I rapporti tra Epstein e Israele
Quelli verificati sono stati numerosi e fitti: e poi ci sono i sospetti su una collaborazione con l'intelligence

Nei rapporti tra il consulente finanziario statunitense Jeffrey Epstein e Israele si possono distinguere due tendenze. La prima è ciò che emerge dai documenti processuali denominati “Epstein files”, che mostrano come Epstein ebbe rapporti stretti e ambigui con molte persone israeliane importanti.
La seconda riguarda le numerose teorie e speculazioni che si sono costruite nel tempo attorno a questo rapporto. La più nota di tutte è che Epstein sia stato un agente o una persona che aveva rapporti con il Mossad, il potente e famoso servizio segreto esterno di Israele. Secondo questa teoria le frenetiche attività sociali di Epstein – che si circondava di persone potenti e famose e faceva loro ogni tipo di favore – si giustificherebbero proprio con una sua presunta attività di collaborazione con l’intelligence. Non ci sono prove che Epstein fosse una spia, anche se in questi giorni molti hanno avanzato dei dubbi.
Gli Epstein files sono i documenti raccolti durante il processo a Jeffrey Epstein, un ricco consulente finanziario di New York condannato nel 2008 per aver sfruttato sessualmente ragazze minorenni e poi arrestato nuovamente nel 2019, con le stesse accuse. Si suicidò in carcere un mese dopo l’arresto. I suoi collegamenti con molte persone ricche e potenti hanno generato negli anni moltissimi sospetti e teorie del complotto, al punto che lo scorso novembre, dopo una lunga campagna di pressione, il Congresso ha approvato una legge che obbligava il governo a pubblicare tutti i documenti.
Il collegamento più chiaro tra Epstein e Israele passa per Ehud Barak, un politico israeliano che fu primo ministro tra il 1999 e il 2001, oltre che ministro in vari governi (da ultimo fu ministro della Difesa tra il 2007 e il 2013). Negli Epstein files ci sono decine di email tra Epstein, Barak, sua moglie Nili Priel Barak e vari collaboratori. Per anni Epstein mise a disposizione dei Barak un proprio appartamento in centro a New York, che apparentemente la coppia usava come se fosse stato di loro proprietà: alcuni collaboratori di Epstein, nelle mail, parlavano dell’«appartamento di Ehud».
I Barak trascorrevano mesi interi nell’appartamento, spesso facendo richieste come se fossero stati inquilini di un complesso di lusso: chiedevano che i collaboratori di Epstein facessero trovare loro la spesa pronta fatta soltanto in certi negozi, di installare una connessione internet più veloce o di farsi portare un pianoforte. L’ultimo soggiorno nell’appartamento avvenne nel 2019, poche settimane prima del secondo arresto di Epstein. Negli anni successivi Ehud Barak disse che avrebbe preferito «non aver mai incontrato» Epstein, e cercò di minimizzare i loro rapporti.
L’«appartamento di Ehud» faceva parte di un complesso di appartamenti tutti nello stesso stabile, che Epstein gestiva per mantenere le relazioni: alcuni appartamenti erano destinati a «ospiti» (l’unico di cui si conosce l’identità è Barak); altri erano riservati alle «ragazze», cioè probabilmente le giovani donne che Epstein impiegava alle feste anche per fare favori sessuali ai suoi ospiti. I loro nomi non sono stati diffusi.
Epstein cercò di approfittare della sua relazione con Barak: tra le altre cose cercò il suo aiuto per organizzare un incontro con il presidente russo Vladimir Putin, che non avvenne mai.
I rapporti tra Epstein e Barak (che erano noti da anni, ma la cui profondità è stata resa più chiara dall’ultima pubblicazione degli Epstein files) hanno alimentato polemiche nella politica israeliana. Barak è un politico di centrosinistra (ha a lungo fatto parte del Partito Laburista, anche se ormai si è ritirato dalla politica attiva) ed è una personalità nota dell’opposizione al primo ministro di destra Benjamin Netanyahu. Netanyahu ha scritto sui social media che i rapporti con Epstein mostrano come Barak avrebbe cercato di «danneggiare la democrazia di Israele».
Nel suo post Netanyahu fa anche riferimento, per smentirla, alla teoria secondo cui Epstein sarebbe stato un agente segreto israeliano.
Epstein era nato da genitori ebrei e cresciuto a Sea Gate, una comunità a maggioranza ebraica a Brooklyn. I suoi legami molto stretti con parte dell’élite politica e finanziaria mondiale fecero nascere sospetti sulle sue attività già mentre era in vita, tanto che in una mail del 2018 a Ehud Barak scrisse, scherzando: «metti in chiaro che non lavoro per il mossad :)».
Alcuni sospetti sui collegamenti tra Epstein e i servizi israeliani provenivano dalla sua ex compagna e complice, Ghislaine Maxwell, che attualmente sta scontando una condanna a 20 anni di prigione. Il padre di Maxwell, Robert, era un ricchissimo editore britannico che possedeva giornali, televisioni e radio, e che fu a lungo sospettato di avere rapporti con l’intelligence israeliana. Robert Maxwell era ebreo, sostenne fortemente la nascita dello stato di Israele e vi investì grandi somme di denaro.
Maxwell morì nel 1991 al largo delle Canarie, annegato poco lontano dal suo yacht. Dopo la sua morte si scoprì che aveva centinaia di milioni di sterline di debiti e che si era impossessato illecitamente dei fondi pensione dei suoi dipendenti. Il suo impero mediatico crollò pochi anni dopo. Tutto questo contribuì ad alimentare teorie secondo cui Maxwell avrebbe cercato di ricattare il Mossad minacciandolo che avrebbe rivelato segreti se l’intelligence non l’avesse aiutato con i suoi debiti, e che per questo il Mossad lo abbia fatto uccidere. Epstein sembra credere a questa teoria, quando dice in una mail del 2018 che Robert Maxwell «was passed away», che si potrebbe tradurre con «è stato morto»: un modo per dire che secondo lui fu ucciso.
Non ci sono prove che Robert Maxwell sia stato ucciso, né che fu una spia israeliana o un collaboratore dell’intelligence. Altre teorie, peraltro, sostenevano che Maxwell sarebbe stato una spia sovietica.
I rapporti tra la figlia Ghislaine ed Epstein, però, hanno contribuito ad alimentare teorie sulla vicinanza di Epstein al mondo dell’intelligence. Secondo queste teorie Epstein avrebbe mantenuto relazioni con politici e imprenditori famosi, organizzando feste a cui faceva partecipare anche ragazze minorenni, con lo scopo di ricattarli e di estrarre concessioni a favore del Mossad (o della CIA, secondo altre versioni).
Non ci sono prove di tutto questo negli Epstein files, anche se si è molto parlato di un documento dell’FBI (l’agenzia investigativa statunitense) del 2020, in cui è citata una fonte anonima che si dice «convinta che Epstein fosse un agente cooptato dal Mossad». Il quotidiano britannico Times, in un articolo uscito questa settimana, ha intervistato alcuni esperti di intelligence che speculano su questa possibilità. Lynette Nusbacher, un’ex agente dell’intelligence britannica, ha per esempio sostenuto l’ipotesi che Epstein non fosse un funzionario stipendiato del Mossad, ma un informatore dell’agenzia.
Oltre a Netanyahu anche l’ex primo ministro israeliano Naftali Bennett (di destra, ha governato tra il 2021 e il 2022) ha smentito che Epstein collaborasse con il Mossad: «In quanto ex primo ministro di Israele, a cui il Mossad riportava direttamente, posso dire con la massima certezza: le accuse secondo cui Jeffrey Epstein avrebbe lavorato in qualche modo per Israele o per il Mossad gestendo un sistema di ricatti sono totalmente false».

Ehud Barak nel 2019 (Photo by Amir Levy/Getty Images)
Altri collegamenti tra Epstein e Israele riguardano investimenti e donazioni. Epstein ha investito milioni di dollari in aziende e startup israeliane, ma soprattutto ha fatto ricche donazioni a organizzazioni israeliane, alcune delle quali molto vicine al governo, come Friends of Israel Defence Forces (FIDF) e il Jewish National Fund (JNF), una storica organizzazione sionista oggi ritenuta vicina al movimento delle colonie illegali in Cisgiordania. Le donazioni valgono alcune decine di migliaia di dollari e sono soltanto alcune delle numerosissime donazioni che Epstein faceva a gruppi, organizzazioni ed enti vari, con lo scopo di ingraziarseli.



