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  • Sabato 14 febbraio 2026

Dove si allena un campione olimpico di curling

Come funziona il Palacurling di Cembra in Trentino e quanto costa mantenerlo, raccontato dal suo fondatore: il padre di Amos Mosaner

di Gabriele Gargantini

(Il Post)
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A Cembra Lisignago, un piccolo paese in provincia di Trento, c’è da vent’anni un Palacurling, un palazzetto con due rink, due piste per il curling e il wheelchair curling, la sua versione paralimpica. Lo gestisce Adolfo Mosaner, 66enne padre di Amos, che quest’anno ha vinto il bronzo alle Olimpiadi di Milano Cortina e nel 2022 l’oro a quelle di Pechino, sempre nel doppio misto con Stefania Constantini (in questi giorni invece è impegnato nel torneo maschile).

Adolfo Mosaner aprì il Palacurling nel 2005: «È stata un’avventura», dice, e la struttura è ora centro federale di curling, «come Coverciano per il calcio». Qui si allenano e gareggiano da vent’anni i migliori atleti e le migliori atlete d’Italia, non solo Amos. Ma la storia di Mosaner con il curling, e quindi quella del Palacurling, iniziò più di cinquant’anni fa: c’entrano il tennis e un lago ghiacciato.

Nella sua forma più antica il curling esiste dal Sedicesimo secolo. Le regole furono codificate nel 1838 in Scozia e da lì lo sport si diffuse in Europa e nel resto del mondo. Nel 1924 era già tra gli sport delle prime Olimpiadi invernali e in Italia arrivò anzitutto a Cortina, dove iniziò a diffondersi davvero solo negli anni Cinquanta del Novecento.

– Leggi anche: Le regole del curling, una volta per tutte

Da lì, dalla provincia di Belluno, nel 1972 arrivò in Val di Cembra, in Trentino appunto. Mosaner racconta che «Nino Pezzin, un pioniere del curling in Val di Cembra, aveva un amico ampezzano, un ristoratore appassionato di questo sport, che all’epoca era praticato d’inverno sui campi di tennis ghiacciati, per divertirsi e far divertire i turisti».

Insieme con l’amico Giacomo Pelz, Pezzin decise di invitare gli ampezzani in Val di Cembra, per provare a fare altrettanto al Lago Santo, un piccolo lago cinque chilometri sopra Cembra. «Gli ampezzani riuscivano a scivolare fino a metà pista, con molta elasticità, mentre io e i miei amici ci fermavamo subito», ricordò Pelz: «Le scope poi ci facevano quasi ridere (“na spazadora? da spazar per tera?”), fatte in setole di cinghiale. Ma la serietà della cosa ci riportò ad imparare in pochi minuti le regole».

Curling before it was cool, negli anni Settanta al Lago Santo, in Val di Cembra (Palacurling Cembra)

Mosaner spiega che tra il ’72 e il ’73 iniziarono a formarsi club e squadre, prima alla buona poi con sempre maggior impegno e serietà, fino all’iscrizione a un campionato italiano e alla partecipazione a gare all’estero, o in Italia contro squadre straniere.

La passione portò Mosaner e alcuni amici, poi diventati soci, a costruirsi una pista tutta loro. Anche perché divenne vietato giocare a curling sul lago ghiacciato. «Come tante cose belle che ad un tratto finiscono, anche il curling al Lago Santo dovette terminare», raccontò Pelz, «per rispetto delle nuove ferree regole sulla sicurezza, che vietarono in modo più assoluto la pratica di qualsiasi attività sulla superficie del lago».

Nel 1996 Mosaner e amici costruirono «una piccola struttura, un solo rink con pista mobile coperta con una tensostruttura». Era una cosa modesta, ma, dice Mosaner, «così avevamo il ghiaccio solo per noi».

Complice il ritorno olimpico del curling, nel 1998, l’ambizione crebbe e nel 2005 Mosaner e amici costruirono «questo bellissimo palazzetto dove abbiamo un ghiaccio perfetto, e dove si allenano e si sono allenati ragazzi seri, appassionati e con qualità».

Il Palacurling esiste quindi da oltre vent’anni, gestito da una piccola associazione di volontari, ma con un rischio d’impresa non indifferente. «Ci costò un milione di euro», dice Mosaner: «Il 65 per cento coperto con fondi della provincia di Trento, il resto con un mutuo di 15 anni fatto da me e da altre tre persone, e ripagato un po’ alla volta».

Le due piste del Palacurling, e Mosaner al lavoro per pulire il ghiaccio (Il Post)

I costi annuali sono ora di circa centomila euro e comprendono le bollette e la manutenzione della struttura, degli impianti e delle macchine. «Quella macchinetta lì» dice Mosaner a proposito della Ice King, che ha da poco finito di usare sul ghiaccio e che sta al curling come la Zamboni sta all’hockey, «costa circa 15mila euro, e la lama dura tra le tre e le cinque settimane, e per farla filare la mandiamo in Olanda».

Mosaner, che nell’aspetto ricorda un po’ Doc di Ritorno al futuro e un po’ un bravo insegnante di Hogwarts (ma su questo, forse, influiscono le scope appese alle pareti del Palacurling), è estremamente attento e premuroso verso il ghiaccio del suo palazzetto.

Una parete del Palacurling (Il Post)

Avere un ghiaccio perfetto, professionale, richiede tantissimo lavoro. Il Palacurling è attivo da agosto ad aprile, un periodo durante il quale la temperatura del ghiaccio deve essere tra i -3,5 e i -3,8 °C, e quella ambientale all’altezza di un metro e mezzo pari a 7 °C, con il 55 per cento di umidità. «Le condizioni non devono mai cambiare, perché altrimenti cambia la velocità delle stone» (le pietre che si tirano nel curling).

I ricavi arrivano dalle quote di tesseramento, dagli sponsor e dalle «ore di ghiaccio vendute» (si possono prenotare corsi e sessioni di gioco). «Finora siamo riusciti a far tornare i conti», dice Mosaner.

Adolfo Mosaner (Il Post)

Le piste sono due e le stone 32, 16 per campo. Quelle ordinate nel 2005 sono durate vent’anni, e nel 2025 ne sono state ordinate di nuove. I tesserati al Palacurling sono circa 100, su un totale di circa 500 tesserati a livello nazionale, negli altri palazzetti dedicati esclusivamente al curling (a Torino, Pinerolo, Bormio, Brunico, Cortina e Claut).

Mosaner racconta la storia del suo Palacurling seduto a un tavolino del bar, separato dalle piste da un’ampia vetrata, mentre nel tavolo accanto quattro signori sono impegnati in una partita a carte. E mentre in una delle due piste si allena il quintetto della Nazionale italiana juniores, campione del mondo in carica e tra poco in gara ai Mondiali in Danimarca.

Mosaner è comprensibilmente molto orgoglioso di Amos, suo figlio, e degli altri membri della Nazionale che si sono allenati o si stanno allenando lì. In questi giorni sarà a Trento, per parlare di curling dopo una proiezione del film sul curling La mossa del pinguino, dopodiché tornerà a Cortina, per guardare suo figlio in gara alle Olimpiadi.