Il governo ha approvato un disegno di legge che limita l’accoglienza dei migranti
Contiene vari provvedimenti restrittivi, tra cui un cosiddetto "blocco navale" piuttosto vago

Durante il consiglio dei ministri che si è tenuto mercoledì il governo ha approvato un disegno di legge sull’immigrazione. Il testo non è ancora disponibile, ma le anticipazioni diffuse in queste ore dai giornali sulla base delle bozze circolate negli ultimi giorni confermano che il ddl contiene vari provvedimenti restrittivi sull’accoglienza. Nelle prossime settimane per essere approvato definitivamente il testo dovrà passare dal parlamento.
Una delle principali misure introdotte ha a che fare con una specie di “blocco navale”. È un termine piuttosto improprio usato dal governo per trasmettere ostilità nei confronti delle navi che trasportano migranti, ma che non si concretizza in un blocco navale come viene definito dal diritto internazionale (una misura irrealizzabile e disumana, dato che prevederebbe di sparare contro queste navi).
Il “blocco navale” nel ddl prevede la possibilità di interdire per trenta giorni, prorogabili fino a un massimo di sei mesi, la navigazione nelle acque territoriali italiane nei casi «di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini», e infine in casi di emergenze sanitarie globali e eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza. Si tratta di formule piuttosto vaghe – contenute in una sintesi del testo diffusa dal governo – che lascerebbero al governo ampia discrezionalità di decisione.
Se il ddl fosse approvato il governo, in sostanza, potrebbe decidere su basi piuttosto risibili di avere individuato un potenziale rischio alla sicurezza nazionale, e per questo impedire per mesi l’accesso alle acque territoriali italiane – quindi ai porti italiani – alle navi delle ong che soccorrono i migranti.
Sarebbe una misura piuttosto eccezionale; il diritto internazionale prevede diverse norme che consentono il passaggio inoffensivo alle navi straniere nelle proprie acque territoriali. Su tutte l’articolo 17 della Convenzione ONU sul diritto del mare, firmata nel 1982 e in vigore anche in Italia.
Il ddl prevede inoltre che le persone migranti intercettate dalle navi militari italiane potranno essere condotte «in paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi»; e dunque con l’Albania, dove il governo italiano ha fatto costruire dei centri che ormai da quasi un anno ospitano solo poche decine di migranti già espulsi in attesa di rimpatrio.
Il ddl vuole poi facilitare le espulsioni, dando il potere ai giudici di allontanare una persona anche nei casi di condanna per violenza o minaccia a pubblico ufficiale, di delitti contro la persona o il patrimonio, e di proteste dentro ai centri di permanenza per il rimpatrio (CPR).
Il provvedimento contiene poi altre misure restrittive sull’accoglienza: sui ricongiungimenti familiari, innanzitutto, sui minori non accompagnati, e sulla valutazione dei requisiti per il riconoscimento della protezione e il rilascio del permesso di soggiorno.
Il nuovo disegno di legge introduce anche misure per attuare il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, una limitata riforma del Regolamento di Dublino, cioè la norma europea che indica come gestire i richiedenti asilo che entrano in territorio europeo, e che entrerà in vigore a giugno: è una misura che in estrema sintesi amplia i poteri di espulsione dei migranti da parte dei governi.
All’interno del ddl non c’è una norma che era già stata esclusa dal pacchetto “Sicurezza” approvato a inizio febbraio, cioè la cosiddetta “salva Almasri”: prevedeva la possibilità da parte del governo di «consegna allo Stato di appartenenza di chi può compromettere la sicurezza della Repubblica», senza dover fare esaminare questo provvedimento da un giudice. È una misura che avrebbe legittimato a posteriori la contestata consegna del miliziano libico Najim Osama Al Masri alle autorità libiche. Sembra che anche stavolta la misura sia stata rimossa su pressioni della presidenza della Repubblica.



