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  • Giovedì 12 febbraio 2026

All’audizione sul caso Epstein Pam Bondi ha fatto uno show

La procuratrice generale degli Stati Uniti ha usato toni aggressivi e ha eluso quasi tutte le domande, parlando di cose che non c'entravano niente

Pam Bondi mentre presta giuramento prima di iniziare l'audizione di fronte alla commissione Giustizia della Camera dei deputati del Congresso degli Stati Uniti, 11 febbraio 2026 (AP Photo/Tom Brenner)
Pam Bondi mentre presta giuramento prima di iniziare l'audizione di fronte alla commissione Giustizia della Camera dei deputati del Congresso degli Stati Uniti, 11 febbraio 2026 (AP Photo/Tom Brenner)
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L’audizione di Pam Bondi alla commissione Giustizia della Camera degli Stati Uniti sugli “Epstein files” si è trasformata in un dibattito molto acceso e in un’occasione per l’amministrazione Trump di fare propaganda. Bondi è la procuratrice generale degli Stati Uniti, cioè la persona che ricopre la carica più alta nel dipartimento di Giustizia. Era stata chiamata a testimoniare sul modo caotico e avventato con cui il suo dipartimento ha gestito la pubblicazione dei nuovi documenti sul processo a Jeffrey Epstein, il finanziere condannato nel 2008 per aver sfruttato sessualmente decine di ragazze minorenni e morto in carcere nel 2019.

L’audizione è durata quattro ore. Bondi ha tenuto un atteggiamento aggressivo e ha usato toni provocatori, a volte beffardi, rivolgendo ai deputati Democratici anche insulti personali. Ha sviato quasi ogni domanda che le è stata rivolta, anche le più puntuali, parlando di altri argomenti o cercando di scaricare le responsabilità sulle precedenti amministrazioni anche quando riguardavano scelte di quella attuale. Ha presentato la pubblicazione degli “Epstein files” come una grande operazione di trasparenza avviata dall’amministrazione di Donald Trump, anche se in realtà è avvenuta su richiesta del Congresso, e ha provato a parlare di quelli che descrive come successi su temi che non c’entravano nulla, come l’economia o la sicurezza.

– Leggi anche: Il sovraccarico informativo degli “Epstein files”

Una delle critiche più grosse fatte all’amministrazione riguarda il fatto che in molti casi il dipartimento di Giustizia ha pubblicato i documenti senza oscurare i nomi, i dati personali e le fotografie delle ragazze coinvolte nei traffici di Epstein. Al contrario, sono stati oscurati quelli di personaggi politici, imprenditori e faccendieri della finanza molto ricchi e importanti che parlavano con Epstein.

La deputata Democratica Pramila Jayapal ha chiesto a Bondi di scusarsi con le vittime presenti in aula per non aver protetto la loro identità. Bondi ha risposto chiedendole perché non avesse posto la stessa domanda a Merrick Garland, il procuratore generale durante l’amministrazione di Joe Biden, tra il 2021 e il 2025, che quindi non era in carica quando è avvenuta la pubblicazione dei documenti. Ha poi definito le domande di Jayapal delle «sceneggiate» e l’ha accusata di volerla «trascinare nel fango».

Quando la deputata Jayapal ha chiesto alle vittime di Epstein presenti in aula di alzare la mano qualora non fossero mai state contattate dal dipartimento di Giustizia in merito alla pubblicazione dei documenti, tutte l’hanno fatto.

Le donne coinvolte nei traffici di Jeffrey Epstein alle spalle di Pam Bondi, 11 febbraio 2026 (AP Photo/Tom Brenner)

Le critiche sono arrivate anche da alcuni deputati Repubblicani, come Thomas Massie, che ha mostrato tre documenti che secondo lui esemplificavano il «fallimento» del dipartimento di Giustizia nella gestione delle pubblicazioni, nella tutela delle vittime e della trasparenza. Tra questi per esempio c’era una mail in cui venivano mostrati in chiaro nomi e indirizzi delle vittime e un documento dell’FBI in cui invece era stato oscurato il volto di Leslie Wexner, miliardario ed ex capo di Victoria’s Secret vicino a Epstein. Anche in quel caso Bondi non ha risposto nel merito ma ha accusato Massie di avere una «sindrome da ossessione per Donald Trump».

Quando il deputato Democratico del Maryland e avvocato Jamie Raskin è intervenuto nel tentativo di far rispondere Bondi nel merito, e accusandola di fare ostruzionismo, Bondi ha detto: «Tu non mi dici cosa devo fare, avvocato bollito e perdente. Non sei nemmeno un avvocato».

Quando il deputato Democratico Jerry Nadler è tornato sul punto della superficialità con cui sono stati revisionati i documenti, Bondi ha di nuovo cambiato argomento, ma lo ha fatto in un modo tanto maldestro da generare qualche risata in aula. Ha chiesto se i Democratici si fossero scusati con Trump per il processo di impeachment per l’assalto al Congresso del 2021 (da cui Trump era stato infine assolto), ha di nuovo chiesto perché non avessero fatto le stesse domande a Garland, e poi ha detto: «Nessuno ha detto una parola a Garland su Jeffrey Epstein, e sapete perché? Perché Donald Trump…» poi ha fatto una pausa, ha guardato i suoi appunti e ha detto: «il Dow [Jones] ora vale più di 50mila dollari…». Quando si è accorta della reazione ha esclamato «Non so perché ridiate».

Un altro scontro molto acceso è stato con la deputata Becca Balint. In risposta alle sue domande sui rapporti tra alcuni membri dell’amministrazione Trump ed Epstein, Bondi l’ha accusata di antisemitismo per aver votato contro una risoluzione di condanna dello slogan «Dal fiume al mare», usato dai movimenti pro Palestina. «Vuoi davvero arrivare a questo punto?» ha detto Balint. «Vuoi seriamente parlare di antisemitismo con una persona che ha perso il nonno nell’Olocausto?» e ha poi lasciato l’aula.

– Leggi anche: Il caso Epstein files, spiegato bene

Bondi ha 60 anni ed è stata scelta da Trump dopo aver vinto le elezioni del 2024. Da mesi è molto criticata, da un lato per il modo in cui sta gestendo gli “Epstein files”, e dall’altro per il modo in cui Trump cerca con sempre più insistenza di usare il dipartimento di Giustizia per perseguire i suoi oppositori. A metà gennaio il Wall Street Journal aveva scritto, basandosi sulle testimonianze di vari funzionari rimasti anonimi, che anche Trump si stava lamentando parecchio dell’operato di Bondi ritenendolo debole e inefficace. In seguito all’audizione Trump ha scritto sul suo social Truth di aver trovato Bondi «fantastica» per il modo in cui ha gestito le domande dei deputati.