Gli Stati Uniti hanno abbordato una petroliera nell’oceano Indiano, probabilmente per contrabbando di petrolio venezuelano

Il segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth il 9 febbraio del 2026 (AP Photo/Patrick Whittle)
Il segretario della Difesa statunitense Pete Hegseth il 9 febbraio del 2026 (AP Photo/Patrick Whittle)

Lunedì l’esercito statunitense ha abbordato una petroliera nell’oceano Indiano, che secondo il dipartimento della Difesa era soggetta a sanzioni economiche. La petroliera si chiama Aquila II e prima era stata seguita attraverso il mar dei Caraibi.

Annunciando l’abbordaggio il dipartimento della Difesa non ha specificato di quale tipo di sanzioni economiche si parli: è plausibile però che siano quelle che gli Stati Uniti hanno imposto sulla vendita di petrolio da parte del Venezuela, e che Aquila II fosse una delle petroliere cosiddette “ombra” – cioè che circolano con bandiera falsa, non legata al Venezuela (in questo caso di Panama) – con cui il Venezuela cerca di aggirare le sanzioni e vendere comunque petrolio.

Dopo la destituzione del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti diverse petroliere (almeno 16) hanno lasciato il Venezuela: Aquila II è una di queste, secondo TankerTrackers.com, un sito indipendente che traccia le vendite di petrolio nel mondo. Sempre secondo quello che si sa, l’Aquila II è di proprietà di una società che ha sede a Hong Kong e i dati di tracciamento mostrano che per gran parte dell’ultimo anno ha avuto il transponder spento (il dispositivo che permette di tracciare la posizione della nave): è una pratica nota come “running dark”, comunemente utilizzata da chi fa contrabbando per nascondere la propria posizione.