemente, causando la morte di milioni di persone ogni anno. A Seul furono distribuiti 8.500 preservativi per poco più di 8mila atleti e atlete: circa uno a testa. Da lì in poi il numero aumentò parecchio.

Come ha ricostruito nella sua newsletter Gad Allon, docente all’Università della Pennsylvania, alle Olimpiadi estive di Barcellona del 1992 furono distribuiti 90mila preservativi per circa 9mila atleti; diventarono 100mila a quelle invernali di Salt Lake City e 100mila a quelle estive di Pechino 2008. Il numero più alto finora è stato raggiunto alle Olimpiadi estive di Rio de Janeiro del 2016: 450mila preservativi per circa 11mila partecipanti, 40 a testa.

Alle Olimpiadi estive di Tokyo del 2020, che in realtà si tennero nel 2021 a causa della pandemia di Covid-19, furono distribuiti 160mila preservativi. Gli organizzatori però chiesero di non usarli – o meglio, di evitare qualsiasi tipo di contatto intimo – per evitare contagi. I preservativi quindi furono distribuiti teoricamente per essere usati fuori dal villaggio olimpico, dopo la conclusione delle gare. La cosa creò problemi alle aziende che li producevano, che invece puntavano molto sull’occasione e in alcuni casi avevano aperto nuovi stabilimenti proprio per riuscire a soddisfare la domanda attesa. Alle Olimpiadi estive di Parigi del 2024 furono dati 300mila preservativi per circa 10.500 partecipanti.

Preservativi alle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 (Buda Mendes/Getty Images)

– Leggi anche: Le Olimpiadi hanno un problema coi preservativi

Nelle ultime edizioni è diventato un tema popolare anche sui social, e spesso gli atleti condividono gli involucri personalizzati con i loghi e a volte delle frasi ispirate all’evento. Per esempio nelle sedi lombarde dei Giochi di Milano Cortina i preservativi sono forniti dalla Regione: sul pacchetto si vede il logo.

Il fatto che i preservativi alle Olimpiadi finiscano non vuol dire necessariamente che vengano usati tutti: è possibile che molti li prendano come souvenir o regalo per gli amici, e fortunatamente su quello che fanno gli atleti nel privato vige ancora un po’ di privacy.