Uno dei posti più bui al mondo resterà buio
È stato cancellato il progetto di un grande impianto industriale nel deserto di Atacama, in Cile, che avrebbe turbato le osservazioni astronomiche

La società che voleva costruire una grande area industriale nel deserto di Atacama, nel nord del Cile, mettendo a rischio le attività di alcuni dei telescopi più potenti al mondo, ha rinunciato alla propria iniziativa. Il piano da 10 miliardi di dollari prevedeva la costruzione di due impianti per la produzione di idrogeno e ammoniaca, ma avrebbe portato inquinamento luminoso in uno dei luoghi più bui della Terra scelto proprio per questo motivo per fare osservazioni astronomiche. La rinuncia era stata annunciata la scorsa settimana ed è stata da poco confermata dal Servizio di valutazione ambientale cileno.
La costruzione dei due impianti, comprensivi di strade e sistemi di collegamento portuali verso la costa, era stata proposta da AES Andes, una società energetica controllata dal gruppo statunitense AES. L’intera area industriale, comprensiva di centrali eoliche e solari, avrebbe occupato circa 30 chilometri quadrati, con alcune strutture che sarebbero arrivate a pochi chilometri di distanza dal Very Large Telescope (VLT), uno dei principali osservatori della collaborazione internazionale dell’European Southern Observatory (ESO).
In questi anni l’ESO ha costruito una parte importante dei propri osservatori sul Cerro Paranal, una montagna alta circa 2.600 metri a una decina di chilometri dalla costa cilena sull’oceano Pacifico. In quell’area non solo non c’è praticamente nessun’altra installazione umana e quindi pochissimo inquinamento luminoso, ma sono ideali anche le condizioni climatiche. È infatti una delle aree più secche al mondo e con un clima relativamente stabile tutto l’anno: il cielo terso rende possibili le osservazioni astronomiche con minime interferenze dovute all’atmosfera terrestre.

(ESO)
Dopo l’annuncio di AES Andes, i responsabili dell’ESO avevano avviato una campagna di sensibilizzazione sull’importanza dei cieli bui. I cantieri per costruire gli impianti avrebbero prodotto nel breve-medio periodo enormi quantità di inquinamento e polveri, impedendo ai telescopi di funzionare normalmente, mentre nel lungo periodo l’impianto avrebbe portato a un forte inquinamento luminoso. La costruzione avrebbe inoltre messo a rischio altre attività dell’ESO, comprese quelle legate all’Extremely Large Telescope (ELT), un altro importante osservatorio in costruzione sul Cerro Armazones.
In un primo momento AES Andes aveva risposto alle critiche sostenendo di avere condotto un approfondito studio di fattibilità ambientale. Aveva prodotto documenti segnalando l’intenzione di usare sistemi di illuminazione a basso impatto, pur non escludendo che ci potesse essere un aumento dell’inquinamento luminoso rispetto alle condizioni iniziali. I responsabili dell’ESO avevano chiesto l’intervento del governo del Cile, ricordando gli impegni che si era assunto proprio per tutelare la zona del deserto di Atacama dove si fanno le osservazioni.
Lo scorso dicembre un gruppo di scienziati, guidati dal premio Nobel per la Fisica Reinhard Genzel, aveva scritto una lettera aperta al governo cileno chiedendo di fermare il progetto. Diverse istituzioni scientifiche in giro per il mondo avevano chiesto di fare altrettanto portando infine AES Andes a cambiare i propri piani e a rinunciare all’iniziativa.



