Gli Stati Uniti hanno dato il permesso di tornare a operare in Venezuela a cinque multinazionali energetiche, tra cui l’Eni

Una piattaforma petrolifera a Cabimas, in Venezuela, il 7 gennaio del 2026 (AP Photo/Edgar Frias)
Una piattaforma petrolifera a Cabimas, in Venezuela, il 7 gennaio del 2026 (AP Photo/Edgar Frias)

Venerdì gli Stati Uniti hanno allentato le sanzioni sul settore energetico venezuelano, rilasciando nuove licenze che consentono ad alcune società energetiche di tornare a operare in Venezuela. Sono cinque in tutto il mondo: Chevron, British Petroleum, Shell, Repsol e l’italiana Eni. Lo scorso mese gli Stati Uniti avevano catturato e deposto il presidente Nicolás Maduro, e da allora hanno praticamente commissariato il settore petrolifero venezuelano, di cui gestiscono le vendite all’estero per conto del nuovo regime di Delcy Rodríguez.

Con questa nuova decisione hanno fatto un passo ulteriore, e cioè consentono il rientro delle compagnie petrolifere straniere in Venezuela, da cui mancano da diverso tempo per via delle sanzioni e dell’instabilità politica. Il petrolio era di fatto al centro dell’interesse degli Stati Uniti per il Venezuela e Maduro: sono settimane che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump va dicendo che in Venezuela si faranno grandi affari col petrolio, ma le grandi compagnie del settore non sono davvero convinte (molto ha a che fare con la particolarità del petrolio venezuelano).

Il governo statunitense ha anche rilasciato un secondo tipo di licenze, che consentono ad altre aziende del settore di concludere accordi con la società energetica statale, Petróleos de Venezuela (PDVSA), in modo da attrarre nuovi investimenti nel paese.

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