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  • Venerdì 13 febbraio 2026

Il Partito Nazionalista del Bangladesh ha vinto le elezioni

Le prime dopo la destituzione della prima ministra Sheikh Hasina, di cui era lo storico avversario

Tarique Rahman durante un comizio, Sylhet, Bangladesh, 22 gennaio 2026 (AP Photo)
Tarique Rahman durante un comizio, Sylhet, Bangladesh, 22 gennaio 2026 (AP Photo)
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Il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) di Tarique Rahman ha vinto le prime elezioni legislative che si sono svolte dopo la destituzione della prima ministra Sheikh Hasina avvenuta nell’estate del 2024 a causa delle enormi proteste antigovernative guidate da studentesse e studenti universitari. Si votava per rinnovare i 350 seggi del parlamento unicamerale del paese e nonostante lo spoglio sia ancora in corso il BNP, avversario storico della Lega Awami di Hasina, ha ottenuto già almeno 151 seggi, numero necessario per riuscire a formare il prossimo governo.

I risultati sono già stati contestati dal partito islamista Jamaat-e-Islami arrivato per ora secondo con 48 seggi: il partito era stato vietato durante i governi di Hasina e ne fanno parte anche molti degli studenti che hanno contribuito a destituirla. Un loro portavoce ha detto di non essere soddisfatto «del processo che ha portato ai risultati elettorali» denunciando «ripetute incongruenze o manipolazioni» nel loro l’annuncio e sollevando «seri dubbi sull’integrità» dell’intero processo. Il Bangladesh è un paese a maggioranza musulmana, ma Jamaat-e-Islami ha posizioni radicali: punta a introdurre la sharia, l’insieme di princìpi morali e giuridici islamici, il suo leader Shafiqur Rahman nega l’esistenza dello stupro coniugale, il partito non ha candidato alcuna donna e propone di ridurre il loro orario di lavoro da otto a cinque ore, in modo che possano trascorrere più tempo a casa, con una sovvenzione pubblica per le ore di lavoro perse. La Commissione Elettorale del paese ha invece parlato di elezioni «neutrali e credibili».

Con il BNP si sono già congratulati il presidente pakistano Asif Ali Zaradari e il primo ministro indiano Narendra Modi. Sui profili social della loro ambasciata a Dacca, la capitale del Bangladesh, anche gli Stati Uniti hanno pubblicato un messaggio parlando di una «vittoria storica» ​​e auspicando una futura collaborazione con il nuovo governo «per raggiungere obiettivi di prosperità e sicurezza».

Tarique Rahman, che molto probabilmente sarà il nuovo primo ministro, è il figlio dell’ex prima ministra bangladese Khaleda Zia, che fu a lungo la principale rivale politica di Hasina. Ha meno seguito e meno carisma della madre, ma è stato avvantaggiato dal fatto che negli ultimi anni Zia era diventata per molti un simbolo di democrazia e resistenza al governo sempre più autoritario di Hasina. Tra le altre cose nel 2024 Hasina fece reprimere con violenza le proteste, e almeno 1.400 persone furono uccise.

Oltre alle elezioni parlamentari, giovedì si è votato anche per un referendum sulle riforme costituzionali proposte dal governo del primo ministro ad interim Muhammad Yunus. Le riforme sono confluite in un documento noto come “Carta di luglio”, e in teoria dovranno essere attuate dal prossimo governo. La Carta contiene, tra le altre cose, riforme della legge elettorale, della magistratura e delle forze dell’ordine ed era stata approvata lo scorso maggio dai principali partiti, fra cui il Jamaat-e-Islami e il BNP, che però da allora ha messo in discussione alcune sue parti. I sondaggi pubblicati dalle televisioni locali indicavano che il “sì” avrebbe vinto con un ampio margine.

Le elezioni erano molto attese anche perché, per la prima volta da 15 anni, Hasina non si era potuta candidare, dato che il suo partito è stato vietato, lei è stata condannata a morte e oggi vive in esilio nascosta in India.