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  • Sabato 14 febbraio 2026

Foto di grandi gioie e grandi sofferenze dopo i verdetti nel pattinaggio

È l'angolo chiamato “Kiss and Cry”, bacio e pianto, dove gli atleti aspettano di sapere com'è andata la loro esibizione

La giapponese Kaori Sakamoto, Milano, 8 febbraio(AP Photo/Ashley Landis)
La giapponese Kaori Sakamoto, Milano, 8 febbraio
(AP Photo/Ashley Landis)
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Le gare di pattinaggio di figura sono spettacolari per le evoluzioni in pista, ma anche per il contorno: i costumi, le musiche, e soprattutto quello che succede appena atlete e atleti finiscono di pattinare. Dopo la prova si posizionano in un angolo a bordo pista, inquadrati dalle telecamere, e attendono il verdetto dei giudici sulla loro performance, in genere seduti su un divanetto assieme ai loro allenatori e allenatrici. È una cosa che esiste da oltre quarant’anni e che da tempo è stata istituzionalizzata: si chiama Kiss and Cry, cioè “Bacio e pianto”.

Il nome, che rimanda alle reazioni spesso molto enfatiche dei protagonisti, fu ideato nel 1983 dalla giudice finlandese Jane Erkko prima dei Mondiali di Helsinki. Le venne in mente mentre stava tracciando una mappa dell’impianto da condividere con le televisioni, e da quel momento diventò il nome ufficiale. Solo ieri sera al Kiss and Cry abbiamo visto lo stupore e la gioia del kazako Mikhail Shaidorov, medaglia d’oro nell’individuale maschile, ma anche la tristezza dello statunitense Ilia Malinin, che non ha retto la pressione di essere il grande favorito, e la sofferenza dell’italiano Daniel Grassl, che ha gareggiato con grande sforzo all’indomani di un’intossicazione alimentare.